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Mi sto rendendo conto che sto sbagliando tutto. Semplicemente, trattandosi di palesi assurdità controllabili da chiunque abbia voglia di farlo, avrei dovuto ignorare le esibizioni di Papa e Toni prendendole per il valore che hanno. Non l’ho fatto e ora mi ritrovo una valanghetta di richieste di ulteriori spiegazioni, spiegazioni, peraltro, già date innumerevoli volte. Ci si renda conto, però, che io non posso andare di porta in porta a spiegare le cose e quelli che a Bologna si chiamavano milordini dovranno accontentarsi di leggere o, se vogliono, di pormi personalmente le domande alle mie conferenze. Resta sempre la possibilità di raccogliere documenti veri (esempio quelli dell’Università di Modena) e non le chiacchiere di qualche comare o di qualche cialtrone. Il giochetto di chi mi accusa è semplice e, nella sua rozzezza, efficace. Si sparacchiano accuse a vanvera (la signorina Toni è maestra di questo, così come lo è nel cambiare idea ad ogni mutamento climatico del suo umore) e si trova sempre l’oligofrenico che pensa: se dicono questo, qualcosa di vero ci sarà. Già la Bibbia illustrava la tecnica (Genesi 39,6-20) ed evidentemente da decine di secoli non è cambiato niente. Così, per mille colpi andati a vuoto, almeno altrettanti colpiranno più o meno fruttuosamente il bersaglio desiderato. L’altro trucco è quello di sfuggire ad ogni confronto. Anche qui l’oligofrenico di turno è pronto ad affermare che, senza confronto, non si può stabilire nulla. Così la cosa andrà avanti all’infinito, ed è proprio lo stallo che serve al giochetto. Rispondo ora alle domande, spero una volta per tutte: D. È vero che foste voi a scegliere la destinazione di Urbino per il microscopio?
R. Nel 2006 la onlus Bortolani ci chiese d’individuare un ente pubblico cui far arrivare sulla carta il microscopio perché, a suo dire, non poteva lasciarlo ufficialmente presso il nostro laboratorio. Individuammo, allora, il Centro di Geobiologia dell’Università di Urbino il cui direttore, prof. Rodolfo Coccioni, si prestò all’operazione. Fu firmata una convenzione tra Bortolani e Centro di Geobiologia nella quale si diceva testualmente al punto 4: “L’attività di ricerca oggetto della collaborazione sarà svolta sotto la completa responsabilità della Dott.ssa Antonietta Gatti la quale determina gestione, tempi, modi, durata, luogo dei singoli progetti e ubicazione dell’apparecchiatura in oggetto.” A questo punto, i dubbi dovrebbero finire, stante l’impossibilità di equivoco. Di fatto, il microscopio restò a Modena senza discussioni di sorta. Quando, senza mai essere avvertiti o anche solo avere sentore dell’intrigo che Bortolani, Grillo e Urbino stavano ordendo da lungo tempo e ben nascosti, ci arrivò la raccomandata con la quale ci si toglieva l’apparecchio, restammo di stucco. Ancora più stupiti fummo quando la signora (avvocatessa) Bortolani, presidentessa della onlus omonima, scrisse che eravamo stati noi a scegliere l’Università di Urbino come destinataria del microscopio, il che non è solo falso ma è pure ridicolo. Se, per assurdo, avessimo deciso di spostare l’apparecchio, lo avremmo fatto spontaneamente e per decisione nostra (vedi la clausola citata sopra), mentre ciò che accadde fu una sottrazione effettuata alle nostre spalle. Comunque, la risposta alla domanda è no. D. È vero che non avete informato la onlus Bortolani delle vostre ricerche?
R. La signora Bortolani abita a 25 minuti di auto dal laboratorio e a portata di telefono. Mai ha risposto alle nostre telefonate, alle nostre mail e alle nostre lettere. Quando le spedimmo il testo di una pubblicazione nostra non diede neppure un cenno di riscontro. Mai ci è venuta a trovare per vedere che cosa stavamo facendo (e facevamo davvero tanto come può testimoniare, tra i molti altri, l’Osservatorio Militare) né mai si è degnata di telefonarci. Grillo? Lasciamo perdere: chi l’ha visto? Peraltro, non spettava certo a noi comunicare i risultati. La convenzione citata sopra è chiara al proposito. Al punto 2: “Entro il 31 dicembre di ogni anno il Centro di Geobiologia si impegna a produrre i risultati sulle ricerche eseguite con la strumentazione in oggetto inerenti le Nanopatologie.” E al punto 5: “Il Centro di Geobiologia si avvarrà, nell’attività di ricerca e di divulgazione, della collaborazione di propri ricercatori e tecnici quali, ad esempio, la Dott.ssa Carla Bucci.” Nulla di tutto ciò è stato fatto, ma non è certo responsabilità nostra se il Centro di Geobiologia è stato inadempiente. Quanto alla convenzione, noi non siamo mai stati informati del fatto che sia stata abrogata, cosa che sarebbe dovuta avvenire, se non altro perché mia moglie entrava negli accordi. Per completezza aggiungo che in un paio d’anni il Centro di Geobiologia si è servito due volte del microscopio per osservare dei foraminiferi (diametro circa 0,2 millimetri) e le analisi le abbiamo ovviamente fatte noi. D. È vero che il microscopio è inutilizzato ad Urbino?
R. Andate a vedere. Il prof. Papa venne a prenderselo il 22 gennaio 2010. Da allora nessuno ha usato il microscopio e io ho informazioni in tempo reale sul suo stato. Perciò, è inutile mentire in proposito o anche solo pronunciare frasi grottescamente sibilline come fa il professor Papa (“è stato istallato”). I motivi dell’inattività sono vari, da quelli economici a quelli tecnici, ma i fatti sono che l’apparecchio resta spento da sei mesi e un giorno. D. È vero che l’ARPAM di Pesaro userà il microscopio presso la sua sede?
R. Non so dire se lo farà. Si sappia che l’ARPA non è un ente scientifico ma solo un ente di controllo e, quanto al controllo, basterebbe avere la pazienza di andarsi a cercare tutte le loro prodezze. Riporto solo, per brevità, un brano preso da L’Espresso: “Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti a Caserta ho chiesto la tracciabilità della diossina e degli altri inquinanti. Ho subito minacce, mi hanno lasciato solo e mi sono dovuto dimettere. Le Arpa italiane lavorano malissimo, le analisi si contano con il contagocce. Il motivo? Sono carrozzoni politici, senza alcuna indipendenza scientifica. Pubblicare dati negativi turberebbe il consenso politico, e il direttore di turno perderebbe la poltrona.”
Vincenzo Pepe, intervista su L’Espresso del 29 novembre 2007 – pag. 72
Comunque, l’accordo tra Bortolani e Urbino secondo cui noi avremmo accesso al microscopio “almeno una volta la settimana” (forse semplicemente ignoranti, questi personaggi credono che la ricerca si faccia così) non ha mai avuto applicazione. D. Perché Grillo si è tirato la zappa sui piedi pubblicando il video del prof. Stefano Papa?
R. Non ne ho idea. Probabilmente Papa ha tentato una goffa reazione alla lettera che Urbino ha ricevuto da parte del nostro avvocato. Ad ogni modo, zappa sui piedi o no, Grillo recupererà certamente la sua immagine presso lo zoccolo duro dei fedelissimi e i palasport continueranno ad essere pieni. D. È vero che i commenti sul blog di Grillo sono censurati?
R. Stando esclusivamente alla mia esperienza, sì. Io ho tentato parecchie volte di farli pubblicare, e così mia moglie. Il risultato è stato regolarmente zero. Ho ricevuto mail da qualcuno che si è visto cancellare i suoi commenti dopo che questi avevano fatto una fugace apparizione (es. Micol il cui commento, comparso e subito censurato, è riportato in calce*). Ma a casa propria ognuno fa quello che crede meglio fare e, se Grillo censura, sono fatti suoi. Certo, è buffo poi sentirlo strepitare d’informazione, di libertà… Ma gli oligofrenici di cui sopra restano comunque un esercito su cui contare (“Beppe deve avere avuto le sue buone ragioni.”). http://www.youtube.com/watch?v=gJaXVcvmkOQ D. La signorina Toni mette il sospetto che il denaro raccolto serva per vacanze e per automobili.
R. Io provo molto affetto per la signorina Toni e anche molta comprensione. L’Associazione Ricerca Viva, che non ottenne mai lo status di onlus, chiuse con 6.000 Euro in cassa (Banca Malatestiana di Rimini) e, ad associazione chiusa, di quel denaro io, che ero vicepresidente, non ho avuto notizia. Certo sarà finito in tasche meritevoli. La ormai ex onlus Ricerca è Vita ha raccolto 31.000 Euro che giacciono intatti presso Bancoposta. Le mie “vacanze” in Australia sono state su invito di un’università locale ed ero ospite di mio figlio che abita là dal gennaio 2007. La mia automobile è una Skoda immatricolata nel 2000 che ha superato i 370.000 km. Un abbraccio alla signorina Toni e un invito a telefonarmi. *Uno dei tanti commenti che non sono piaciuti a chi gestisce il blog garantito dal comico Beppe Grillo. Micol scrive: Il prof. Papa non sa che sul microscopio è stato istallato un sensore che invia un segnale ad una centrale remota quando l’apparecchio è in funzione. Questo segnale non è mai arrivato alla centrale, cioè il microscopio è stato tolto dalla confezione d’imballaggio ma non è in funzione. (Questo è un fatto.)
Due persone in visita all’Università di Urbino hanno chiesto di vedere il microscopio (strumento comprato con fondi provenienti da una sottoscrizione pubblica e sito in un luogo pubblico) e a loro è stato risposto che il microscopio non è più lì. (Questo è un fatto.)
L’ARPA non può eseguire analisi nanopatologiche perché queste sono al di fuori della loro missione. Per legge dello stato italiano non possono pagare spese per un microscopio che non è di loro proprietà né addebitare spese di consumo e riparazione dello stesso su dei capitoli di spesa dell’ARPA. La Guardia di Finanza o la Corte dei Conti potrebbe annullare tali spese. (Questo è un fatto.)
Dopo sei mesi, Gatti e Montanari, anche se in un documento legale possono lavorare almeno un giorno alla settimana, non sono mai stati messi nelle condizioni di minima per lavorare neanche un’ora con lo strumento. (Questo è un fatto.)
L’Osservatorio dei Militari ha verificato che i rapporti tecnici fatti dalla Gatti su tessuti patologici dei militari in cui si dava prova di una correlazione fra esposizione di polveri in zone belliche e patologie hanno valso una pensione già per alcuni soldati. Chi ha chiesto aiuto dopo settembre 2009, data in cui l’Università ha chiesto lo spegnimento dello strumento come proprietaria, sono rimasti senza alcuna assistenza. Dopo 2 anni di malattia questi vengono licenziati senza alcun sussidio. (Questo è un fatto.)
Sono interrotte anche le ricerche sui bambini malformati e quelli che hanno sviluppato patologie nei primi anni d’età. (Questo è un fatto.)
Il prof. Papa e soprattutto chi sta dietro di lui hanno realizzato tutto questo sulla pelle di chi ha donato per avere una speranza e sulla pelle di chi sta male che di speranza non ne ha più. (Questo è un fatto.)
Se in questo blog c’è democrazia e la par condicio non è solo un opinione, ci si aspetta di vedere un pari filmato di Gatti o Montanari.

Fonte: http://www.stefanomontanari.net/sito/

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