RU486, l’esperto: Il vero rischio è il ‘fai da te’

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La dottoressa Rosaria Bottini è una ginecologa dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Nei giorni della polemica politica sull’uso della pillola abortiva Ru486, le chiediamo di chiarirci le idee su cosa significa per una donna fare uso di questo medicinale.

Dottoressa Bottini, l’uso della Ru486 sarà disciplinato da disposizioni regionali. E la legge 194 prevede che proprio le regioni promuovano l’aggiornamento del personale medico sull’uso delle tecniche più moderne per l’interruzione di gravidanza. Oggi la pillola è già disponibile, voi avete ricevuto chiarimenti?

Per adesso i medici che praticano l’interruzione di gravidanza sono in attesa di disposizioni. Purtroppo deve essere sollevato un problema politico per parlarne. La stessa 194 prevede che per abortire bisogna seguire un iter specifico, come quello dell’aborto chirurgico, con visite e pareri medici, che immagino sarà introdotto. Bisogna rispettare la legge, dopodiché si tratta solo di scegliere quale metodo utilizzare, ma nella sostanza non cambia niente.

Come funziona la pillola?

La Ru486 è una molecola antagonista del progesterone, praticamente rivaleggia sui recettori e impedisce che l’ormone compia il suo ruolo nel far progredire una gravidanza.


In che modo deve essere assunta?

Si prendono tre compresse entro le prime sette settimane. Dopo due giorni o tre giorni da quelle pillole si somministra un’altra medicina che aiuta l’utero a contrarsi ed espellere il sangue e il materiale abortivo.

Ci sono dei rischi?

Per ora nei paesi dove si usa la Ru486 non si sono riscontrati gravi effetti collaterali. Senza dubbio provoca dolori addominali e un’emorragia di 8-10 giorni. Ma limita alcuni dei problemi legati ad un intervento, dall’anestesia ai rischi successivi di infezione o complicanze uterine.

Pensa che il ricovero sia necessario?

Il ricovero in quanto tale è eccessivo. Anche perché è un iter per il quale servono diversi giorni e non si può stare dieci giorni in ospedale. Non succede nemmeno con l’aborto chirurgico. Ritengo invece corretto uno stretto monitoraggio delle pazienti per tutto il ciclo terapeutico. L’importante è che la donna non venga abbandonata ai suoi dubbi.


Infatti il rischio è la sottovalutazione dei problemi fisici e psicologici che un’interruzione di gravidanza comporta nella donna.

Non è una scelta facile, molte persone ne soffrono, non è come bere un bicchier d’acqua. E anche questo metodo, sicuramente meno invasivo, potrà scatenare ansie, come quella del non esserci riuscite. Bisogna star vicino alle persone che compiono questa scelta.

Un altro rischio è il “fai da te”. Ci sono siti internet che vendono le pillole Ru486.

Sono pericolosissimi, a volte nelle pastiglie non c’è nemmeno il principio attivo giusto. Il processo dev’essere fatto sotto controllo, altrimenti si rischia di stravolgere l’utilità di un’innovazione che, nel rispetto della legge, sarà molto utile alle donne.

LINK PER SAPERNE DI PIU’

www.womenonwaves.org

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2465734&yy=2010&mm=04&dd=02&title=ru486_lesperto_il_vero_rischio

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