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CON 821MILA FIRMATARI Andrea D’Ambra RIUSCÌ A FAR ABOLIRE I COSTI DI RICARICA DEI TELEFONINI Andrea chi? C’è chi giura risuonasse questo interrogativo nei dorati headquarter delle varie imprese di tlc, da Telecom a Vodafone passando per Tre e Wind. Correva l’anno 2006. Di lì a pochi mesi lo avrebbero conosciuto (e temuto) quell’Andrea D’Ambra, ventitreenne studente alla Federico II di Napoli. Andrea fece partire una raccolta firme su Aboliamoli.eu e – con la complicità di 821mila firmatari – riuscì a far abolire i costi di ricarica.
Così nel 2007 – dopo un intervento europeo – il balzello per le ricariche fu eliminato grazie a un decreto governativo. Causando un mancato introito di centinaia di milioni di euro per le compagnie telefoniche. Se oggi in Italia i costi di ricarica sono un lontano ricordo lo si deve (anche) alla petizione popolare. «È stata la vittoria della rete. I cittadini se uniti in cause comuni possono vincere anche su colossi come i gestori di telefonia mobile», racconta ancora con entusiasmo Andrea D’Ambra, oggi presidente di Generazione Attiva, un’associazione in difesa dei consumatori.
Cittadinanza attiva in salsa digitale. Negli ultimi tempi gli italiani si sono scoperti innamorati delle firme su internet. Passione intergenerazionale: firmano le petizioni in maniera indistinta giovani e silver users, i navigatori dai capelli d’argento che hanno abbracciato la rete pur non essendo nativi digitali. Ma da noi è diverso rispetto alle mobilitazioni (e alle class action) statunitensi. «Queste raccolte firme servono solo per fare da amplificatore di istanze che arrivano dal basso e auspicabilmente per produrre un risultato politico», afferma l’avvocato Guido Scorza, esperto di diritto in rete. E precisa: «Sfortunatamente nel nostro Paese le firme online non servono da un punto di vista giuridico. La nostra Costituzione prevede modalità per far sentire la voce dei cittadini, si pensi agli strumenti di tipo abrogativo come il referendum o a quelli di tipo propositivo come l’iniziativa popolare. Però queste firme sono ancorate alla carta».
Scarso effetto giuridico, ma grande impatto mediatico. Ecco perché, negli ultimi anni, queste iniziative si sono moltiplicate, provocando preoccupazione anche tra le aziende. Con le raccolte firme online sempre più spesso l’impresa può perdere la faccia. Danni non solo di immagine. A risentirne è anche il profitto, soprattutto quando si va ad agire su comunità particolarmente animate. Ha fatto scuola il caso americano della Morin, che ha postato su YouTube un video suggerendo che portare i bambini nelle apposite imbracature avrebbe costretto le mamme a utilizzare i farmaci antidolorifici. La comunità di mamme online (agguerrita in America) si è ribellata e ha raccolto migliaia di firme. Così Morin è stata costretta a fare marcia indietro. In Italia le raccolte firme hanno sortito più effetti nella Pubblica amministrazione che nelle imprese. A oggi da noi si contano una settantina di campagne attive, promosse da partiti politici, associazioni, gruppi di cittadini. Fenomeno in rete, che spesso esce allo scoperto. È successo alla Valigia blu di Arianna Ciccone. Su Valigiablu.it la giornalista ha raccolto oltre duecentomila firme dopo un servizio proposto dal Tg1 sul processo Mills, quando fu data notizia dell’assoluzione e non della prescrizione. «Valigiablu.it non è nato come raccolta firme, lo è diventato su pressione della rete», precisa Arianna Ciccone, che oggi con la sua valigia gira l’Italia. L’ultimo sit-in l’ha portata in viale Mazzini, con un presidio davanti la sede della Rai.
Specificità dell’Italia in rete, dove trovano spazio raccolte firme che coinvolgono soprattutto comitati cittadini. Così in Liguria si firma per chiedere alla giunta regionale l’approvazione di una legge a tutela del verde urbano. E si firma anche contro l’intubamento delle acque dei fiumi Trebbia, Nure e Aveto. Mentre a Sennori la raccolta firme è contro il randagismo.
D’altronde accendere una raccolta firme è facile e gratuito. Su Petizionionline.it e su Firmiamo.it è possibile inserire la propria mobilitazione. Progetti multilingue e multidominio. Con pochi clic, zero euro e tanta voglia di partecipare. Giampaolo Colletti – Il Sole 24 Ore – 17 Giugno 2010 L’attivismo si gioca online Contro fumo o pneumatici Class action d’America. Oltreoceano hanno fatto scuola le class action avviate online da ex fumatori contro Philip Morris e Reynolds o la mobilitazione contro Ford e Firestone per i pneumatici difettosi. www.teledipendente.tv
www.resetnews.it
Per l’acqua bene pubblico Oltre la rete. La firma referendaria non ha valore giuridico online in Italia. Ma il comitato promotore per l’acqua bene pubblico promuove le raccolte firme grazie alla rete. www.acquabenecomune.org
Niente spese per i cellulari La prima. Una raccolta firme entrata nella storia in Italia. A promuoverla il giovane Andrea D’Ambra. Grazie anche alle 821mila firme raccolte è stato abolito il costo di ricarica dei telefonini. www.aboliamoli.eu Spinta a internet Pro banda larga. Si firma per la banda larg a: Antidigitaldivide e Federazione delle micro web tv propongono due raccolte firme. Per chiedere un impegno concreto agli operatori. www.antidigitaldivide.org www.femitv.tv

Fonte: http://www.andreadambra.eu/2010/07/04/mobilitazione-digitale/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+IlBlogDiAndreaDambra+%28Il+Blog+di+Andrea+D%27Ambra%29

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