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di Giovanni Sandi

Ho più volte affermato che la Banca d’italia, nel mettere in circolazione le proprie banconote o denaro virtuale mediante operazioni di prestito al Tesoro dello Stato e di anticipazione al sistema bancario, le addebita al popolo.

Questo è il nocciolo del problema monetario, è necessario che sia reso comprensibile a tutti i Cittadini sopratutto quelli completamente all’oscuro di tale problema; ricorrerò quindi a un linguaggio più semplice possibile.

In modo schematico, accade che lo Stato per perseguire i propri fini istituzionali generali (difesa, istruzione, sanità, giustizia, ecc.) e particolari (opere pubbliche), ha bisogno di notevoli risorse economiche.

Per ottenere tali risorse ricorre alla vendita dei propri beni patrimoniali (privatizzazioni) o demaniali (sdemanializzazioni), oppure al prestito.
Mentre il ricorso alla vendita è soltanto occasionale, perchè conseguente a scelte politiche, il ricorso al prestito, invece, è una fonte di finanziamento costante e generalizzata.

Lo Stato si rivolge, in due direzioni, la prima verso i cittadini, ai quali vengono offerti titoli di credito statali fruttiferi (buoni del Tesoro, BOT, ecc.) in cambio di moneta; la seconda verso la Banca d’Italia, che per garantire allo Stato le necessarie risorse economiche, genera la moneta da emettere in circolazione.

La differenza tra i due tipi di prestito contratti dallo Stato non è tanto di natura quantitativa, nel senso del minor afflusso nelle casse dello Stato delle risorse finanziarie fornite dai Cittadini, dovuto alla loro disponibilità ad investire i propri risparmi in titoli di Stato, quanto di natura qualitativa, mentre la Banca d’Italia da in prestito allo Stato moneta creata dal nulla, quindi moneta priva di quel valore che solo la circolazione potrà conferirle, e della quale la Banca d’Italia si arroga la proprietà senza alcun fondamento giuridico.

I Cittadini in cambio dei titoli di Stato forniscono i loro risparmi, costituiti da moneta di cui sono proprietari perchè essendo stata accettata a titolo di pagamento, in essa vi è il sudore del lavoro compiuto dai Cittadini.

Mentre il prestito concesso dai Cittadini è il frutto della loro fiducia nello Stato e rappresenta per loro un rischio che potrebbe vanificare anni di lavoro, quello fornito da Banca d’Italia è soltanto segno della sudditanza dello Stato nei confronti della banca di emissione e del concreto esercizio di quella "sovranità monetaria" che lo Stato ha abdicato tramite i rappresentanti politici.
[ "i politici sono i servi dei banchieri" Ezra Pound ]

La conseguenza naturale e ineliminabile, per adesso, di questo ricorso al prestito da parte dello Stato è il suo indebitamento nei riguardi sia dei Cittadini sottoscrittori dei suoi titoli di credito, sia della Banca d’Italia che ha emesso la moneta cartacea e virtuale per il raggiungimento dei suoi scopi istituzionali.

Occorre però tralasciare ogni riferimento al primo dei suddetti due tipi di prestito, quello contratto dallo Stato con i propri Cittadini mediante l’emissione di titoli di credito fruttiferi.

In tale operazione infatti non entra direttamente in gioco o in discussione la sovranità dello Stato, poichè si tratta di operazioni di natura civilistica compiuta da parti che su piani diversi, agiscono ciascuna nell’ambito di una propria autonomia e sopratutto della propria opportunità e convenienza economica.

La natura del rapporto che viene ad instaurarsi tra lo Stato e i Cittadini sottoscrittori non può ritenersi indebolito dal fatto che il sistema bancario nazionale è obbligato a acquistare i titoli emessi dallo Stato richiesti dai cittadini sottoscrittori, per ritrasferirli ai cittadini sottoscrittori; (il passaggio dei titoli nel sistema bancario è logisticamente obbligatorio) il rapporto nella sua essenza di carattere esclusivamente economico non muta per il fatto che tra lo Stato e i Cittadini vi è l’intromissione come mediatore il sistema bancario, vale a dire la singola banca alla quale si rivolge il Cittadino desideroso di investire i propri sudati risparmi nei titoli di Stato.
Il rapporto di credito-debito è sempre tra lo Stato e i "Cittadini finanziatori", qualunque banca può investire sottoscrivendo i titoli se nel suo interesse e cederli ai Cittadini se lo ritiene opportuno.

Il ricorso dello Stato a questa forma di finanziamento è anch’esso la conseguenza dell’attuale sistema monetario, che potrebbe essere evitato qualora lo Stato, riappropriandosi della sovranità monetaria, emettesse la propria moneta (Bigletti di Stato a corso legale) da accreditarsi e non da addebitarsi ai Cittadini, cioè al Popolo.
Tutti i problemi sociali sparirebbero e sarebbe definitivamente superata quella lotta di classe o di categorie corporative che ancora oggi contribuiscono alla conflittualità permanente.

Infatti, come sostengo da anni, con la riappropriazione della "Sovranità Popolare" lo Stato non solo riacquisterebbe per volontà del Popolo il potere di emettere moneta "Sovranità Monetaria" (come fa attualmente con le monete metalliche e fino alla fine degli anni 70 con i Biglietti di Stato a corso legale da 500 lire), ma sarebbe in condizioni di attuare una politica socio-economica (reddito di cittadinanza) libera da qualunque interferenza esterna e nel rispetto più assoluto delle norme previste dalla Costituzione Italiana.

Citt. Sovr. Giovanni Sandi

http://www.signoraggio.it/signoraggio_italiani_incostituzionalmente_debitori.html

Fonte:  http://www.mentereale.com/articoli/signoraggio-it-italiani-incostituzionalmente-debitori

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