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DI ASSUNTA RONCO BAMBINO Sovente in dibattiti intelligenti e pacati si dice che la televisione non deve essere demonizzata e che può convivere con la pratica della lettura. Ultimamente un sano scetticismo induce a pensare che, pur essendo il principio valido, sono le teste a destare preoccupazione. Spesso non si sa o non si vuole scegliere e si finisce col bersi ogni spazzatura che la televisione propina. Ci lamentiamo per i cattivi programmi o perché bambini e ragazzi passano innumerevoli ore davanti alla TV, ma poi, a fine giornata, non siamo capaci di vincere la pigrizia e di leggere una fiaba a nostro figlio. Ci lamentiamo, ma poi subiamo la presenza di un cattivo “estraneo,” la TV, in casa nostra che faccia da padrone. La passività è la costante di questa dis-cultura ed è la conseguenza della crescente incapacità ad aggregarsi per proporre nuovi modelli culturali. Chi si è posto il problema di creare alternative? La scuola ha gravi responsabilità per non aver prodotto “teste ben fatte” che non significa “teste ben piene”. Comunemente si pensa che la televisione sia uno status di benessere e di autonomia tanto che spesso ci sono 3 – 4 – 5 televisori in casa. Tanti bambini molto piccoli hanno in camera un televisore. Che trovata! Una tata così a buon mercato che permette di evitare la fatica della comunicazione coi figli, mandandoli in camera a vedersi, da soli, ciò che vogliono. Parallelamente nel singolo è cresciuta la sua “solitudine” con la sensazione di essere nessuno poiché ciò che è, che esiste, transita per la televisione e quindi se non si è visibili non si è nessuno! Pertanto in ciascuno di noi si è fatta strada l’idea di non avere nessuna possibilità di cambiare le cose. Si abdica troppo spesso il compito dell’educazione alla televisione pur riconoscendone le gravi lacune e l’immoralità. Tanti sono i bambini che si addormentano con la TV e al mattino fanno colazione guardando i cartoni alla TV. Una mamma ultimamente si lamentava: “Senza i cartoni non mangia! Io ho provato a spegnere il televisore… ma lui lo riaccende!”. L’alternativa è imparare a fare creare cultura viva, l’aggregazione tra le persone consapevoli e di buona volontà, la riappropriazione della propria creatività, del proprio tempo libero per vivere finalmente la propria vita e non il riflesso di quella finta del Grande Fratello.

Fonte: http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/03/sos-la-tv-e-la-tata-dei-nostri-figli.html

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