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di Luigi Nervo L’Italia può vantare nella sua storia numerosi scienziati e artisti invidiati da tutto il mondo. Nel Rinascimento, in tutta la penisola, fiorivano le opportunità per i ricercatori e la scienza otteneva grandi progressi proprio nelle nostre città. Negli ultimi anni abbiamo invece assistito a un’inversione di marcia: molti giovani ricercatori che, per poter effettuare i loro studi, sono stati costretti a recarsi all’estero. Non trovando fondi e condizioni necessari in patria, sono andati in paesi dove l’attenzione alla ricerca non si limita solo ai proclami politici, ma trova riscontro nella realtà. E ora i telegiornali parlano spesso con orgoglio di nuove scoperte scientifiche effettuate nei grandi centri degli Stati Uniti o di altre nazioni, accostate a nomi di ricercatori italiani. Quello che in realtà bisogna cercare di capire è perché questi giovani siano stati costretti a emigrare. Lo abbiamo chiesto all’astrofisica Margherita Hack. “Oggi, soprattutto durante gli ultimi governi, c’è stata una completa insensibilità nei confronti della ricerca per colpa di una classe dirigente ignorante che non si rende conto della sua importanza. Si riempie la bocca della parola innovazione, ma come si fa senza la scienza pura? La scienza applicata è un effetto proprio della legge pura che deriva dalla curiosità. Poi può passare del tempo, degli anni, prima che si produca gli effetti, ma è questa alla base dell’innovazione”. In che modo influirà la politica dei tagli prevista dall’ultima Finanziaria? “I tagli, negli anni a venire, distruggeranno la ricerca in Italia che in realtà è buona: è dimostrato dal fatto che i dottori di ricerca, che in Italia sono precari, quando vanno all’estero fanno fortuna. Vengono coinvolti tutti i campi, ma naturalmente i principali sono quelli legati alla scienza e alla tecnica”. La privatizzazione delle università è un bene o un male? “È un male perché le università devono avere le porte aperte per tutti. Tutti quelli che non hanno i mezzi economici, se hanno cervello, devono poter avere le stesse possibilità. Ci sono università ottime, come la Bocconi, ma ce ne sono tante che, per attirare studenti e soldi, sono più di manica larga e offrono titoli senza alcun valore. Poi le università cattoliche, buone, ma che non sono laiche”. Quale sarà il futuro dell’Italia se si andrà avanti di questo passo? “Ci si riduce a paese del terzo mondo, a fanalino di coda, con una retrocessione dopo i successi del dopoguerra e dell’ultimo mezzo secolo. Si rischia di distruggere la ricerca in un paese abbastanza all’avanguardia, che è stato il primo ad avere una stazione spaziale dopo Stati Uniti e Russia e ha aziende avanzate come l’Alenia e l’Asi”. Cosa si può fare per evitare tutto questo? “Ci vogliono più finanziamenti, la classe dirigente dovrebbe pensare di più a scuola, istruzione e ricerca. Invece abbiamo un Primo Ministro che si occupa solo di salvaguardare se stesso e un Parlamento che cerca di evitargli i processi, supportato dai media. Le priorità politiche a questo punto sono altre: il conflitto di interessi e l’abolizione dell’attuale sistema elettorale proporzionale”.

Fonte: http://www.nuovasocieta.it/interviste/4294-hack-classe-dirigente-ignorante-verso-la-ricerca.html

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