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di Superbonus

Da ieri pomeriggio nelle banche londinesi si comincia a fare la conta di quante istituzioni possono fallire se lo Stato greco non onorerà i suoi debiti. La lista si allunga man mano che si calcolano i valori di swap, cds, cdo e di tutti gli strumenti derivati costruiti sui titoli di stato ellenici. Il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet deve aver fatto alla cancelliera Angela Merkel un quadro della situazione simile a quello (catastrofico) a cui si stanno preparando i banchieri. E la Merkel ha acconsentito a una generica dichiarazione “sì agli aiuti”. Ma nessun dettaglio, nessun intervento immediato nessun assegno in bianco. Il mercato quindi ha reagito tiepidamente (Milano ha chiuso in calo di oltre il due per cento).

Le migliaia di investitori in titoli greci e portoghesi vorrebbero infatti sapere se e quando verranno ripagati, se i due Paesi hanno cioè la reale possibilità di utilizzare eventuali aiuti per pagare i debiti pregressi o se rimborseranno solo i nuovi creditori. Niente di tutto questo è stato ancora deciso, mentre le banche greche sono sull’orlo del collasso e da un momento all’altro rischiano di annunciare la chiusura degli sportelli al pubblico. La Bce è l’unica banca centrale al mondo che continua ad accettare “titoli spazzatura” greci come collaterale per i prestiti, tramutandoli così in euro sonanti a uso e consumo del sistema finanziario ellenico che oramai è ridotto ai soli scambi commerciali necessari. Due settimane fa l’annuncio di un “nì” tedesco allo stanziamento dei fondi avrebbe trasformato una potenziale tragedia in un’occasione d’acquisto da non perdere.

Oggi non più. La Bce e i leader europei hanno perso la moneta di scambio più preziosa sui mercati internazionali: la credibilità. Troppi vertici, troppi annunci, troppe parole a cui non sono seguiti fatti di nessun tipo. Il 26 marzo le agenzie di stampa battevano la notizia “Grecia: Sarkozy e Merkel trovato accordo per gli aiuti”, il 29 marzo migliaia di investitori compravano 5 miliardi di euro del nuovo prestito obbligazionario con la durata di 7 anni emesso da Atene. Al momento la perdite su quel titolo ammontano al 40 per cento del valore pagato: chi volete che ci cada più in un tranello mediatico simile? Cosa succederà oggi (e domani) sui mercati dipenderà dai dettagli del piano, dalla quantità, dalla qualità e dal prezzo degli aiuti che la comunità internazionale intenderà dare al governo Papandreou. Ma anche se la questione dovesse essere momentaneamente archiviata sotto una montagna di denaro a basso costo, il caso greco continuerà a rappresentare la piccola falla nella grande diga dell’euro.

Gli investitori hanno imparato a non fidarsi delle istituzioni comunitarie, il presidente Trichet ne esce delegittimato: i suoi annunci al mercato non faranno più nessun effetto alla, prossima crisi sarà come parlare nella valle dell’eco l’unico risultato sarà quello di sentire rimbombare la propria voce. Ne escono indeboliti tutti: il mercato ha individuato nell’eccessivo debito degli stati il punto debole di tutto il sistema e continuerà a battere sullo stesso punto fino a quando gli Stati non forniranno piani e azioni coerenti di rientro. Lo hanno capito in Portogallo dove ieri maggioranza e opposizione si sono incontrate per dar via ad un piano di finanza pubblica bipartisan fatto di lacrime e sangue.

Lo hanno capito in Spagna dove le lobby bancarie tengono a freno l’opposizione conservatrice e hanno dato la possibilità al governo Zapatero di fare una manovra economica da 50 miliardi in tre anni a cui probabilmente ne seguirà un’altra dopo il downgrading ricevuto ieri dalle agenzie di rating. Manchiamo noi italiani. ma ci arriveremo presto. Questa mattina il ministro delle Economia Giulio Tremonti seguirà con una certa apprensione l’asta dei titoli di Stato a 10 e 3 anni che la Repubblica italiana si appresta a collocare sul mercato. Se per i prossimi mesi i tassi che gli investitori richiedono all’Italia dovessero confermarsi ai livelli attuali, il fabbisogno addizionale per il solo 2010 sarebbe di 8 miliardi di euro. Vi è poi da considerare che negli aiuti greci l’Italia dovrà fare la sua parte con un esborso di cassa immediato ed aggravare la situazione le possibili ricadute sul pil che l’incertezza finanziaria genererà.

LEGGI

Domande e risposte sulla crisi della Grecia di Stefano Feltri

Da il Fatto Quotidiano del 29 aprile

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2481487&yy=2010&mm=04&dd=29&title=ecco_cosa_rischiano_atenebre_l

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