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Sembra proprio che io debba interrompere questo periodo di riposo dal ruolo di commentatore della crisi finanziaria sempre a causa dell’euro, nei mesi scorsi per le difficoltà incontrate da Spagna, Grecia e Portogallo e, oggi, per le implicazioni sul futuro dell’Europa e sulla moneta unica derivanti dalla politica deflazionistica recentemente adottata dal governo della tostissima cancelliera Angela Merkel.

Ma a spingermi a trattare la questione sono gli stralci di un’intervista rilasciata a Die Zeit da George Soros, uno del quale tutto si può dire tranne che non se ne intenda delle conseguenze delle politiche economiche adottate dai governi sul cambio esterno delle rispettive valute.

Secondo Soros, la politica economica tedesca danneggia fortemente l’economia di quel paese e quelle dei suoi vicini, minacciando di distruggere il progetto europeo, mentre non si può escludere che possa portare al collasso dell’euro.

L’uomo che nel 1992 mise in ginocchio la sterlina e la lira si è anche permesso di fare una proposta provocatoria al governo tedesco e che consiste nel possibile innalzamento dei salari, una mossa che avrebbe un positivo effetto di dimostrazione sui partner europei.

Non posso, anche stavolta, che concludere ripetendo quello che ho scritto in diverse puntate del Diario della crisi finanziaria e, cioè, che il problema vero consiste nell’anomalia dell’esistenza di una valuta unica europea in assenza di un vero e proprio governo europeo dotato di poteri effettivi in materia economico-finanziaria, un’asimmetria le cui conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti e che rischia di produrre effetti nefasti nei prossimi mesi se non nelle prossime settimane.

Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.com/2010/06/le-fosche-profezie-di-george-soros.html

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