Stampa / Print
mercoledì 24 marzo 2010 var sburl2007 = window.location.href; var sbtitle2007 = document.title;var sbtitle2007=encodeURIComponent(“Genova, quando la ‘ndrangheta vota IdV”); var sburl2007=decodeURI(“http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=8609”); sburl2007=sburl2007.replace(/amp;/g, “”);sburl2007=encodeURIComponent(sburl2007);

AGGIORNAMENTO IN CODA AL 26.03.2010, con articolo di REPUBBLICA,
ESPRESSO, MICROMEGA, IL FATTO e nuove FOTO della Casa della Legalità
e ancora: le bufale della DAMONTE, l’omertà della politica e la posizione
di DI PIETRO che difende la DAMONTE

il boss Orlando GARCEA e la candidata DAMONTE
il boss della ‘ndrangheta ONOFRIO GARCEA distribuisce alla cena elettorale
dei calabresi i volantini elettorali della signorina che ha accanto:
CINZIA DAMONTE dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro

Ricordate il senatore Di Girolamo con il boss Pugliese della ‘ndrangheta, in posa, uno accanto all’altro? Bene. Pesavate che questo fosse solo un caso isolato? Pensavate che potesse avvenire solo in alcune parti del Paese? Pensavate male. Le mafie fanno affari, li fanno nei territori, a partire dai piccoli Comuni per salire, passando dalle Regioni. Non guardano al colore politico, le mafie… I boss sono pronti ad allearsi con chi accetta di lavorare per gli interessi delle cosche. La recente denuncia di Angela Napoli sul nuovo asse in Calabria tra centrodestra e ‘ndrangheta lo hanno confermato. La ‘ndrangheta può condizionare il voto, così come Cosa Nostra e le Camorre. E non c’è nessun partito che possa tirarsi fuori e dire io non c’entro… nemmeno l’Italia dei Valori di Di Pietro. Ed è così che dopo l’ombra della ‘ndrangheta sulle elezioni amministrative a Genova nel 2007, adesso si ha la prova immortalata nei fotogrammi della Casa della Legalità, su come la ‘ndrangheta influenza il voto per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 in Liguria.
Ieri sera… il boss GARCEA e la candidata DAMONTE…a partire dalle 20, al ristorante-pizzeria “da Gerry” a Voltri, nel ponente genovese, si è tenuta una cena con circa una sessantina di partecipanti. Era una cena di calabresi ed era una cena elettorale. La candidata che si presentava era Cinzia DAMONTE, dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro, nella coalizione di Claudio Burlando. Il gran cerimoniere era invece un boss della ‘ndrangheta, Onofrio GARCEA, già condannato per droga e coinvolto nell’inchiesta sul controllo del gioco d’azzardo dei videpoker del clan dei MACRI’, di cui è considerato un esponente di vertice.
La Casa della Legalità è riuscita ad entrare nella pizzeria e immortalare la serata, così che si è potuto accertare che il boss Orlando GARCEA accompagnava la candidata Cinzia DAMONTE da tutti i convenuti, passando da una tavolata all’altra. Il GARCEA distribuiva il facsimile della scheda elettorale con l’indicazione di voto per l’IDV e la DAMONTE, mentre la DAMONTE stessa ringraziava, stringeva mani e consegnava a tutti una mazzetta dei suoi santini elettorali da distribuire.

L’Orlando GARCEA, oltre ai molteplici procedimenti in cui è stato coinvolto, è un accertato esponente della criminalità organizzata calabrese a Genova. Era già finito nel rapporto della Guardia di Finanza alla Procura di Genova per il filone d’inchiesta sul voto di scambio in cui venne accertato che i rapporti tra gli esponenti della ‘ndrangheta e la politica vedevano come punto di contatto Salvatore Ottavio COSMA, che nel frattempo è divenuto “responsabile regionale dipartimenti tematici dell’Italia dei Valori” in Liguria. In estrema sintesi nel rapporto si diceva: “Le indagini tecniche hanno consentito di accertare che COSMA Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita ed in particolare con MAMONE Gino, STEFANELLI Vincenzo, MALATESTI Piero e GARCEA Onofrio”.
Il GARCEA, più volte agli arresti è considerato uno il boss GARCEA e la candidata DAMONTEdegli esponenti apicali della cosca MACRI’ della ‘ndrangheta attiva a Genova, e tra le più attive anche nella veste più prettamente criminale ed efferata, considerando anche le ripetute “sparate” (nel vero senso del termine) di Nicodemo MACRI’. Ad esempio nell’inchiesta per i videopoker l’Onofrio GARCEA è finito coinvolto con il figlio Davide, insieme al Nicodemo MACRI’, Maurizio MAGNANO, Giuseppe MACRI’, Nicola GALEANO, Calogero ALTOVINO, Milena ZAMPARINI e Domenico e Luigi ROCCA, Nicoledemo MOLINARI, oltre al patriarca della famiglia,Vincenzo MACRI’.
IL GARCEA ed i figli hanno anche diverse attività commerciali attive sul territorio genovese. Dalla “Lavasecco Lungomare Pegli snc” di via Lungomare di Pegli 111 R, in cui è socio direttamente l’Onofrio, a quelle intestate ai figli Davide e Daniele quali: la “F.lli GARCEA snc” a Sampierdarena, in via Cristofori 33-35 r che si occupa di vendita all’ingrosso di alimentari, bevande e prodotti a base di tabacco; l’impresa individuale “GARCEA DAVIDE” di via De Cavero 4/16A che si occupa di noleggio di giochi elettromeccanici e macchine distributrici… per arrivare alla “GO srl”, ovvero il bar di Piazza Giovanni A. Aprosio 6-8-10 r di Sestri Ponente.

E chi è invece la DAMONTE? Una novella della politica? Certo che no, come non è certamente una ingenua, considerando il suo curriculum. Nel suo santino elettorale si legge: “Cinzia Damonte, 36 anni, due figli. Laureata in Economia e Commercio e in Filosofia. Funzionario dell’Agenzia delle Entrate e dal 2006 assessore all’Urbanistica del Comune di Arenzano”.
Ma vi è di più sviluppando queste coincise informazioni. Infatti la DAMONTE ha avuto una sorta di sospensione cautelativa dall’Agenzia delle Entrate in quanto vi è un indagine interna che la coinvolge. Ma è anche e soprattutto su Arenzano che occorre soffermarsi.
Infatti la DAMONTE è assessore all’Urbanistica in questo Comune, nella Giunta di Luigi GAMBINO, soggetto al centro anche lui di un rapporto della Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica perché, con un funzionario comunale Giampiero LAZZARINI, rientrava tra i soggetti che operavano a favore dei MAMONE per la partita della ex fabbrica STOPPANI. E non basta ancora, perché Cinzia DAMONTE, prima di approdare all’Italia dei Valori di Di Pietro (e quindi di essere candidata alle regionali del 2010), era in Sinistra Democratica – legata a Sinistra e Libertà – da cui è fuoriuscita quando una persona a lei molto legata, nonché portavoce del sindaco GAMBINO, fu espulsa dal partito. Si trattava di Paolo Masi, o meglio – usando il nome reale – di Pasquale ESPOSITO, ex trafficante d’armi.
il boss GARCEA e la canidata DAMONTE prendono altri volantiniCinzia DAMONTE è quindi una tassello importante se ha potuto conquistare e mantenere l’assessorato all’Urbanistica di uno dei Comuni liguri dove le speculazioni (e soprattutto gli appetiti di nuove speculazioni sull’area della ex Stoppani) sono assai elevate.

Bene, domenica 28 e lunedì 29 marzo anche in Liguria si vota… delle firme false a destra e sinistra, passando dal centro, non si è più saputo nulla perché chi di dovere non ha ancora avuto tempo di fare le verifiche e si voteranno liste che non potevano essere nemmeno presentate. Ma soprattutto si voterà con le cosche della ‘ndrangheta che hanno condizionato il voto, come nel caso che abbiamo provato, con il boss mafioso che indica senza possibilità di dubbio chi occorre votare, e come altri che coinvolgono esponenti di altri partiti da destra a sinistra, sempre passando dal centro. Questa è la Liguria, dove qualcuno ancora dice che la mafia non c’è!

Comunque, sappiano che non hanno più luoghi inviolabili dove nascondersi, né i mafiosi né i loro amici e sodali e queste foto della Casa della Legalità lo dimostrano, ancora una volta… Tentino pure di delegittimarci, di isolarci… promuovano pure nuove intimidazioni (tradizionali o per vie legali), noi andiamo avanti!

Repubblica – 25.03.2010
Cinzia Damonte, assessore ad Arenzano, a tavola con Onofrio Garcea, sotto processo per traffico di droga
La candidata e l’imputato
l’imbarazzante cena dell’Idv
di Marco Preve

Una serata elettorale fianco a fianco di un pregiudicato calabrese – indicato in alcuni rapporti della finanza come “soggetto ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata operante a Genova” – non sarebbe un buon biglietto da visita per nessun candidato. Ancora più imbarazzante, quindi, se la candidata in questione milita nelle fila del partito della legalità per eccellenza, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Lei, Cinzia Damonte, ex Ds, attuale assessore all’urbanistica del Comune di Arenzano, spiega che il nome di quel signore non le dice niente e neppure è in grado di conoscere tutte le persone che partecipano agli appuntamenti della sua campagna elettorale.
Il fatto, però, è che Onofrio Garcea, 60 anni, originario di Vibo Valentia, della cena organizzata nel ristorante pizzeria “Da Gerry”, è stato uno degli artefici. E come dimostrano le fotografie (le hanno scattate e pubblicate sul loro sito gli attivisti della Casa della Legalità), distribuendo santini e volantini, è stato al fianco della candidata per buona parte della serata, allestita per presentare la Damonte alla comunità calabrese di Genova.
“Non conosco il nome di questo signore – dice Damonte – so solo che in questo periodo ad Arenzano fanno girare voci calunniose su di me tipo che sarei indagata. Fantasie vergognose. E’ vero che sono stata oggetto di un provvedimento disciplinare dell’Agenzia delle Entrate dove lavoro, ma è questione legata ad un più ampio contenzioso. Per Garcea chieda al mio mandatario”.
Il mandatario è Enrico Zerbo: “Il nome di quel signore non mi dice nulla. No, non sono in grado né di confermare né di smentire che fosse presente. Sarà stato uno dei tanti”. Secondo alcuni presenti Garcea sarebbe stato uno degli organizzatori dell’incontro: “Non ne ho la minima idea” è la risposta di Zerbo, che non vuole o può indicare il nome delle persone con i quali è stata ideata la cena elettorale.
Onofrio Garcea è un imprenditore con interessi nel settore edile. Attualmente è imputato in un processo rinviato ormai da anni per un presunto traffico di droga con la Turchia. Qualche anno fa venne assolto con formula piena dall’inchiesta sui video poker gestiti dalle cosche calabresi. Risalgono invece a molto tempo prima le condanne in giudicato per droga. Di lui parlano le relazioni dei finanzieri che indagavano nell’inchiesta Mensopoli. I militari lo definivano “ben inserito negli ambienti criminali genovesi”, ma si tratta di parole che non denunciano un ruolo attivo, bensì sottolineano le sue “particolari” frequentazioni. Di certo le intercettazioni della finanza ordinate dal pm Francesco Pinto nel 2007 permettono di scoprire come Garcea sia sempre stato interessato alla politica. All’epoca, però, il cavallo su cui puntava assieme ad altri amici era quel Clemente Mastella, ministro della Giustizia e leader dell’Udeur che più distante da Di Pietro non si può.
Agli atti dell’inchiesta Mensopoli viene anche rievocato un tentativo di ottenere un incontro, in vista delle elezioni amministrative, con l’allora ministro della giustizia Clemente Mastella in occasione di una sua visita genovese. Obiettivo malamente fallito. All’appuntamento assieme a Gino Mamone, imprenditore indagato per turbativa d’asta, e Salvatore Cosma, ex assessore e consigliere protagonista di varie migrazioni politiche (oggi nel direttivo genovese dell’Italia dei Valori), c’erano anche Vincenzo Stefanelli (“precedenti penali di grosso spessore” scrivono i finanzieri) e Onofrio Garcea. Nel mirino del gruppo di Mamone, secondo gli investigatori della finanza c’erano “l’ottenimento di appalti pubblici e concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto”.

Onofrio Garcea con i volantini della Damonte, presenta la candidata25.03.2010 – Nota dell’Ufficio di Presidenza
Sono spudorati e mentono sapendo di mentire.

La Damonte dichiara: “Quel signore non mi dice niente, non posso certo conoscere tutte le persone che partecipano alle mie manifestazioni”.

1) Ma come non sa che inviti a cena accetta?

2) Uno che fa campagna elettorale, promotore della serata, seduto accanto a lei alla cena e che con grande confidenza con lei fa il giro dei tavoli per presentarla ai convenuti, distribuendo i facsimili delle schede mentre lei stringe mani e da pacchetti di “santini”, non sa con chi è?

3) Quel signore non gli dice niente? Uno dei tanti? Ma per favore… Per fortuna abbiamo il video della serata e non solo i frammenti dei fotogrammi, quindi si cerchi almeno una scusa più credibile.

4) Tutto frutto di ingenuità e spregiudicatezza nell’accettare inviti e sostegni da chi non si conosce, finendo tra le braccia di un boss della ‘ndrangheta? Allora è meglio che non faccia il pubblico amministratore o il consigliere regionale… l’ingenuità e la spregiudicatezza non sono certo caratteristiche utili a contrastare le infiltrazioni mafiose, le storture della gestione della cosa pubblica e le illegalità che piegano la pubblica amministrazione (a partire proprio dalle questioni urbanistiche).

5) Essendo poi la signora Damonte assessore della Giunta Gambino dal 2006, dovrebbe quanto meno aver letto le intercettazioni ed i rapporti della Guardia di Finanza che riguardano proprio quel Comune, il Sindaco Gambino, un funzionario del Comune e tutta la rete dei Mamone per la questione Stoppani (anche di sua competenza!). Non ha mai letto? Eppure sono stati ampiamente pubblicati non solo in rete (da noi) ma anche da “Il Secolo XIX” e da “Repubblica”. In quegli estratti pubblicati dalla stampa e sul nostro sito (oggetto anche di discussione in Consiglio Comunale!) il nome di Onofrio Garcea è presente. Non lo ha notato? Garcea è anche chiamato in causa per i rapporti con un neo dirigente regionale del suo partito, l’Idv… sfuggito anche questo dettaglio? E ancora gli sono sfuggiti tutti gli articoli della stampa che parlavano di lui per la questione droga, gioco d’azzardo e cosca Macrì?

Ultima nota, considerando sempre le giustificazioni della Damonte e del suo committente responsabile è questa: ma perché i politici, ogni qualvolta vengono ripresi in situazione scomode si arrampicano sugli specchi per negare certe frequentazioni e rapporti? Non si rendono conto che certe giustificazioni non sono credibili?

Ecco alcuni altri scatti della serata.

Espresso online – 25.03.2010

A cena con il mafioso, tempesta sull’Idv

Un boss della ‘Ndrangheta sostiene una candidata di Di Pietro in Liguria. Le immagini della festa elettorale finiscono su Internet. E nel partito scoppia il caso

Tempesta sull’Italia dei Valori a Genova per una cena elettorale molto inopportuna, soprattutto per un partito che ha fatto della legalità la propria bandiera.

La candidata dipietrista al consiglio regionale Cinzia Damonte, 36 anni, funzionario dell’Agenzia delle Entrate, ex ds e attualmente assessore all’urbanistica del Comune di Arenzano (in provincia di Genova) è stata fotografata insieme a un noto pregiudicato calabrese, indicato in alcuni rapporti della Guardia di Finanza come “soggetto ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata operante a Genova”. Il caso è scoppiato dopo che il blog Casa della legalita ha pubblicato le immagini della Damonte al ristorante-pizzeria “da Gerry” a Voltri, nel ponente genovese: “Il gran cerimoniere della serata”, scrive il sito,”era un boss della ‘ndrangheta, Orlando Garcea, già condannato per droga e coinvolto nell’inchiesta sul controllo del gioco d’azzardo dei videpoker del clan dei Macrì, di cui è considerato un esponente di vertice”.

Il boss, secondo il sito, “accompagnava la candidata da tutti i convenuti, passando da una tavolata all’altra. Il Garcea distribuiva il facsimile della scheda elettorale con l’indicazione di voto per l’Idv e la Damonte, mentre la candidata stessa ringraziava, stringeva mani e consegnava a tutti i suoi santini elettorali”.

Dalle immagini pubblicate sul sito si vede la giovane candidata sorridente, in piedi accanto a un tavolo, con a fianco il boss della malavita calabrese con una camicia a righe. Il clima pare molto disteso e informale.

La vicenda è stata subito ripresa dalle pagine locali di “Repubblica” che ha sentito in merito anche la candidata: “Non conosco il nome di questo signore”, ha detto la Damonte a “Repubblica”: “So solo che in questo periodo ad Arenzano fanno girare voci calunniose su di me tipo che sarei indagata. Fantasie vergognose. E’ vero che sono stata oggetto di un provvedimento disciplinare dall’Agenzia delle Entrate dove lavoro, ma è questione legata ad un più ampio contenzioso”. Un collaboratore della Damonte, Enrico Zerbo, ha cercato di minimizzare: “Il nome di quel signore non mi dice nulla. Sarà stato uno dei tanti”.

Onofrio Garcea, spiega “Repubblica” di Genova , “un imprenditore con interessi nel settore edile attualmente imputato in un processo per un presunto traffico di droga con la Turchia, già assolto con formula piena dall’inchiesta sui videopoker gestiti dalle cosche calabresi ma con diverse condanne in giudicato per droga.

Idv a cena con la 'ndrangheta

– 25.03.2010

Idv a cena con la ‘ndrangheta,
Giulio Cavalli: “La Damonteprenda le distanze e chieda scusa”

di Giulio Cavalli, candidato indipendente dell’Italia dei valori alleelezioni regionali in Lombardia

Ho letto (e guardato) con sconcerto e una certa desolazione l’articolo dellaCasa della Legalità sulla cena elettorale della candidata Cinzia Damonteinsieme a Orlando Garcea, indicato da più fonti come esponente di spicco di’ndrangheta, già condannato per droga e coinvolto nell’inchiesta sul controllodel gioco d’azzardo dei videpoker del clan dei Macrì, di cui è considerato unesponente di vertice. Ho riletto con attenzione anche la risposta della Damonteche dichiara di “non sapere il nome di quel signore” e la rispostadel suo mandatario elettorale Enrico Zerbo che dice “Il nome di quelsignore non mi dice nulla. No, non sono in grado né di confermare né dismentire che fosse presente. Sarà stato uno dei tanti”.

Al di là dei giudizi nel merito, ancora una volta, mi spiace dirlo, leggo larisposta sbagliata.

Chi mi segue sa bene quanto abbia espresso con rabbia la mia desolazione versochi, come Maullu o Colucci o tanti altri, si è sempre difeso dicendo di”non sapere” o addirittura di “non potere sapere con tutte lepersone che si incontrano in campagna elettorale”. Nessuno si sogna di criminalizzaregli eventuali incontri nell’attività politica (anche se, personalmente, conoscobenissimo chi mi paga le cene elettorali e chi organizza i miei appuntamenti);qui si tratta di chiedere scusa e prendere le distanze da qualsiasi individuoche sfoggi credibilità criminale giocando di sponda con questo o quel politico.

E prendere le distanze con la schiena dritta significa evitare teorie dicomplotto e creare subito piuttosto una barriera contro mafiosetti infiltratifacendo i nomi e i cognomi: che si risponda dichiarando che Garcea e i suoicompari troveranno sempre una feroce ostilità politica.

Ogni cena elettorale con l’odore marcio di mafie è l’occasione doverosa perprendere una posizione. Un’occasione d’oro per dichiarare da che parte stare.Che sia una candidatura di destra o di sinistra. La superficialità e ladisattenzione verso le mafie sono il vero concime della criminalitàorganizzata; un’indifferenza che si paga. E cara. Potete chiedere a mia moglieo ai miei figli.

“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino adun mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti conle organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindiquel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché lamagistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, puòdire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho lacertezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso.Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi,altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varieamministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovuteconseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivanoreato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosapubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietrolo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è unuomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politiciquantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparireonesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunticomunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituentireati”.
(Paolo Borsellino, dalla lezione del 26 gennaio 1989 all’Istituto TecnicoProfessionale di Bassano del Grappa)


IL FATTO – 26.03.2010

La ‘Ndrangheta e i voti della candidata Idv
Genova, cena elettorali della Damonte: a volantinare Garcea, pregiudicato e legato al clan Macrì

di Sandra Amurri

A testimoniare la cena elettorale per la candidata dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro alle regionali in Liguria Cinzia Damonte, organizzata da Onofrio Garcea, legato alla famiglia Macrì, 60 anni, originario di Vibo Valentia, già condannato per droga e sotto processo per traffico di stupefacenti con la Turchia, ci sono le foto scattate dagli attivisti della Casa della Legalità di Genova che informati da una telefonata di uno degli invitati hanno prenotato un tavolo alla pizzeria “da Gerry” a Voltri. Pizzeria dove vi erano circa 60 persone, tra cui molti calabresi, ai quali Garcea presentava la candidata dell’Idv nella coalizione Claudio Burlando (Pd). Distribuiva il fac-simile della scheda elettorale con l’indicazione di voto per l’Idv e la Damonte, mentre la candidata ringraziava, stringendo mani e consegnando i suoi santini elettorali. La candidata Damonte da noi raggiunta al telefono senza battere ciglio, ha risposto: “Ha fatto molte cene, incontro molte persone, stringo molte mani ma non chiedo il loro certificato penale”. Non crede che sia diverso da una cena organizzata per lei da uno legato a una famiglia di ‘Ndrangheta?: “Deve parlare con il mio comitato elettorale, con il mio mandatario e se desidera farmi ancora domande mi invii una e-mail perché io non so chi sia lei” risponde irritata e riattacca. Una candidata diffidente con i giornalisti ma non con chi è in odore di mafia e che dice di non conoscere come tutti finché vengono scoperti nonostante ricoprano ruoli istituzionali. Il mandatario della Damonte, Enrico Zerbo si difende senza però voler dire chi ha organizzato la cena: “Il nome del quel signore non mi dice nulla. No, non sono in grado né di confermare né di smentire che fosse presente. Sarà stato uno dei tanti”. Ma Garcea, titolare con figli di diverse attività commerciali non era un invitato ma colui che aveva invitato i presenti. E che sia uno legato alla criminalità organizzata calabrese a Genova è un fatto noto. Più volte arrestato, già finito nel rapporto della Guardia di Finanza per il filone d’inchiesta sul voto di scambio in cui, come scrivono gli attivisti della Casa della Legalità “venne accertato che i rapporto tra gli esponenti della ‘ndrangheta e le politica vedessero come punto di contatto Salvatore Ottavio Cosma divenuto nel frattempo “responsabile regionale dipartimenti tematici dell’Italia dei Valori in Liguria” Le indagini tecniche hanno consentito di accertare che Cosma Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita ed in particolare con Mamone Gino, Stefanelli Vincenzo, Malatesti Piero e Garcea Onofrio”.
E dalle intercettazioni della Guardia di Finanza ordinate dal pm Francesco Pinto nel 2007 emerge che Garcea è sempre stato interessato alla politica. Allora il suo “preferito” era il leader dell’Udeur il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Ma la Damonte, assessore all’urbanistica nel comune di Arenzano della Giunta Gambino dal 2006, non sa nulla dei rapporti della Guardia di Finanza e delle intercettazioni che riguardano proprio il Sindaco Pd che l’ha nominata e un funzionario del Comune e tutta la rete degli imprenditori edili della famiglia mafiosa dei Mamone.
Il Sindaco Gambino è coinvolto con un funzionario comunale Giampiero Lazzarini in quanto avrebbe operato con Mamone, anche lui ritenuto legato alle famiglie mafiose e titolare della Eco.Ge, impresa di bonifiche e dell’immobiliare Sviluppo Fe.Al, come indicato dalla DIA fin dal 2002 per rilevare l’area e gli impianti della ex fabbrica Stoppani. Gino Mamone chiama il sindaco affinché sostenga il suo progetto e il sindaco risponde: “Torno proprio ora da una riunione per spinarti la strada”. Poi da un altro telefono chiama il funzionario che definisce “firmatutto” e gli dice che bisogna fare questa cosa con i Mamone.
Ma la Damonte non sa nulla nonostante siano notizie pubblicate da Il Secolo XIX e oggetto discussione anche in Consiglio Comunale. Indagine in cui ricorre spesso il nome di Garcea assieme a quello di un dirigente del suo stesso partito l’Idv. Non sono troppe le cose che sfuggono all’attenzione dell’assessore candidata? Ma chi è Cinzia Damonte? Trentasei anni, due figli, laureata, funzionario dell’Agenzia delle Entrate da cui è stata sospesa in via cautelativa a causa di un’indagine interna. Prima di approdare all’IdV era nei Ds poi a Sel da dove è subito uscita a seguito dell’espulsione di un suo caro amico Paolo Masi, portavoce del sindaco Gambino (Pd) a seguito della scoperta della sua vera identità: Masi era in realtà Pasquale Esposito, campano, arrestato e condannato per traffico di armi. Burlando, come dice il suo portavoce, è impegnato in campagna elettorale. Mentre voci attendibili dicono che l’Idv discuterà del caso Damonte martedì. A urne chiuse.
verso l'inzio delle presentazioni... il boss fa strada alla candidataUfficio di Presidenza – 26.03.2010 Siamo sempre più sconcertati dell’omertà politica!

La ‘ndrangheta influenza il voto in Liguria. Per la prima volta si hanno immagini inequivocabili in cui un boss mafioso – con candidata al seguito – fa la campagna elettorale per un candidato specifico. E’ un fatto inquietante che avviene a Genova e che conferma che la pista del voto di scambio politico-mafioso battuta dalla Procura in occasione delle scorse elezioni amministrative non era sbagliata. Il fatto è questo e su questo tutti tacciono.
Tace Di Pietro, il “moralizzatore” leader dell’Italia dei Valori, il partito della candidata supportata direttamente da uno degli esponenti di vertice della cosca Macrì.
Tace Paladini (così come gli altri candidati dell’Italia dei Valori in Liguria).
Tace Claudio Burlando, candidato presidente della Regione Liguria – che già emerse aveva rapporti e incassò fondi, certamente attraverso l’associazione Maestrale, dalla società EcoGe dei Mamone, famiglia indicata dalla DIA sin dal 2002 come legata alla ‘Ndrangheta.
Tacciono gli altri esponenti e candidati del centrosinistra.
Tacciono anche quelli del centrodestra.
Nessuno osa affrontare quanto documentato: l’impegno concreto ed attivo della criminalità organizzata calabrese nell’influenzare l’esito delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010.
La Damonte avrebbe dovuto essere cacciata all’istante dal suo partito ed invece niente! Vi sarebbe dovuto essere un levarsi di sdegno e deciso rifiuto del voto mafioso da parte degli altri candidati, dei partiti. Invece nulla! Siamo all’omertà politica a 360 gradi… Tutti sono a caccia dei voti delle cosche mafiose, dal ponente al levante ligure, passando per le riviere. Tutti hanno necessità di quei pacchetti di voti e quei finanziamenti… e tutti i partiti e politici di primo piano, i cosiddetti “papabili” sino ai candidati Presidente, non possono permettersi di prendere posizione perché troppo compromessi.


MICROMEGA online – 26.03.2010

A cena con il boss, Damonte: “Non sapevo”.
La Casa della Legalità: “A chi la vuole raccontare?”

“Non sapevo, è stato un errore imperdonabile”. Cinzia Damonte, candidata Idv alle elezioni regionali in Liguria, risponde così a MicroMega dopo la pubblicazione delle foto, scattate dagli attivisti della Casa della Legalità di Genova, che la ritraggono a cena con Onofrio Garcea, boss della ‘ndrangheta. A seguire pubblichiamo la controreplica, punto per punto, dell’Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità.

Ho letto con sconcerta l’articolo apparso sul blog della Casa della legalità. Così come ho letto l’intervento di Giulio Cavalli su MicroMega. Durante questa campagna elettorale, per me la prima a livello regionale, ho fatto decine di incontri e diverse cene tutte autofinaziate anche con il contributo economico dei partecipanti. In questi incontri ho conosciuto per la prima volta centinaia e centinaia di persone. Giovani, disoccupati, operai, piccoli imprenditori, commercianti, pensionati. Il tutto organizzato solo ed esclusivamente dal mio comitato elettorale. Alla cena in questione erano presenti 4 rappresentanti della Casa della legalità che conoscevo benissimo perchè piu’ volte sono intervenuti ad Arenzano nelle assemblee sulla Stoppani. I Signori in questione avevano una telecamera in bella vista e hanno ripreso buona parte dell’incontro. Non avendo nulla da nascondere ho continuato tranquillamente la serata parlando con tutti i presenti. I signori in questione avrebbero potuto e dovuto chiamarmi e chiedermi conto della presenza del Signor Garcea. Non l’hanno fatto pregustando uno scoop. Legalità significa anche onestà. Comunque, ripeto così come dichiarato agli organi di stampa, non conoscevo il Signor Garcea e neppure i suoi precedenti penali. Si usa dire così, ma così è. La mia inesperienza in campagne elettorali al di fuori del mio paesello, dove conosco tutti, mi ha fatto commettere un errore imperdonabile. E di questo chiedo scusa a tutti. All’IDV, ai miei compagni di “viaggio” e sopratutto a quanti sono impegnati in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata. Sono una persona onesta, e mai vorrei che il mio nome possa essere accostato alle cosche e quanti delinquono.
Cordialità
Cinzia Damonte

Signora Cinzia Damonte, a chi la vuole raccontare?
dell’Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità

Cinzia Damonte dichiara di aver provato sconcerto nel leggere l’articolo del sito (non blog) della Casa della Legalità e l’intervento di Giulio Cavalli su MicroMega? Il principe De Curtis le risponderebbe: ma mi facci il piacere!

La Damonte ci rifila la romanzina che è una giovane inesperta e sfugge alle questioni da noi sollevate. Quindi ripassiamole in rassegna, via via che rispondiamo alla sua nota, così si capirà meglio il tentativo, alquanto malriuscito, di tirarsi fuori salvando la faccia dal punto di vista mediatico ma incassando l’appoggio (e i voti) procacciati dal boss Onofrio GARCEA.

Innanzitutto come Casa della Legalità non facciamo “scoop”, non li abbiamo mai perseguiti e mai li perseguiremo. Non siamo giornalisti e non “vendiamo” notizie o scoop.
Abbiamo fatto una denuncia pubblica, che è cosa ben diversa. E’ una delle attività che facciamo da sempre (come anche collaborare con i reparti investigativi dello Stato) e la Damonte lo sa bene, visto che al Comune di Arenzano si è spesso parlato delle questioni da noi sollevate per la Stoppani e per la questione dei rapporti del suo Sindaco con Gino Mamone, della famiglia Mamone della ‘Ndrangheta, così come dal 2002 indicata inequivocabilmente dalla Direzione Investigativa Antimafia, attiva a Genova con infiltrazioni negli appalti pubblici.
Definire la nostra attività una ricerca di “scoop” dimostra che nella Damonte vi è malafede o che forse avrà anche letto il sito, ma di certo ci ha capito poco, se non nulla.
Ora veniamo al resto – come nella nostra abitudine – punto per punto, proprio come abbiamo recentemente fatto con il suo coordinatore regionale On. Paladini.

La Damonte afferma che “Durante questa campagna elettorale, per me la prima a livello regionale, ho fatto decine di incontri e diverse cene tutte autofinaziate anche con il contributo economico dei partecipanti. In questi incontri ho conosciuto per la prima volta centinaia e centinaia di persone. Giovani, disoccupati, operai, piccoli imprenditori, commercianti, pensionati”.
Cosa ci rappresenta questo passaggio? Sarebbe una risposta ai fatti da noi riportati pubblicamente? Non c’entra un bel niente con la questione sollevata rispetto alla cena in cui il boss della ‘ndrangheta le faceva campagna elettorale. E poi: scrive che ha incontrato “per la prima volta centinaia e centinaia di persone” e questo dovrebbe significare (se è persona seria) che Lei ha ben presente chi sono, le loro problematiche e le loro aspettative, oppure vuole dire (ed ammettere ai cittadini-elettori) che li ha incontrati solo per dargli un volantino con scritto di votare per Lei e di chi sono non può fregargliene di meno?

Poi aggiunge che “Il tutto organizzato solo ed esclusivamente dal mio comitato elettorale”.
E chi è il suo “comitato elettorale”? E’ un ectoplasma, sono alieni o è fatto di persone con nomi e cognomi? Chi sono? Ed ancora: che cosa vuole dirci con questo passaggio?
Forse che è il suo “comitato elettorale” le ha organizzato la cena con il boss della ‘ndrangheta per incastrarla? O forse che il suo “comitato elettorale” non verifica chi viene a proporle iniziative di promozione, come in questo caso, in cui si finisce in una cena con la comunità calabrese in cui Lei è accompagnata nella presentazione da un boss della ‘ndrangheta? Nel primo caso e nel secondo non le pare che sia platealmente ben poco credibile questa giustificazione? Visto poi che è il “suo” questo “Comitato elettorale” e lo avrà quindi ben formato lei (o no?), non ci pare che abbia comunque avuto (se si prende per buona la sua giustificazione per cui la responsabilità dell’accaduto è del Comitato) una capacità di selezione e valutazione adeguata (fatto che comunque non appare credibile dopo circa 4 anni di ruolo pubblico come assessore all’urbanistica di uno dei principali Comuni della riviera ligure). Ma andiamo avanti.

La Damonte afferma ancora che: “Alla cena in questione erano presenti 4 rappresentanti della Casa della legalità che conoscevo benissimo perchè piu’ volte sono intervenuti ad Arenzano nelle assemblee sulla Stoppani. I Signori in questione avevano una telecamera in bella vista e hanno ripreso buona parte dell’incontro. Non avendo nulla da nascondere ho continuato tranquillamente la serata parlando con tutti i presenti. I signori in questione avrebbero potuto e dovuto chiamarmi e chiedermi conto della presenza del Signor Garcea. Non l’hanno fatto pregustando uno scoop. Legalità significa anche onestà”.
E qui la Cinzia Damonte fa davvero un tentativo per darla a bere che ha del clamoroso!
1) “Alla cena erano presenti 4 rappresentanti della Casa della Legalità”??? “… che conosce benissimo perché più volte sono intervenuti ad Arenzano nelle assemblee sulla Stoppani”???
Non hanno mai detto alla Damonte che tre bufale di fila non fanno una verità, ma rimangono menzogne?
a) della Casa della Legalità eravamo in due, le altre due persone non erano proprio della Casa della Legalità e la sfidiamo a dimostrare il contrario!
b) dei “4 rappresentanti” ovvero dei quattro presenti in sala poteva aver riconosciuto solo 2 persone, Abbondanza e Castiglion, che sono intervenuti più volte alle assemblee sulla Stoppani, ma gli altri due proprio no, perché non sono dell’associazione e mai sono stati alle assemblee sulla Stoppani!
c) “Alla cena”??? Signora Damonte, ma che dice??? Noi siamo entrati per mangiare una pizza chiedendo se vi era posto e la cameriera ci ha fatto accomodare ad un tavolo ben staccato dalle tre tavolate della cena elettorale sua, perché nella saletta a lato era tutto occupato. Ed alla fine, quando troppi sguardi ci osservavano non proprio amichevolmente, ce ne siamo andati, abbiamo pagato il nostro conto alla cassa (4 pizze, 2 profiterol, bevande e 4 caffè) e ce ne siamo andati, salutando solo l’oste (e prendendo due santini e due biglietti da visita del ristorante che erano accanto alla cassa, così come ricordo).
Quindi la Damonte non dica e non faccia intendere che la Casa della Legalità avesse dei “rappresentanti” alla sua “cena” con il boss della ‘ndrangheta, così come non faccia intendere che ha riconosciuto i “4” della Casa della Legalità perché sono bufale madornali, insostenibili!
La sensazione molto forte che abbiamo è che la candidata dell’Idv abbia scoperto che eravamo noi dopo la pubblicazione dell’articolo sul sito della Casa della Legalità e le conseguenti domande dei giornalisti. Anche perché quelle foto da noi pubblicate potevano essere state riprese solo da chi era seduto a quel tavolo dove eravamo noi… e non ci vuole un segugio per scoprirlo.
Ma andiamo avanti.

La Damonte afferma che: “I Signori in questione avevano una telecamera in bella vista e hanno ripreso buona parte dell’incontro. Non avendo nulla da nascondere ho continuato tranquillamente la serata parlando con tutti i presenti”.
Avevamo si una videocamera ed abbiamo ripreso. Ma non era proprio in bella vista, anche perché alcuni ci guardano con sguardi non molto “amichevoli” (diciamo così), soprattutto alcuni, seduti proprio alla sua tavolata. Se voleva che facessimo un bel video e ci aveva riconosciuti, perché non è venuta a dirci che potevamo riprendere la cenetta o quanto meno farci un saluto o chiederci la ragione di tali riprese? Suvvia non scherziamo!

E ancora: “I signori in questione avrebbero potuto e dovuto chiamarmi e chiedermi conto della presenza del Signor Garcea”.
Noi dovevamo informare Lei di chi era seduto a capotavola vicino a Lei, ovvero il boss Onofrio GARCEA?
Noi dovevamo dirLe chi era che ha invitato diversi calabresi alla cena elettorale, ovvero il boss Onofrio GARCEA?
Noi dovevamo comunicarLe chi si era scelta come “promoter” che l’accompagnava – ovvero il boss Onofro GARCEA – ai tavoli, presentandola ad ogni singolo convenuto, consegnando (lui) il facsimile della scheda elettorale con l’indicazione di voto, mentre Lei sorrideva, stringeva mani e distribuiva mazzette di santini elettorali?
Scusi ma Lei, signora Damonte, ha due figli e due lauree, è un funzionario pubblico ed è assessore dal 2006, e vorrebbe farci credere che ha bisogno di un tutore che le dice con chi si accompagna o da chi si fa presentare per avere i voti? Cosa dobbiamo allora pensare rispetto a questi anni, in cui Lei, senza “tutore”, ha fatto l’amministratore pubblico ad Arenzano?
La storiella del non sapevo che continua a ripetere, ma non la beviamo… anche perché, tra le altre cose, la Damonte:
– non può non sapere delle infiltrazioni mafiose nella sua Arenzano; oppure vuole farci credere che è ignorante (nel senso che ignora, naturalmente), ingenua e non si informa?
– dovrebbe conoscere i contenuti dei rapporti della Guardia di Finanza sulla vicenda Stoppani riportati ampiamente da stampa, volantini e siti internet (oltre che discussi anche nelle assemblee sulla Stoppani, non ricorda?); oppure di nuovo è ancora una volta ignorante, ingenua e non si informa?
– milita nell’Italia dei Valori dove responsabile regionale dei dipartimenti tematici è Salvatore Ottavio Cosma, ed anche qui Lei non ha letto niente delle inchieste della Procura sul voto di scambio con le cosche della ‘ndrangheta ampiamente riportate dalla stampa (Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole 24 Ore, Il Secolo XIX) oltre che su internet? Non ci dica che anche qui non sa dei Mamone, degli Stefanelli e così via, sino proprio a Onofrio GARCEA? Sempre ignorante, ingenua e non si informa?

Cinzia Damonte, non ci prenda in giro, Lei è adulta e vaccinata, sa benissimo come si fa politica, altrimenti cosa si candida a fare in Regione se non è capace nemmeno di sapere con chi si siede a tavola? Con che faccia resta assessore di un Comune se non è in grado di riconoscere chi la supporta e le porta i voti?
La signora Damonte è inoltre assessore all’urbanistica in uno dei Comuni della riviera dove sono già andate in scena e rischiano di ripetersi pensati speculazioni edilizie. Ed il settore delle cementificazioni, in Liguria, come già emerso da tempo, è uno dei settori di maggiore infiltrazione delle mafie ed il loro ricilaggio. E la Damonte non conosce i nomi delle principali famiglie mafiose di Genova? Complimenti, da davvero delle ottime garanzie di un efficace e impermeabile gestione della cosa pubblica, sic!

Ancora la Damonte ribadisce poi che “Comunque, ripeto così come dichiarato agli organi di stampa, non conoscevo il Signor Garcea e neppure i suoi precedenti penali. Si usa dire così, ma così è”.
Non lo conosce? Ahh e come mai eravate così in confidenza? E di nuovo: si fa sponsorizzare da uno che non sa nemmeno chi sia? Alla Damonte proprio non pare – prendendo per vero che “non conosceva” – che il suo è un atteggiamento troppo spregiudicato e quindi pericoloso ed improprio per chi gestisce la cosa pubblica? Ed ancora: adesso che lo conosce, può dire che lo disprezza ed i suoi voti, quelli della cosca Macrì e della ‘ndrangheta, Lei non li vuole perché sono persone indegne e che meritano solo disprezzo sociale? Perché non lo dice? Perché non ha dichiarato questo alla stampa anziché dire solo che “non sapeva”? Perché non ha mandato un comunicato stampa per dirlo chiaro e netto? Doveva arrivare qualche indicazione in merito perché si accorgesse che quella linea “difensiva” non reggeva? Pensa che come giustificazione basti dire “non sapevo” e per questo le scuse debbano essere accolte? Non ci prenda in giro!

Quindi aggiunge: “La mia inesperienza in campagne elettorali al di fuori del mio paesello, dove conosco tutti, mi ha fatto commettere un errore imperdonabile. E di questo chiedo scusa a tutti. All’IDV, ai miei compagni di “viaggio” e sopratutto a quanti sono impegnati in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata”.
– La scusa dell’inesperienza non vale, se una persona è inesperta non si candida a gestire la cosa pubblica o ad un assemblea legislativa come il Consiglio Regionale! Ripetere in eterno il ritornello “non sapevo” e dell’ “inesperienza” è un insulto all’intelligenza, ce lo lasci dire, signora Damonte.
– Vi è un passaggio, quello sul “paesello”, dove dice che Lei conosce tutti. Vediamo.
Allora conosceva anche la vera identità di Paolo Masi, in realtà Pasquale Esposito, ex trafficante d’armi, persona a Lei molto legata e che aveva la cura della comunicazione dal Sindaco Gambino per il Comune di cui Lei è assessore… Come mai non lo ha mai dichiarato che Paolo Masi non era il vero nome? Come mai ha taciuto una cosa che sapeva del suo “paesello”?
Non basta? Andiamo avanti.
Allora sapeva dei Mamone e della falsa bonifica alla Stoppani e dei rapporti di appoggio di cui godevano questi nell’amministrazione comunale di cui Lei faceva e fa parte. Ed allora non vi sarebbe stato bisogno di leggere i rapporti (e le intercettazioni) della Guardia di Finanza trasmesse alla Procura perché Lei sapesse. Cose che riguardano il suo “paesello” dove conosce tutti… lo dice Lei, no?
Ancora avanti: quindi conosceva anche quell’altro signore di Arenzano che collaborava con l’Amministrazione Comunale (come dichiarava lui) e si indicava come consulente finanziario, ovvero Giovanni Pinelli, segretario provinciale dell’IdV genovese, sino all’ultima conferenza di Vasto del 2009, ovvero sino a quando “Il Secolo XIX” ha pubblicato qualche dato in più sulla persona rendendo noto che era stato allontanato dalla Guardia di Finanza perché sotto processo per concussione, truffa ed altro. Anche lui è del suo “paesello” lo conosceva certamente, conosce tutti, lo dice lei, o no? E non ha pensato, anche qui, che fosse il caso di dire qualcosa?
A questo punto ci fermiamo e chiediamo alla Damonte solo una cosa, visto che su questo ha proprio omesso una risposta: la questione dell’indagine interna all’Agenzia delle Entrate a che punto è? Lei è sempre a casa dal lavoro, giusto? Si trattava di un inchiesta interna relativa ad alcune “agevolazioni” effettuate in merito ad alcune verifiche o altro?
Ah ancora una bazzecola: tra le pratiche in esame al Comune di Arenzano, tra Commissione Edilizia, Urbanistica e Conferenze di Servizi, vi era in questi giorni (eventualmente con rinvio sopravvenuto), per pura casualità, qualche pratica di calabresi?

Signora Damonte, in conclusione, sappia che le scusanti e scuse, così come da Lei formulate, condite da falsità spudorate, forse la daranno a bere a qualcuno che ci casca, ma non certo a noi.
E le diciamo di più: Lei quella sera si vedeva essere in perfetta sintonia con il boss della ‘ndrangheta, Onofrio GARCEA, già indicato come esponente di vertice della cosca dei MACRI’ a Genova (cosca che non fa solo affari ma spara anche), è molto difficile poter credere alle sue scusanti, soprattutto considerando le bufale che ha scritto in questa sua nota di risposta al nostro articolo ed a quello di Giulio Cavalli.

Quando una persona è pulita e non ha nulla da nascondere o da temere non racconta frottole arrampicandosi sugli specchi e, soprattutto, non va a cena con un boss mafioso (il cui atteggiamento e la cui postura è inequivocabile, soprattutto davanti alla propria comunità), ed il cui nome e cognome, che certamente non può affermare esserle stato sconosciuto, digitato in Google le avrebbe fornito molti dettagli…. e così, tanto per agevolare i lettori, eccone alcuni:

Partiamo da un estratto della Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia (2006) che riportiamo per facilità
(e comunque disponibile qui: http://www.parlamento.it/parlam/bicam/14/Antimafia/documenti/rel.conclusiva1.pdf)
“Emerge anche la gestione del gioco d’azzardo:
«Va, peraltro, a tale proposito, ricordato l’esito del dibattimento celebrato dinanzi al Tribunale di Genova nei confronti di numerosi imputati del delitto di cui all’art. 416 cod. pen. ipotizzato in relazione alle modalità di controllo del mercato dell’installazione di cd. Videopoker negli esercizi pubblici genovesi da parte di calabresi (appartenenti alle famiglie Macrı` e Garcea). Con sentenza del 15 luglio 2004, le motivazioni della quale sono state depositate il successivo 22 settembre, il Tribunale suddetto, pur qualificando il gioco d’azzardo come contravvenzione, ha riconosciuto la fondatezza delle accuse formulate in ordine al reato associativo e a specifiche condotte estorsive finalizzate all’imposizione del noleggio dei suddetti apparecchi da parte degli esercenti commerciali (alcune imputazioni di estorsione e violenza privata sono tuttavia cadute per effetto della scelta delle vittime di avvalersi della facolta` di non rispondere in diretta nel quadro di un clima di intimidazione apparso chiaro anche nel corso del dibattimento). In sostanza, i giudici genovesi hanno comunque riconosciuto che il titolare di una nota ditta del settore (Magnano Maurizio) si era unito al gruppo di calabresi (ai quali veniva corrisposto uno stipendio mensile) al fine di contrastare i concorrenti sostenuti da gruppi malavitosi siciliani (facenti capo ai fratelli Fiandaca) nel controllo del gioco d’azzardo, ricorrendo all’intimidazione per estendere la propria rete di noleggio e per recuperare i crediti di gioco. In particolare, i fratelli Giuseppe e Nicodemo Macrı` sono stati condannati alla pena rispettivamente di otto e sette anni e sei mesi di reclusione. Analoga sanzione e` stata irrogata nei riguardi di Magnano Maurizio. Particolare significato, infine, ha la condanna di Garcea Onofrio, il cui ruolo direttivo all’interno dell’associazione e` stato riconosciuto nonostante all’epoca dei fatti contestati egli fosse gia` detenuto, risultando comprovata la diramazione di direttive criminose dal luogo di detenzione grazie ai colloqui con il figlio Davide»”.

E qui qualche link:
http://www.genovaweb.org/ras2009/20090619_repubblica_pandora.pdf
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/19/quegli-agganci-vantati-in-pubblico-tranquilli-sono.html
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/print.aspx?Id=366943&ty=a
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/12/video-poker-chiesti-50-anni-di-carcere.ge_028videopoker.html
http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=8223&Itemid=131

Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità

PS: La risposta della Damonte, con bufale, scusanti e soprattutto con le scuse coperte dal “non sapevo”, “non conoscevo” e dalla cosiddetta “ingenutità”, non risolvono il problema che abbiamo sollevato, pesante come un macigno come ha chiaramente espresso in questo passaggio – che riportiamo e sottoscriviamo – Giulio Cavalli, proprio nel suo intervento sul sito di MicroMega: “…Ho riletto con attenzione anche la risposta della Damonte che dichiara di “non sapere il nome di quel signore” e la risposta del suo mandatario elettorale Enrico Zerbo che dice “Il nome di quel signore non mi dice nulla. No, non sono in grado né di confermare né di smentire che fosse presente. Sarà stato uno dei tanti”.
Al di là dei giudizi nel merito, ancora una volta, mi spiace dirlo, leggo la risposta sbagliata.
Chi mi segue sa bene quanto abbia espresso con rabbia la mia desolazione verso chi, come Maullu o Colucci o tanti altri, si è sempre difeso dicendo di “non sapere” o addirittura di “non potere sapere con tutte le persone che si incontrano in campagna elettorale”. Nessuno si sogna di criminalizzare gli eventuali incontri nell’attività politica (anche se, personalmente, conosco benissimo chi mi paga le cene elettorali e chi organizza i miei appuntamenti); qui si tratta di chiedere scusa e prendere le distanze da qualsiasi individuo che sfoggi credibilità criminale giocando di sponda con questo o quel politico.
E prendere le distanze con la schiena dritta significa evitare teorie di complotto e creare subito piuttosto una barriera contro mafiosetti infiltrati facendo i nomi e i cognomi: che si risponda dichiarando che Garcea e i suoi compari troveranno sempre una feroce ostilità politica.
Ogni cena elettorale con l’odore marcio di mafie è l’occasione doverosa per prendere una posizione. Un’occasione d’oro per dichiarare da che parte stare. Che sia una candidatura di destra o di sinistra. La superficialità e la disattenzione verso le mafie sono il vero concime della criminalità organizzata; un’indifferenza che si paga…”

la politica e l'Idv, sulla candidata con il bossAGGIORNAMENTO ALLE 19:43 del 26.03.2010
Nell’Idv aumenta l’indignazione
ma Di Pietro difende la Damonte a cena con il boss
dell’Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità

Nell’Italia dei Valori il dibattito prosegue. Naturalmente non a Genova e Liguria dove, come ci ricorda Marco Preve (clicca qui) sul suo blog, regna sovrano il “non vedo, non sento, non parlo”.
Dopo Giulio Cavalli che ha espresso la sua totale indignazione ieri su MicroMega, oggi anche Benny Calasanzio ha fatto lo stesso dichiarando: “Sento come obbligo morale, in virtù della mia storia familiare e personale, chiedere al presidente del partito che mi ha coraggiosamente candidato alle elezioni regionali in Veneto, Antonio Di Pietro, di rimuovere subito la candidatura di Cinzia Damonte prima delle elezioni”.
Ma nell’Italia dei Valori c’è soprattutto il leader Antonio Di Pietro che ha rotto il silenzio e preso posizione… difendendo – ma guarda un po’ – la Cinzia DAMONTE, mistificando la realtà, riducendola ad una questione di “una foto” ed etichettandola come iniziativa volta ad infangare l’Idv. Chiaro? Qualcuno non ci crede? Ecco il testo del passaggio del post di Antonio Di Pietro nel suo blog:
“La cosa vera è che tutti sanno cos’è l’Italia dei Valori e chi sono io, e lo sanno tutti che nessuno può affidarsi a noi se viene dalla criminalità. Lo dico per me e in difesa di una signora, Cinzia Damonte, che viene dalla società civile. Nella Rete, nelle ultime ore, gira una sua foto dove viene ripresa in una cena elettorale con decine di persone, tra cui una di queste con dei precedenti penali. Come fa a sapere se tra quelli che arrivano alla cena elettorale c’è qualcuno di poco di buono? Questa signora sta letteralmente piangendo, disperata, perché non ha mai fatto politica. Ha sempre fatto attività sociale. Una persona per bene e pulita che si è trovata accusata, proprio nel momento topico della campagna elettorale, di essere vicina ad un poco di buono. Questo non è fare politica, questo è un tentativo di infangare un partito perché sotto elezioni lo si vuole fermare.”
La signora piange? Una sua foto? Una persona tra tante? Di Pietro non racconti bufale, anche lei ha perso colpi come segugio o, ancora una volta vale la regola dei due pesi e due misure per cui i voti della ‘ndrangheta (in questo caso) se per altri sono sporchi, invece per i suoi candidati hanno il profumo di rose?
E pensare che nemmeno Clemente Mastella aveva voluto incontrare tali personaggi che invece pare nell’Italia dei Valori ligure (con il consenso di Antonio Di Pietro in persona) siano ben considerati e accettati, anche se si chiamano Onofrio GARCEA, boss della ‘ndrangheta, non uno tra i tanti, alla cena, ma il cerimoniere che presentava la candidata ai convenuti distribuendo lui, esponente apicale della cosca MACRI’, i facsimili delle schede per votare Idv e scrivere Damonte!
Intanto in Liguria tutto tace, acqua in bocca… la legge dell’omertà regna sovrana nella politica (con la politica) e quindi, come dare torto ai ragazzi del Meetup 20 di Genova che dichiarano “se ti voto non vale“?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO CON PIACERE L’UNICA DICHIARAZIONE DI UN CANDIDATO LIGURE CHE RIFIUTA I VOTI DEI MAFIOSI

Leggo con una certa preoccupazione sul sito de “La casa della legalità e della cultura” e quindi su La Repubblica, L’Espresso e Micromega, di cene elettorali nella mia città che coinvolgono candidati alle prossime elezioni regionali.
Lo scrivente, candidato a Genova nella lista “Sinistra Ecologia Libertà” per le elezioni regionali della Liguria, con la presente RIFIUTA ogni voto di provenienza mafiosa, ndranghetusa o comunque criminale, ritenendo di gran lunga piu’ dignitoso il proprio mestiere di insegnante di sostegno a quello di Consigliere Regionale eletto dal malaffare.
Sono candidato per portare nelle istituzioni le aspirazioni di moralita’, lucidita’, correttezza, attenzione verso i piu’ deboli e questo intendo fare, e non potrei fare col voto dei mafiosi, in seno al Consiglio Regionale.
Invito tutti i mafiosi, ndranghetusi, camorristi, criminali di varia natura e financo evasori fiscali ad astenersi dal voto.
Cordiali saluti.
Paolo Fasce

Comitato Precari Liguri della Scuola
http://precariliguria.blog.kataweb.it/

AGGIORNAMENTO AL 27.03.2010 CON NUOVE FOTO….
“CINZIA DAMONTE,
IL BOSS E L’EX TRAFFICANTE D’ARMI FIDANZATO”
CLICCA QUI

E su IL FATTO del 27.03.2010 in una panoramica sui candidati in Liguria si torna a parlare di nuovo anche della questione Damonte, ecco l’articolo:
LIGURIA Al voto tra inciuci malaffare e già visto Burlando e Biasotti, come 5 anni fa. Paura astensione
di Pino Giglioli
Genova Le primarie, queste sconosciute. Se in Liguria i sostenitori di centrosinistra e centrodestra fossero stati consultati, quasi certamente sulla scheda non ci sarebbero i nomi di Claudio Burlando e Sandro Biasotti. Gli stessi due candidati che si sono affrontati cinque anni fa. Queste elezioni sono soprattutto una questione di potere. E centrosinistra e centrodestra hanno una grande paura: che gli elettori, a lungo ignorati, si vendichino con l’astensione. Ora è il momento dell’alluvione di volantini, delle telefonate casa per casa. Ma forse è tardi. Sono tanti, sui due fronti, gli elementi che alimentano la diffidenza nei confronti della politica, pure in una regione dove la partecipazione civile fa parte del dna. L’ultimo episodio, riportato dal Fatto e da Repubblica, riguarda il centrosinistra: “Cinzia Damonte, candidata alle regionali dell’Idv e assessore di Arenzano, ha partecipato a una cena elettorale della comunità calabrese distribuendo i propri santini con Onofrio Garcea, condannato per droga e indicato dalla Finanza come “ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata operante in Genova””, racconta Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità. “Non sapevo che avesse problemi con la giustizia”, si difende Damonte. Ma per gli elettori del centrosinistra è l’ultima di una serie di questioni da chiarire. Pierfranco Pellizzetti, professore universitario, è tranchant: “Burlando ha scelto una tattica opposta a quella di Vendola. In Puglia il centrosinistra ha puntato sulla propria identità, in Liguria ha imbarcato tutti”. In effetti, come ha ricordato la Stampa, tra i candidati di Burlando figurano, per dire, Susy De Martini, che un anno fa era candidata alle europee del Pdl, e Michele Fossa, su cui molti hanno sollevato dubbi per una sua vecchia richiesta di essere tesserato alla P2. E poi ci sono tanti episodi che si sono accumulati negli anni, frammenti della lenta costruzione di un blocco di potere difficile da scalfire. In città si ricorda l’associazione politica di Burlando, il Maestrale, cui sono iscritti imprenditori portuali e leader delle Compagnie dei camalli, responsabili di Confindustria e dei sindacati. Poi funzionari pubblici che per decenni hanno seguito le pratiche di urbanistica e architetti che hanno presentato i progetti, passando per gli imprenditori che li hanno realizzati. In pratica chiunque abbia potere a Genova è socio di Maestrale.
Dove la Regione ha fatto nomine, Burlando ha messo suoi sostenitori e amici. In tanti ricordano la foto sul calendario elettorale del 2005, che ritraeva il futuro presidente attorniato da nove medici. Dopo una manciata di anni oltre la metà era stata promossa. E’ passata sotto silenzio la nomina dei dirigenti di Infrastrutture Liguria, la società della Regione che gestirà appalti per miliardi di euro. Dei tre membri del cda addirittura due sono sostenitori di Burlando e membri del Maestrale. Claudio strizza anche un occhio alla Curia: al momento di scegliere il rappresentante della Regione nella Cassa di Risparmio di Genova (Carige), con una decisione senza precedenti lasciò il posto al cardinale. C’è infine chi non manda giù quel milione e mezzo di euro che la Regione ogni anno sborsa a giornali, radio e televisioni locali come pubblicità istituzionale. Spot pagati con soldi pubblici andati in onda fino a poche settimane dalle elezioni in cui si racconta quante cose belle ha fatto la Regione di Burlando. Senza contare le centinaia di migliaia di euro versate da enti regionali (soprattutto Asl) che, in questi tempi di elezioni, inondano le televisioni di spot. Nel centrodestra si lamentano, ma hanno le mani legate. “La legge che permette tutto questo – ricordano nel Pd – è stata voluta da Biasotti quando, dal 2000 al 2005, fu Governatore della Liguria”.
Ma voltandosi a destra il panorama non cambia, e gli elettori lo sanno. Se vincesse il Pdl, la filosofia del potere, quella che prevede accordi trasversali resterebbe immutata. D’altronde questo è lo stile Scajola e il fronte che supporta Biasotti è guidato dal ministro. Uno dei papabili assessori è Marco Scajola, psicologo, vicesindaco di Imperia, nipote del ministro e figlio di Alessandro, ex sindaco e già deputato Dc come il fratello Claudio. Ma assai più importante nello schieramento di Biasotti è quel posto concesso nel listino a Silvano Montaldo, voluto da Scajola nel collegio sindacale di Finmeccanica, ex tesoriere regionale di Forza Italia, piazzato anche all’aeroporto di Albenga, nominato dal ministro commissario straordinario della Merloni, il gruppo di elettrodomestici, e neo assessore provinciale di Savona. Soprannominato “il ragioniere du ministru” è una pedina fondamentale per Scajola. Nel listino, però, Biasotti ha preteso che ci fosse Roberto Dotta, ex vigile urbano il cui curriculum politico consiste tra l’altro nell’essere stato segretario, autista, compagno di viaggi, tuttofare di Biasotti quando faceva il concessionario Mercedes. Sul fronte della legalità il candidato del centrodestra ricorre ai dribbling per giustificare la presenza in lista di Marco Melgrati, sindaco di Alassio, architetto, ormai passato alla storia perché nei suoi due mandati nella perla della Riviera ha trasformato un centinaio di alberghi in seconde case. Melgrati è stato di recente condannato per questioni urbanistiche a nove mesi in primo grado ed è indagato in un’altra decina di inchieste. Nella lista Biasotti, c’è chi invece della legalità ha fatto la sua bandiera: l’ex vicequestore Salvatore Dispenza, già capo della mobile di Genova, che alle indagini di Mani Pulite partecipò in prima persona. Però una cosa è certa: martedì sera qualcuno tremerà. A fare paura non sono i nemici, ma le rese dei conti interne. Se a perdere fosse il centrodestra, per Claudio Scajola sarebbero dolori. E’ lui il simbolo del Pdl ligure, più ancora del candidato Biasotti. E se a uscire sconfitto fosse invece il centrosinistra? C’è chi prevede uno show-down senza precedenti, con i pentoloni di anni e anni di potere burlandiano pronti a esplodere.

Fonte: http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=8609&Itemid=1

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.