TESTATIKA – Methernitha a retro-funzionamento – di Paul E Potter

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dal sito free electricity; si ringrazia per la traduzione F. V. Pensare che il dispositivo Testatika del gruppo svizzero Methernitha sia basato su un generatore elettrostatico Wimshurst è solo una mera approssimazione della realtà.
Della grande moltitudine di strumenti ad influenza elettrostatica sviluppati intorno al 1900, esso si basa più da vicino sul sistema di separazione e raccolta della carica utilizzato dallo strumento Pidgeon (nota 1) nel 1898, per quanto concerne il suo circuito elettrico.
Le sue griglie di acciaio (50 per disco), chiamate anche “gitter-grilles” sono evidentemente uniche nel Methernitha (vedi fig. 1), ma per quanto riguarda il loro principio di funzionamento, esse rappresentano un’evoluzione delle precedenti ricerche e dei precedenti brevetti sui settori ondulati, che si rivelarono conduttori di carica più efficaci rispetto a quelli piani (nota 2); da un esempio simile, in tempi più recenti, si avranno aste di alluminio allungate come raggi di ruote da un nucleo isolante in PERSPEX. Un’altra caratteristica funzione di queste griglie perforate attaccate ai dischi è il modo in cui inducono la carica dal disco in rotazione agli speciali elettrodi, chiamati anche “tasten antennae keys” (sono anch’essi perforati così da raccogliere più rapidamente la carica). In un dispositivo Winshurst vi si trovavano spatole conduttrici o barre di “sharp point” che toccavano realmente i dischi o che erano situate molto vicino ad essi. Nel Methernitha la carica deve essere fatta passare attraverso un varco nell’aria, parallelo ai cuscinetti; per questo motivo le “gitter-grilles” di metallo sono progettate in modo da creare micro vortici di corrente d’aria carica che circolano dentro e fuori dalle cariche superficiali della superficie metallica perforata e vengono più facilmente fatte rimbalzare fuori dagli elettrodi. Questo processo è classificato come “generazione elettrostatica a capacità variabile”.
Bisogna fare un appunto preciso a proposito di come il dispositivo Methernitha utilizzi la sua configurazione di base Pidgeon. Con riferimento alle sue aste neutralizzanti (che equalizzano e rendono stabili le cariche opposte) – vedi fig. 2 e a come le cariche vengano raccolte da un’area e accumulate nelle altre, così che le polarità della carica possano essere distribuite correttamente verso specifiche aree su entrambi i dischi. Sebbene siano circolate alcune voci e informazioni errate, sul fatto che il dispositivo utilizzi materiali radioattivi per raggiungere il suo output a caratteristica pulsante, credo fermamente che il circuito elettromagnetico ausiliario, che si avvolge attorno ai dischi rotanti, rappresenti un approccio elettronico valido e semplice. Dopotutto chi utilizzerebbe emissioni radioattive accanto a condensatori a bottiglia di Leida! In ogni modo, più si guarda ad alcuni elementi relativi alla sua costruzione, più ci si accorge che essi vertono su tre delle maggiori aree dello sviluppo elettronico risalenti al 1900, agli anni 20 e agli anni ’50 / ’60.
L’autentico dispositivo Methernitha venne progettato e sviluppato da puristi convinti di avere scoperto un fenomeno elettronico precedentemente sconosciuto, ma che nello stesso tempo desideravano anche conservare l’integrità dei primi pionieristici giorni della strumentazione Pidgeon, Wimshurst e Holtz; non utilizzarono componenti così moderni come i transistor e i chip IC (tanto peggio) ma si servirono, per i loro circuiti, di un insolito tipo di ingegneria elettronica.
Ovviamente, le parti elettroniche sono due: Il generatore elettrostatico e il suo particolare modo di dirigere una determinata carica in un certo luogo e il circuito elettromagnetico ausiliario basato sull’induzione, la capacitanza e la rettificazione, che permette di rendere mobile l’elettricità “statica”. Per capire come essi riescano a convertire l’energia statica in una forza elettromotiva si dovrebbe tornare con la mente ai primi anni della radio. Dalle pagine della radio a scintilla si apprende presto quanto i circuiti di oscillazione e i loro rettificatori a valvola siano importanti e, inoltre, quanto si sia rivelato difficile progettarli.
Sebbene i trasmettitori radio ed i ricevitori del 1900 utilizzassero circuiti a risonanza, le loro oscillazioni erano controllate da scintille tra due contatti e, naturalmente, erano relativamente inefficienti.
Negli anni ’20, nel momento in cui qualcuno mise insieme una valvola rettificatrice, un condensatore e una resistenza, le prime oscillazioni di corrente elettrica divennero un fenomeno controllato e osservabile (nota 6).
I primi anni ’20 segnarono anche la migliore epoca di sperimentazione e invenzione di nuovi mezzi che convertivano l’energia statica in energia elettromagnetica utilizzabile; In un brevetto del 1921, un fisico tedesco, Hermann Plauson, descrisse in modo dettagliato i metodi utilizzati da lui stesso per convertire l’energia statica non solo partendo da dispositivi ad influenza rotativa, ma anche partendo da palloni in grado di raccogliere l’elettricità atmosferica nel cielo; tramite l’utilizzo di rettificatori a termoionica, condensatori a bottiglie di Leida e bobine induttrici, Plauson propose una rete free-energy in grado di fornire energia alla Germania intera (nota 7)!
La valvola del rettificatore a termoionica determinò una nuova era per la radio e per la fisica ad alto voltaggio e inoltre, essendo stata oggetto di un così vasto numero di esperimenti e modifiche per aumentarne l’efficienza, essa spianò la strada a tutti i tipi di nuove sperimentazioni nel campo dell’elettronica.
In ogni modo, con una simile varietà di analogie tecniche con ciò che si può osservare nelle fotografie disponibili del Testatika, possiamo desumere senza dubbi che il tubo orizzontale di vetro, situato all’estremità superiore dei dispositivi Methernitha, sia esattamente uguale ad una valvola rettificatrice a termoionica a vuoto casereccia, con il suo reticolo di anodi interno, contornato da una rete di rame a bobina alimentata da un filo catodico incandescente (riscaldante) che corre orizzontalmente attraverso il suo centro e chiuso ermeticamente da due estremità nere, che sono troppo grosse e bulbose per essere meri coperchi e quindi devono essere sicuramente coperchi a vuoto di gomma nera che servono a coprire il tubo di vetro ed i fili di input e output (nota 8).

Con un simile rettificatore, alcune bobine da induzione ed alcuni condensatori a bottiglia di Leida, si ottiene un circuito che oscilla; questo è ciò che dovrebbe accadere con un dispositivo Methernitha; il circuito elettromagnetico deve oscillare affinché l’apparecchiatura funzioni, dopodiché le oscillazioni devono essere rettificate (o persino modulate) così che i risultanti impulsi a singolo polo possano essere incanalati attraverso i grandi cilindri, che sono sostanzialmente trasformatori ad alta efficienza, e fatti defluire sotto forma di impulsi di corrente DC più alta a voltaggio ridotto (vedi la figura in alto del circuito completo). Non credo che i componenti specifici, utilizzati per fare oscillare il circuito oscillante primario, siano visibili nelle fotografie disponibili, ma ci sono molti spunti da trarre per quanto riguarda la loro approssimativa allocazione nel dispositivo.
Per prima cosa, secondo la progettazione elettronica, nelle immediate vicinanze del rettificatore dovrebbero esserci un condensatore ed una bobina. Ebbene, nell’immagine “3KWREAR” si possono notare i due lunghi tubi verticali che, secondo il parere di coloro che l’hanno vista di prima mano, comprendono una striscia di alluminio avvolta a spirale (che indica che sono valvole – nota 9), all’interno di un tubo di vetro, situato all’interno dello stesso tipo di rivestimento esterno dei grandi cilindri (ciò indica che sono schermaggi elettrostatici), all’interno ancora di un altro tubo di vetro, chiuse all’estremità da un’asta di connessione in ottone che forma una piega ad angolo retto e passa nel lato della torre, solo a due terzi della sua altezza. Questi due assemblaggi devono formare una connessione con il rettificatore, dato che quest’ultimo è situato all’estremità della torre; quindi perché questi tubi, sensibili elettrostaticamente, non si estendono per tutta la sua altezza? Nuovamente, nelle fotografie della parte posteriore e frontale dei Methernitha, si può osservare un cavo che esce da un fianco della torre, circa 4 pollici al di sopra dei terminali verticali in ottone; lo stesso cavo passa poi attraverso un corto tubo nero e infine sulla valvola rettificatrice.
Questo schema, ovviamente, sarebbe valido per ambedue i lati della torre, rendendo possibile una connessione ad entrambe le estremità del rettificatore.
Per quale motivo però abbiamo un gap nella connessione di circa 4 pollici alla sommità della torre?
All’estremità della torre, in questo spazio intermedio, vi è situato qualcosa di necessario al funzionamento del circuito; credo che debba essere la posizione della configurazione condensatore/bobina, per fare oscillare il circuito.
Ecco (fig. 4) come vedrei l’interno dell’estremità delle torri. Ho visto alcune delle invenzioni brevettate per fare ruotare dischi: tramite l’utilizzo di magneti (il dispositivo a rotazione permanente suscitata da magneti, di H. Rosenberg, brevetto US 3,411,027) e tramite l’utilizzo di dischi metallizzati incisi (brevetto US 3,239,705, per esempio); semplicemente però, non c’è sufficiente spazio per essere messo nel settaggio del disco del Methernitha – inoltre non si vuole interferire con i campi ES che si muovono velocemente intorno ai dischi in rotazione. Dai commenti di coloro che hanno visto i piccoli congegni in funzione si evince che i dischi venivano fatti ruotare tramite piccoli motori elettrici DC dopo essere stati avviati a mano, alcuni venivano riavvolti con un filo più sottile (presumibilmente per aumentare la loro forza di torsione e caricati direttamente tramite l’elettricità generata dal disco – ho visto però anche come due dischi possano continuare a ruotare semplicemente per mezzo di elettrodi curvi sistemati con cura, che agirebbero sulle cariche presenti sui dischi – come i generatori Destatika della Testatika da 3 kw. Dopo aver letto i primi numerosi resoconti e alcuni tra i più recenti articoli relativi alle apparecchiature a rotazione elettrostatica, non si potrà fare a meno che rimanere perplessi dalla velocità incredibilmente bassa, di appena 60 rpm, del Methernitha (nel 1999 gli ingegneri la riportano come … 15 rpm!). La maggior parte degli altri sperimentatori si vantano di aver raggiunto velocità fino a 3000 rpm.
J.G. Trump, nel suo lavoro sulla generazione di alto voltaggio nello spazio (nota 12), fece girare il suo dispositivo a rotazione a 10.000 rpm (per produrre 433 watt a non meno di 24 kw). Una ragione che potrebbe spiegare questa bassa velocità può avere a che fare con la stretta prossimità delle 50 lamelle (gitter-grilles) sui dischi alle loro estremità interne. Sono molto vicine tra loro; penso troppo vicine.
L’aria, normalmente un isolante, si disgrega e conduce a circa 25-35 kv (questo dato è stato piuttosto costante dal primo giorno di sperimentazione sui dispositivi elettrostatici, arrivando fino ai giorni presenti, perché l’aria ha una forza di campo di disgregazione di 3×106 volts/metro) e mette in corto circuito il circuito.
Mi sembra che, dato che questo tipo di progettazione di griglie è incline al corto circuito ad alti voltaggi, gli ingegneri del Methernitha hanno limitato la sua velocità rotazionale in modo da assicurare un basso voltaggio operativo ad una velocità che credo di stimare da 12 a 24 kv.
Non è però questo uno spreco di potenziale extra?
Non necessariamente, perché non credo che l’output di potenza primaria provenga solamente da ciò che i due dischi a rotazione contraria forniscono. Credo ci sia un generatore di potenza di gran lunga più importante… il generatore di elettroni a cascata; il Methernitha ne ha due, contenuti all’interno dei due magneti a ferro di cavallo e a patto che i circuiti, rispetto ai magneti, siano fatti per oscillare alla giusta frequenza, ad un voltaggio sufficientemente alto, questi blocchi laminati in perspex metallizzato possono quindi accumulare una quantità molto maggiore di elettricità rispetto a quanta ne venga immessa.
Questo forse è il fenomeno elettronico precedentemente sconosciuto che il gruppo Methernitha sta cercando di proteggere in modo così zelante da imprenditori senza scrupoli.
Direi comunque che questa copiosa fornitura di free-energy è già nota al mondo – non è però facilmente disponibile – e i suoi principi non sono ad ora del tutto compresi, ma solo conosciuti.
Come spiegano le descrizioni (sul sito Testatika), tra le “gambe” del magnete a ferro di cavallo ci sono 4 blocchi di materiale tipo “plexiglass” trasparente alternato con piatti di rame e alluminio (che possono o non possono essere perforati) nella sequenza C-P-A-C-P-A-C-P-A-C-P-A (vedere anche fig. 6)
[C= rame; P= plexiglass; A= alluminio] Secondo l’esperimento di Linden, nel quale Paul Baumann indusse una risonanza di circa 80-140 MHz in una bobina a ferro di cavallo e fece muovere un blocco alluminio-isolante-rame tra le “gambe” dei ferri di cavallo, un voltaggio di 700 volts (presumibilmente di tipo DC) poteva essere fatto uscire dai piatti del blocco (nota 13).
Questo incredibile fenomeno non è mai stato replicato da nessun “ricercatore esterno” ed è considerato la base tramite la quale riuscì ad essere compreso il funzionamento del dispositivo Methernitha [la possibile chiave per spiegare questo esperimento di principio può essere l’assorbimento a capacità variabile e dielettrica]. Ma dunque cos’è, vi chiederete, il generatore a cascata di elettroni? Solo per caso, molto recentemente, mi è capittato di ascoltare una cassetta incisa dal Dr. Flanagan, riguardante acqua cristallizzata; quando fermai la cassetta alla fine del primo lato, il Dr. Flanagan iniziò a parlare di una configurazione elettronica che impiegava un’alta frequenza, un campo alternato ad alto voltaggio attraverso un isolante: questo creava ciò che lui chiamava un effetto a “cascata di elettroni” – Si, pensai, questa è la risposta al dispositivo Methernitha-.
La cascata di elettroni, o effetto a valanga, avviene quando le molecole dell’aria vengono accelerate verso i dispositivi ad una velocità talmente alta da farle collidere con altre molecole e atomi presenti nell’aria, liberando nuovi elettroni, che a loro volta collidono e liberano una quantità persino maggiore di “elettroni liberi” da altre molecole d’aria (vedi fig. 5). Tutte le molecole vengono accelerate dal campo elettrico e si verifica una valanga di moltiplicazioni di elettroni nell’intero ambiente circostante (nota 14). E’ una reazione a catena e tra l’altro una reazione completamente sicura. Essa si verifica in maniera più violenta nei fulmini ed è un fenomeno naturale. Come in questo caso, l’ambiente diviene realmente parte del circuito (nota 15) perché il processo consiste nello ionizzare negativamente l’aria circostante i dispositivi Methernitha.
Questo spiega perché tutti coloro che si sono trovati nei pressi di questi generatori in funzione sostengono che l’aria intorno ad essi sia fredda e pura (nota 16).
Considerando il fatto che i suoi progettisti hanno scelto di avvolgere del filo isolante (che può o potrebbe non essere “bifilar”) attorno al metallo a forma di ferro di cavallo, è verosimile che questo venga utilizzato per qualche forma di induzione (nota 17). Potrebbe anche essere possibile attirare, partendo direttamente da questa zona del circuito, la corrente elettrica extra prodotta da cumuli di elettroni a cascata, che potrebbe, tramite l’utilizzo di connessioni apposite, essere indirizzata verso il basso, all’interno della base in legno (dove si crede siano posizionati strati alternati di piatti di metallo perforati e piatti isolanti – che vanno a formare una grande bobina di immagazzinamento ad alto voltaggio.
Questa energia potrebbe poi essere scaricata sotto forma di output pulsante ad alto wattaggio, soprattutto se la parte finale di output del circuito elettronico, è configurata come una rete crea impulsi (pulse forming network), con sezioni multiple della combinazione bobina/induttore (nota 18).
Le descrizioni riportate sono un po’ contraddittorie ma sembrano suggerire la presenza di un’asta di ingresso centrale o tubo, connesso dal fondo dei contenitori a una catasta di bobine piatte interconnesse, che sono arrotolate secondariamente all’esterno e primariamente all’interno, sistemato attorno ad un nucleo formato da 6 magneti ad anello vuoti con guarnizione in gomma, posizionati l’uno sopra l’altro e separati con spaziatori di plastica, in modo tale da permettere la formazione di vuoti d’aria tra di essi.
Infine, poi, l’output di ogni cilindro è rappresentato da una connessione della bobina superiore dei “secondaries” delle bobine del pancake ad un anello d’ottone attorno al centro del coperchio superiore in plastica nera (vedi figura 7). Dalle fotografie si può osservare un filo o un tubo di largo diametro (nota 19), che connette quel terminale output all’anello di ottone del coperchio superiore tramite un terminale in vite di ottone. Suggerirei che i magneti dell’anello (ferrite anisotropica, forse) siano bucati in questa maniera in modo da evitare che i campi di flusso magnetico delle bobine piatte (pancake) si congiungano sotto forma di un unico campo scomposto.
Sarebbe infatti molto vantaggioso e più sicuro che ogni diverso flusso magnetico delle bobine piatte venga tagliato dalla propria bobina secondaria attigua, in modo da suddividere il voltaggio di output secondario in quantità di piccoli potenziali, rendendo meno complicate le procedure di rivestimento isolante che accompagnano i trasformatori primari singoli ad alto voltaggio e i secondari singoli.
L’utilizzo di coperture in reti di alluminio ed in rame solido è comune nella costruzione elettronica, il cilindro esterno in rete d’alluminio verrebbe utilizzato al fine di schermare le cariche elettrostatiche deviate e il cilindro in rame solido servirebbe a schermare la grande quantità di campi elettromagnetici deviati, prodotti dal processo di trasformazione dalla fase di alto voltaggio/bassa corrente alla fase di basso voltaggio/alta corrente (nota 20).Ovviamente, non si vuole che si verifichi una contaminazione di campo tra il sensibile generatore elettrostatico ed i trasformatori. All’interno di questi due cilindri schermanti esterni vi sono “condensatori a griglia” che, secondo la relazione dei 30 ingegneri risalente al 1990, possono consistere in 20 strati di lastre perforate (presumibilmente come cilindri concentrici) che ho indicato (in fig. 7, per esempio) come elettricamente connessi tra ogni separato avvolgimento secondario – a foggia di una vecchia scoperta risalente ai primi giorni della telegrafia senza fili e basata sulla “bobina a scarica disgregativa” (progettata da Nikola Tesla) – che un tal condensatore collegato nel centro di una bobina secondaria raccoglie la quantità massima di tensione creata da quella secondaria . La configurazione di un condensatore all’interno di un’altro, a sua volta situato all’interno di un’altro, ecc… ha una similarità impressionante con la configurazione di una rete a formazione di impulsi (nota 18).
Nel cilindro avvolto da filo rosso il trasformatore è avvolto in modo da produrre una polarità negativa mentre il trasformatore del cilindro avvolto in filo blu è avvolto in modo da produrre una polarità positiva.
Una nota speciale andrebbe fatta in merito a questo tipo di accorgimento, che serve a separare avvolgimenti primari e secondari progettato da Van de Graaff nel suo “Apparato ad acceleratore di particelle ad alto voltaggio caricato elettromagneticamente e avente un nucleo magnetico isolante” (nota 21) con riferimento a varchi a riluttanza magnetica. E’ stato detto che il disco chiaro in perspex venne definito come disco “cloud” (= “nuvola”) e il disco posteriore scuro come disco “ground” (= “terra, suolo”); (penso che ciò riguardi i differenti tipi di materiali acrilici o plastici che potrebbero essere caricati a polarità differenti, come nelle serie “triboelettriche”, in cui il caricamento a frizione delle diverse plastiche, e quindi il fatto di portarle vicine le une alle altre, potrebbe causare una cessione o una ricezione dall’una all’altra; penso quindi che “cloud” rappresenti un cedente (carica positiva) e che “ground” debba rappresentare, invece, un recettore (carica negativa).
Qualcuno ha mai provato a combinare un disco in teflon (carica estremamente negativa) con un disco di vetro (carica altamente positiva)? O magari dischi trattati con particelle paramagnetiche? Il tipo di progettazione Testatika basata sul dispositivo Pidgeon/Wimshurst è naturalmente solo un tipo di generatore elettrostatico che lavora intorno a questo sistema. Fin dai primi anni del 1900 tali generatori di energia sono stati soggetti a un cammino che li ha resi sempre più sofisticati nella produzione di energia e dispositivi recentemente sviluppati producono 300.000 volt, che possono poi essere trasformati e utilizzati (nota 23).

Fonte: http://www.progettomeg.it/testatika.htm

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