Mafia: un’inedita sentenza proibisce la telecamera di vigilanza nei bagni delle celle

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[Terra Magazine] Per i mafiosi e i terroristi si applica dal 1992 un regime carcerario speciale, detto carcere duro. Si tratta di un regime disciplinato dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano. Quindi fino a ieri Lo Piccolo era controllato per 24 ore al giorno nella sua cella presso il carcere di Opera a Milano. Nella cella le telecamere riprendono tutto e la luce rimane sempre accesa. Il mafioso, o terrorista, ha diritto a prendere sole e aria fuori dalla cella per un periodo non superiore a 4 ore. E durante l’ora d’aria può restare in compagnia al massimo di 4 carcerati, scelti dalla direzione del carcere. Questo mese, tramite il suo avvocato Maria Teresa Zampogna, Lo Piccolo ha obiettato che, secondo l’articolo 27 della Costituzione italiana del 1948, è incostituzionale tenere una telecamera di sorveglianza nel bagno della cella.
Per l’avvocato vi è una violazione della privacy di Lo Piccolo, dato che e la Costituzione proibisce un trattamento carcerario che non rispetti la dignità del recluso. Con un’inedita sentenza il giudice Giovanna Di Rosa, responsabile del Tribunale di Sorveglianza delle carceri, ha recepito l’istanza di Lo Piccolo sulla violazione della privacy. Il giudice ha stabilito che non esiste in questo caso il rischio che il recluso attenti alla propria incolumità. Solo se esistesse questo rischio si potrebbe giustificare la videosorveglianza nel bagno della cella, ha puntualizzato il giudice. Notizia flash – La prossima settimana lo Piccolo vuole presentare una nuova richiesta. Chiederà che le lampade della cella siano spente mentre dorme. Questa misura (le luci accese notte e giorno) potrà essere considerata una violazione del diritto al riposo. [Articolo originale “Máfia: decisão inédita proíbe câmera de vigilância no banheiro da cela” di Wálter Fanganiello Maierovitch]
Fonte: http://italiadallestero.info/archives/9280

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