Iren, a guadagnarci saranno soltanto le banche”. Intervista a Matteo Olivieri

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Scritto da Alessandro Kostis
Domenica 25 Aprile 2010 16:20
Si avvicina la data in cui avverrà la nascita ufficiale di IREN, la nuova multiutility che sorgerà dalla fusione di Enìa e Iride, destinata a gestire i servizi (acqua, gas, energia, rifiuti) di buona parte del nord ovest italiano. Tuttavia, come succede spesso, la nascita di un colosso del genere alimenta più di un dubbio. Laddove, un tempo, c’erano i comuni e gli altri enti locali a controllare la gestione dei servizi, oggi c’è la borsa, con i suoi investimenti, i suoi calcoli, i suoi interessi (che spesso non coincidono con quelli dei cittadini, reali destinatari dei servizi forniti). Abbiamo sentito una delle voci più critiche a questa operazione di fusione tra le due ex-municipalizzate, Matteo Olivieri, consigliere comunale a Reggio Emilia per il Movimento cinque stelle di Beppe Grillo. Cosa comporterà per i cittadini emiliani la fusione delle due ex-municipalizzate? E per i lavoratori? Non c’è bisogno della sfera magica, purtroppo. Le bollette che pagano i cittadini emiliani risentono già ora degli utili che le società quotate in Borsa, Enia ed Iride, devono staccare come dividendi agli azionisti. La logica si rafforza, e con essa le conseguenze nirenegative. Citando i protagonisti della fusione, manager e Sindaci delle città, fondersi serve a risparmiare su grandi acquisti ed avere la solidità per fare grandi investimenti. E qui si rompe il giocattolo: grandi acquisto di metano, per esempio, a minori prezzi, possono sembrare un vantaggio per il consumatore, in realtà si droga il mercato delle utenze domestiche e delle imprese all’uso di un bene destinato ad esaurirsi, invece di proporre risparmio energetico, su cui la futura società potrebbe guadagnarci di più come Energy Service Company, per non parlare degli utenti. Grandi investimenti? Ne abbiamo davvero bisogno? O sono solo un pessimo affare per gli utenti, di nuovo, che li pagheranno in bolletta, e un ottimo affare per le banche, che si garantiscono lauti guadagni coi prestiti? Una storia già vista, che stiamo denunciando da tempo e senza sosta. In tutto ciò le professionalità dei lavoratori divengono un optional: il core business della futura Iren sarà spuntare i prezzi migliori in contrattazioni d’alto bordo con la russa Gazprom ed assegnare grandi opere ai giganti del cemento. Non proprio ciò che sanno fare i lavoratori delle ex municipalizzate. Il nuovo presidente di Iren, Roberto Bazzano, non ha escluso partecipazioni nel progetto del nucleare. Da ex-municipalizzate a gestori nucleari, è questo il futuro delle multiutility? Sarebbe perfettamente coerente con la logica dei grandi appalti di cui si diceva sopra, insomma, non c’è da stupirsi. Basta solo ribellarsi. In quel caso i cittadini avrebbero un’arma potentissima in mano, quella dell’autoproduzione di energia, del risparmio energetico, della ricerca di un fornitore alternativo di elettricità. A quel punto, con forti campagne informative che si scaglierebbero contro questi avventurieri del nulla, forse si darebbe un colpo definitivo ad un nucleare che nasce già morto. Tutti sanno che il vero business è nella progettazione, nelle facilitazioni e nella costruzione delle centrali nucleari, che non entreranno mai in funzione. Ogni spintarella, soprattutto a livello locale, sarà l’inizio della fine per “l’atomo de noantri”. I comuni interessati dall’operazione hanno deliberato che il 51% della società in mano pubblica. Questa è una buona notizia? Non è negativa, ma conta poco o nulla. Sindaci e amministratori che si sono fatti abbindolare in queste avventure hanno ampiamente dimostrato che non sono assolutamente indipendenti dal management delle aziende, si figuri se li possono controllarli. Per non parlare della prospettiva delle poltrone, vero elemento che mina alle fondamenta tale indipendenza. Pensi che il delegato di ENIA ai rapporti con il territorio è l’ex sindaco del Comune di Quattro Castella (RE), addirittura ex Coordinatore provinciale dell’Anci e Lega autonomie locali. Si chiama Cesare Beggi, consulente ENIA, e certo avrà avuto difficoltà a passare in pochi mesi da chi rappresentava gli interessi di un ente pubblico nei confronti di una società quotata in Borsa, al ruolo di chi invece spiegava ai suoi ex colleghi quanto era cosa buona e giusta fondersi con Genova e Torino, una proposta nata da scelte dal management su una rosa di opzioni, pagato come consulente dalla stessa ENIA.

Fonte: http://www.sottobosco.info/index.php?option=com_content&view=article&id=456:iren-a-guadagnarci-saranno-soltanto-le-banche-intervista-a-matteo-olivieri&catid=11:news&Itemid=3

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