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a castrazione degli animali da allevamento (ed in particolare dei maiali) ha origini antiche. Già gli antichi egizi la praticavano, sembra infatti che già nel VII secolo a. C. gli abitanti dell’isola di Delo praticassero la trasformazione del gallo in cappone. Da qui il nome di deliaco (deliacus gallinario), nome attribuito a chi praticava la castrazione del gallo; così compare dagli scritti di Cicerone, Plinio e Columella. Tornando al maiale, i preciani, i norcini e gli eutiziani furono i più grandi castratori italiani. La prima a definire con precisione il procedimento di castrazione fu una donna, M.me Millet-Robinet nel 1856, che affermò che l’età più indicata per la castrazione si aggirava intorno ai 4 o 5 mesi e veniva svolta in modo molto primitivo sull’animale tenuto a digiuno. Si faceva un taglio di circa 5 cm nell’addome con le forbici quindi si introducevano due dita nella cavità addominale e si asportavano i testicoli. Solo le mani di una donna (la massaia o la “praticona”) potevano essere adatte all’operazione. Per disinfettare la ferita si usavano la grappa o l’aceto quindi si applicavano alcuni punti di sutura. Per ricucire veniva utilizzato il filo d’accia (filato appositamente con una gugliata di filo di canapa). Una volta, prima della diffusione della meccanizzazione in agricoltura gli animali venivano utilizzati per realizzare i lavori nei campi: occorrevano degli animali forti ma calmi. Ora, il toro può avere un comportamento troppo irruento: si preferiva quindi il bue, che è il maschio castrato. Nel maschio, la castrazione è l’operazione che consiste nel sopprimere la funzione dei testicoli. Essa viene praticata sull’animale giovane. In questo modo l’animale non può più servire alla riproduzione perché diventa sterile, ed è anche molto più calmo. Oggi, la castrazione viene praticata soprattutto nei suini, affinché la carne non abbia un odore troppo forte. In molti Paesi dell’Unione Europea, i porcellini maschi sono castrati a pochi giorni dalla nascita, senza anestesia, per evitare uno spiacevole sapore nella carne. Ma in alcuni Paesi dove i maiali vengono uccisi prima della pubertà, la castrazione non è più una pratica costante. In Italia, la castrazione viene regolarmente praticata sui maiali (i cosiddetti “suini pesanti”) destinati ad essere uccisi per produrre prosciutti. La castrazione oggi può essere praticata in modo chirurgico (utilizzando delle apposite pinze) o con degli elastici. Questi vengono posti alle base dei testicoli, che dopo alcune decine di giorni (circa 20 giorni) cadono da soli. Quest’ultima tecnica viene utilizzata soprattutto in Sudamerica. Questa pratica risulta essere anche piuttosto redditizia. Secondo il tariffario diffuso da “Il Chirone”, rivista degli ordini dei medici veterinari della Lombardia e della Sicilia, la castrazione di un suino costa dai 16€ per i suinetti, fino ai 78€ per gli esemplari adulti (verro). Da segnalare poi come la maggior parte dei porcellini sia soggetta a procedure come l’amputazione della coda e il taglio dei denti senza anestesia. Le code vengono tagliate per tentare di ridurre il pericolo che vengano morse quando i maiali sono più adulti. Le cause della morsicatura della coda non si conoscono ancora esattamente, ma varie ricerche suggeriscono che può essere ridotta sostanzialmente o in alcuni casi eliminata da una buona gestione e fornendo spazio sufficiente, lettiera e materiali che permettano di grufolare.

Fonte: http://vacanzeinamerica.splinder.com/post/5523284/IL+MAIALE:+LA+CASTRAZIONE+E+L%27

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