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di Giulietto Chiesa – 12 febbraio 2010
Chiedo scusa per l’uso dell’inglese ma la tentazione del calembour è forte. Sweep sta per “spazzare via”; SWIFT sta per Society for Worldwide International Financial Transactions, che vuol dire Società per le Transazioni Finanziarie Internazionali.

Ieri, 11 febbraio 2010, il Parlamento Europeo ha cancellato un accordo tra Stati Uniti e Unione Europea che permetteva sostanzialmente ai servizi segreti americani di monitorare tutti i flussi finanziari mondiali a «fini di lotta contro il terrorismo internazionale».
Intendiamoci, gli Stati Uniti questo monitoraggio lo hanno fatto, con o senza autorizzazione europea, dall’11 settembre 2001 in avanti, basandosi sui server di cui disponevano all’interno del loro territorio. Che uso ne abbiano fatto non è molto noto. Anzi non lo è per niente. Ma non è difficile capire che quei dati sono molto sensibili e possono servire a controllare non solo la correttezza dei comportamenti di questa o quella banca ma, per esempio, le decisioni di questo o quel governo. E qui la cosa diventa spessa e piena di incognite. Anche perché non solo mette in discussione la sovranità dei nemici, ma anche quella di amici e alleati.

Che è successo? Che Washington ha esagerato. Per rendere SWIFT meglio rispondente ai suoi bisogni (in questi tempi di crisi dove si gioca grosso per smaltire i trilioni di dollari fasulli prodotti dalla Federal Reserve) , ha trasferito parte delle funzioni su alcuni server piazzati in Olanda e Svizzera. E, da quel momento, secondo la legislazione europea, ha dovuto chiedere il permesso.
Qui si è aperta la falla.

Anche perché il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, notoriamente composto da leader che pongono gl’interessi americani sopra quelli del resto del pianeta, Europa inclusa, ha approvato in tutta fretta, un giorno prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, un accordo che concedeva agli USA la piena libertà di gestione di quei dati.

Perché un giorno prima? Perché il Trattato di Lisbona, che entrava in vigore il 1° dicembre 2009, prevede che il Parlamento abbia, per la prima volta, potere di “co-decisione” in materia. Che vuol dire che, senza il suo consenso, decisioni non se ne possono prendere.

La furbata dei ministri delle finanze non è piaciuta al Parlamento e neanche a una parte delle leadership europee che contano. Risultato: la scorsa settimana la Commissione Giuridica del Parlamento ha votato un diniego al provvedimento con 29 voti contro 23. E ieri l’Assemblea lo ha respinto con 378 voti contrari, 196 favorevoli, 31 astenuti.

Una sconfitta bruciante per Washington. Che aveva cercato fino all’ultimo, minacciando, di piegare il braccio all’Europa. Hillary Clinton era scesa in campo con il Presidente del Parlamento per prefigurare serie reazioni diplomatiche americane. «Se il Parlamento dovesse rovesciare l’accordo – aggiungeva l’ambasciatore USA a Bruxelles, William Kennard – non sono certo che le agenzie di Washington continueranno a discutere di questa questione con i vertici europei». Cioè: non faremo più la lotta al terrorismo insieme a voi. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale James Jones si era rivolto direttamente al Parlamento chiedendo la salvaguardia dell’intesa.

Ma era stato chiaro che la partita era già perduta prima di cominciare quando si era visto che perfino il Partito Popolare, con i suoi 265 voti, guidato dal tedesco Werner Langer, si era pronunciato contro, seguito da Viviane Reding, la commissaria europea per la Giustizia, e dalla ministra tedesca della giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger . Perfino la BKA, agenzia federale della polizia tedesca, aveva pubblicato un documento dal quale emergeva che l’accesso a quei dati era “inutile” nella battaglia contro il terrorismo internazionale.

In altri termini: pochi in Europa credono che gli USA utilizzino quei dati (sicuramente molto preziosi) per quello scopo. Dunque meglio non darglieli.
Il Parlamento Europeo ha così avuto un sussulto di sovranità, che la dice lunga sul pessimo stato dei rapporti interatlantici. Naturalmente le motivazioni reali non sono tutte così nobili.

I conservatori europei hanno detto no all’America anche per difendere la segretezza dei trasferimenti bancari dei loro elettori, assai più che per difendere la sovranità europea o il diritto dei cittadini europei, a non essere sorvegliati dal Grande Fratello.
L’accordo è azzerato, per il momento.

Ma è certo che sia Washington che molti governi amici degli USA torneranno alla carica per torcere il braccio dei rispettivi gruppi parlamentari. La posta in gioco sono le informazioni contenute negli oltre 15 milioni di transazioni finanziarie internazionali che avvengono ogni giorno tra le 8000 banche e istituti finanziari del pianeta.

Tratto da: megachip.info

Fonte: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/25060/48/

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