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di Marco Ferrari

La Commissione Europea alcuni giorni fa ha dato via libera alla coltivazione di Ogm sul suolo comunitario, nel caso particolare una varietà di patata transgenica chiamata Amflora (arricchita di amido) per usi industriali e altre tre nuove varietà di mais Ogm.
E mentre gli apprendisti stregoni si preparano ad invadere il suolo europeo con le loro porcherie da laboratorio (vedi l’azienda chimica tedesca Basf), gli agricoltori-tech del vecchio continente, con la bava alla bocca, già fantasticano sui meravigliosi aumenti produttivi che frutterà loro l’adozione delle nuove sementi transgeniche. Ben lungi dal placare la fame nel mondo come pretendono i loro ipocriti sostenitori -i prodotti Ogm spesso non si possono riprodurre, per cui gli agricoltori dei Paesi poveri dovranno andare ogni anno a comprare nuovi cicli di sementi- gli Ogm si fanno manifesto esemplare di una tecnologia sempre più distante dai reali bisogni delle persone e finalizzata a placare l’unica fame che resterà nel mondo: quella di profitto.

Che fosse solo questione di tempo, prima che qualche tecnocrate idiota riuscisse nell’intento di sdoganare gli Ogm in Europa, lo potevamo immaginare tutti. In questi tempi bui di furore progressista e fideismo tecnico-scientifico, la parola “Ogm” si fa portatrice di implicazioni concettuali che vanno ben oltre le sue pur discutibili applicazioni pratiche: è l’espressione ultima della rivolta faustiana dell’uomo contro lo stato di natura, del suo terminale delirio di onnipotenza.
Naturalmente, schierandosi contro la deliberazione della Commissione, i vari contras ambientalisti e delle sinistre europee hanno prevedibilmente circoscritto la loro preoccupazioni alle possibili implicazioni legate al bioinquinamento e alle ripercussioni sulla salute pubblica. E’ certo, per esempio, che la patata modificata Amflora contiene un gene che dà resistenza ad alcuni antibiotici, nello specifico kanamicina e neomicina. Nell’osservare con amarezza lo sprezzo con il quale il Sistema arriva a calpestare il diritto alla salute degli individui e l’integrità della nostra terra, vogliamo tuttavia precisare che la nostra posizione va ben oltre i limiti di questo spicciolo salutismo: a differenza degli ecologisti progressisti, Movimento Zero ha infatti l’orgoglio di proclamarsi ideologicamente contrario agli Ogm.

Questo significa che noi antimoderni avversiamo gli Ogm per principio e continueremo ad avversarli anche qualora venisse dimostrata la loro non-nocività e persino la loro utilità pratica. Ciò che ci ripugna constatare è l’incontrollata espansione della dittatura tecnica ben al di là della sfera delle attività umane, tanto da spingersi fin nei più reconditi processi della vita e della natura; noi non vogliamo un uomo ancor più succube di un apparato che, riducendo il suo bene alla pura utilità pratica, lo renda di fatto non molto diverso da un ingranaggio all’interno di una macchina.

Infine, l’idea che si possa arrivare a manipolare e plagiare la natura, osando desacralizzarla anche nella sua dimensione germinale, è per noi un atto di sfrontata disumanità, che testimonia la hybris di una scienza oramai in piena deriva morale. Gli scienziati che vogliono ridurre il mondo a materia inerte da sezionare sono i nuovi “sacerdoti” della modernità, il clero del cinico disincanto che uccide ogni valore umano e spirituale.

Stiamo allegramente danzando sull’orlo di un abisso eppure sembra che in pochi se ne accorgano. Forse domani potremo dare alle nostre bestie di allevamento (o ai nostri uomini da allevamento?) degli alimenti più efficienti, ma questo a prezzo dell’innesco di un meccanismo irreversibile, i cui effetti nel futuro ci sono del tutto sconosciuti.

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Fonte: http://mentereale.com/articoli/lapprendista-stregone

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