COSA CI HA INSEGNATO IL 1937?

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DI DAVE COHEN
Decline of the Empire

Si dice che le decisioni politiche importanti determineranno la vita economica degli Stati Uniti nei prossimi anni. L’economista liberale Paul Krugman pensa che oggi si possa riproporre questo pensiero relativo agli anni ’30:

improvvisamente, creare posti di lavoro è out, infliggere sofferenza è in. Condannare i deficit e rifiutarsi di aiutare un’economia ancora in lotta per la sopravvivenza è la nuova moda ovunque, Stati Uniti compresi; qui, infatti, 52 senatori hanno votato contro la proposta di estendere gli aiuti ai disoccupati, sebbene il tasso di disoccupazione oggi sia il più alto mai registrato dagli anni ’30.

Molti economisti, me incluso, credono che questa svolta verso l’austerity sia un grave errore. Ci ricorda il 1937, quando F.D.R. [ndt. Roosvelt] tentò di sanare il debito pubblico prematuramente, facendo sprofondare un’economia quasi sanata in una grave recessione.

Alan “Bubbles” Greenspan pensa che gli Stati Uniti assomiglino sempre più alla Grecia, perciò è a favore del controllo dei deficit. Krugman crede che il sostegno economico originale sia stato scarso e pensa che dovremmo spendere almeno altrettanto per rimpiazzare con denaro pubblico la diminuita domanda aggregata nel settore privato. Lo scopo è stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro.

Perciò è Greenspan contro Krugman, Austerians [ndt. sostenitori dell’austerity] contro Stimulati [ndt. sostenitori degli aiuti statali]. Io la vedo come gli Orioles di Baltimora (19-49, 0,279 percentuale di vittoria) contro i Pirates di Pittsburgh (24-44, 0,353). Mish sta dalla parte di Greenspan. Calculated Risk vota per Krugman. Barry Ritholtz non vota per Krugman in sé; però pensa che Greenspan sia un idiota, e quindi è come se votasse per Krugman.

Ma torniamo al 1937. Dopo quattro anni di massiccio sostegno statale, temendo un grave deficit in continua crescita e un’inflazione galoppante, Roosvelt tagliò la spesa pubblica e la Fed [ndt. Federal Reserve] strinse i tassi.

Invece di considerare [l’inflazione conseguente l’espansione economica] come un segno del progresso, che aveva fatto quasi duplicare il mercato azionario fra il 1935 e il 1936, Roosvelt e i falchi dell’epoca erano decisi a far scoppiare quella che pensavano essere una bolla azionaria e a far morire sul nascere l’inflazione. In quest’ottica far quadrare il bilancio era un passo importante, e così la politica della Federal Reserve fu quella di stringere fortemente i requisiti di riserva per le banche. Tra l’agosto 1936 e il maggio 1937 i requisiti di riserva raddoppiarono.

Nel corso del 1937 Roosvelt proseguì con la stretta fiscale nonostante l’evidente flessione dell’attività economica. Il deficit di bilancio scese dal 5,5% del PIL nel 1936 al 2,5% nel 1937 e il bilancio fu chiuso virtualmente in pari nell’anno fiscale 1938, con un deficit di soli 89 milioni di dollari.

Il risultato fu un enorme rovescio economico, con il PIL in calo e la disoccupazione in aumento. Per questo motivo, i consiglieri economici di Obama ci hanno avvisato per qualche tempo circa l’ipotesi di proseguire con gli aiuti economici finché non si fosse ristabilita una situazione di piena occupazione.

Dopo l’inasprimento messo in atto da Roosvelt nel 1937, l’economia crollò nuovamente come dimostrato dal tasso di disoccupazione stimato (vedi grafico sopra). Dopo di che la situazione occupativa migliorò, mano a mano che procedevano i preparativi per la Seconda guerra mondiale e poi durante la guerra stessa. Krugman spiega a George Will (nel video sotto) cosa successe.

Dunque che cosa ci ha insegnato il 1937? Come possiamo applicare quell’insegnamento oggi? Anche se io non sono un Grande Uomo, un Krugman o un Greenspan, e non ho alle spalle una preparazione lunga tutta una vita riguardo un qualunque indottrinamento economico, vi sottopongo umilmente quel che segue:

abbiamo bisogno di uno sforzo di immaginazione. Ammettiamo che Roosvelt non abbia dato un giro di vite nel 1937. Ammettiamo che la Seconda guerra mondiale non sia stata una possibilità, e perciò non sia avvenuta. Cosa sarebbe successo allora?

Le prove che abbiamo ci fanno pensare che ulteriori aiuti statali sarebbero stati necessari anno dopo anno per sostenere l’economia. Quattro anni (1933-1936) di spese in deficit sono state insufficienti per permettere all’economia di camminare senza stampelle. Quando Roosvelt le ha tolte nel 1937, l’uomo ferito è caduto a terra. Per quanto tempo sarebbero andati avanti grandi deficit e inflazione crescente? Fino al 1939? Fino al 1943? Fino al 1946? Fino al 1949? Quando sarebbero finiti? Questo è il primo insegnamento: non lo sappiamo.

Non lo sappiamo, ma di fronte a questo scenario sorge una domanda: come avremmo fatto per passare da un’economia a sostegno statale ad una con un solido settore privato, se la Seconda guerra mondiale non fosse avvenuta? Non abbiamo un esempio storico “puro” su cui basarci, ma l’esperienza del Giappone dopo il 1989, per quanto ho potuto leggere, ci suggerisce che, sicuramente, una volta che si inizia ad usare il sostegno statale, se ne ha bisogno per sempre (o per molto, molto tempo).

E poi c’è la Seconda guerra mondiale. Bella soluzione per uscire da una Depressione! Forse ci serve la Terza guerra mondiale per salvarci la pelle! Ne deduco che l’Homo sapiens ama scatenare guerre: se noi non amassimo farle, perchè le faremmo così spesso? Sicuramente, una grande guerra creerebbe moltissimi posti di lavoro, proprio come dimostra il nostro “modesto” budget per la Difesa oggi. Nel video soprastante, Krugman definisce la Seconda guerra mondiale un “enorme programma di opere pubbliche”. Giustissimo! Se andassimo fino in fondo – si parla di nucleare – potremmo anche risolvere (temporaneamente) il problema della crescita della popolazione mondiale, prendendo in questo modo due piccioni con una fava.

E questo è il secondo insegnamento dei tardi anni ’30: se non ci fosse stata la guerra, probabilmente non ci sarebbe stata una vera ripresa nei primi anni Quaranta, indipendentemente dal fatto che Roosvelt avesse dato un giro di vite ai sostegni o meno. Che cosa potrebbe sostituire la Terza guerra mondiale nel caso contemporaneo?

Una possibile ipotesi è di dichiarare guerra a … noi stessi! Ovvero, alla nostra pericolosa dipendenza dal petrolio. Dovremmo fissare l’obiettivo di ridurre il consumo di petrolio americano da 19-20 milioni di barili al giorno a 14-15 milioni nel 2020. In un certo numero di anni, in base a quello che spendiamo, si pagherà da sè. Parliamo di opere pubbliche! I cinesi o i giapponesi sarebbero felici di comprare i nostri bond perché alla fine ci sarebbe più petrolio per loro.

Sfortunatamente, la mia proposta decisamente ragionevole cadrà nel vuoto in un Impero Decadente: oramai non abbiamo più spirito di iniziativa.

Gli economisti non hanno riflettuto attentamente su quello che la storia sta dicendo loro. Christina Romer, che lavora alla Casa Bianca per Obama, ha scritto l’articolo originale intitolato “The Lessons Of 1937” [ndt. Cosa ci ha insegnato il 1937]:

Ciò che è successo nel 1937 è un racconto con la morale: il desiderio di dichiarare vittoria e tornare alla normale politica dopo una crisi economica è forte. Ma dobbiamo cercare di non realizzare questo desiderio finchè l’economia non si riavvicinerà ad una piena occupazione. Le crisi finanziarie, in particolare, tendono a lasciare cicatrici che inducono le istituzioni finanziarie, le famiglie e le aziende a comportarsi in modo diverso [rispetto ad una situazione di normalità]. Se il governo sospende gli aiuti troppo presto, può conseguirne un ritorno al declino economico oppure il panico…

[Appunto mio: la citazione era tratta da Brad DeLong, di cui è riportato il link più sotto].

Questa è la stessa Christina Romer che, insieme a Jared Bernstein, prevedeva che i sostegni economici di Obama avrebbero avuto il seguente effetto sui posti di lavoro:


[Dal commento di Brad DeLong all’articolo della Romer, con delle annotazioni aggiunte da me per mostrarvi a che punto siamo. La disoccupazione mostrata qui è quella tratta dalle cifre “ufficiali” U3 del BLS [ndt. Bureau of Labor Statistics]. ]

Ovviamente, il piano di ripresa da 787 miliardi di dollari non ha avuto l’effetto sperato sulla disoccupazione. La risposta di persone come Krugman a questo insuccesso è sempre la stessa: spendere più soldi! Tuttavia, gli insegnamenti del 1937 non sostengono necessariamente questo punto di vista, come ho spiegato sopra.

La verità è che i politici e gli economisti, non hanno la minima idea di quello che sta succedendo; e nemmeno altri ce l’hanno. Perciò, non sanno nemmeno come porre rimedio al problema. E, fra l’altro, come fa Krugman a non avere idea di quello che succede e allo stesso tempo trattare l’argomento con così tanta sufficienza? Penso che la risposta corretta sia che la politica rende stupidi.

Politici ed economisti vogliono dare l’impressione di fare qualcosa. Ma non hanno la minima idea di quello che devono fare, in realtà. Ma è così semplice. Qualsiasi sia la “soluzione” da adottare, dovrebbe contemplare un’ampia rete di sicurezza sociale per ridurre la sofferenza umana. Concordo con Krugman quando sostiene che infliggere dolore non è la strada da percorrere. Questa è l’unica cosa di cui sono sicuro.

Titolo originale: “What are the lessons of 1937?”

Fonte: http://www.declineoftheempire.com
Link
21.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIADA GHIRINGHELLI

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7201

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