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Quello che emerge dai blogs, riviste di cucina, menù dei ristoranti, sono due stili un po’ diversi da una parte la riscoperta della tradizione e della cultura gastronomica del territorio, e dall’altro invece la Fusion Food che mescola ingredienti proveniente da culture diverse e da paesi lontani.

Sono due atteggiamenti che non sono in contraddizione, non c’è solo una cucina locale come non c’è solo una cucina globale, c’è un consumatore legato alle proprie radici, ma che in misura diversa adopera prodotti appartenenti ad altre culture e con questi sperimenta sapori nuovi, l’ho definita cucina glocale .

Nasce dalla fusion food, da quella modalità che spinge a mischiare ingredienti diversi di origine esotica e/o asiatica. La cultura del fusion food degli anni ’90 ci ha fatto conoscere latte di cocco, sesamo, citronella, adesso li mescoliamo con arachidi, wasabi, topinambur, zenzero, olio di oliva. Oggi la cucina glocale mescola la cucina locale o di casa propria con ingredienti provenienti da ogni dove, un po’ per scoprire nuovi sapori, per provare nuovi accostamenti con cui giocare, spinti anche da una certa curiosità, da una certa audacia dalla volonta di sorprendere e di sorprendersi.

Nuovi Ingredienti

Grazie al libero mercato e alla globalizzazione, abbiamo scoperto nuovi ingredienti provenienti da ogni dove come la frutta dall’amazzonia Acai o dall’America come il cranberry, usato per dare alle carni quel sapore particolare di dolce e salato (la salsa al cranberry per accompagnare la carne di tacchino è un classico della cucina americana), ma anche goji (nell’immagine in alto), una frutta rossa provenienti dalla Cina o yuzu, un agrume giapponese popolare nella preparazione di dolci molto utilizzato dai chefs. Stiamo famigliarizzando con il cavolo cinese, l’okra o Gombo (nell’immagine in basso), nativo verde vegetale in Africa Occidentale e del medio oriente soprattutto in Iraq.

Le spezie indiane per dare nuovi sapori, zenzero una spezia tra le più in voga, il wasabi, un condimento giapponese con un gusto pungente, deriva dalla radice di un ravanello giapponese. Tra i nuovi ingredienti rientra anche il biscotto speculos belga alla cannella che viene proposto nei dessert, come anche il dulce de leche del Sud America.

Il Miele classico cede il passo a una miele speziato o salato (curcuma, paprika, zenzero, pepe nero, origano, ) che lo rende adatto ad abbinare piatti di carne, pesce, ma anche le verdure o la frutta. Tra le erbe aromatiche più utilizzate predomina il coriandolo. Per stupire in cucina anche gli olii essenziali, trovato spazio anche le alghe (in foto la tartare di alghe), glassa all’aceto balsamico di modena ma in versione sciropposa, viene abbinato a piatti di carne.
Qualche esempio di cucina glocale: i ravioli fatti con la pasta di won ton, la crema alla senape, puntine di maiale caramellate, risotto con le alghe, carote zenzero coriandolo e lime, mela al dulce de leche.

Io riporto una tendenza che vedo, un mio punto di vista delle cose che osservo, io non sono molto per questi accostamenti anche perchè preferisco acquistare prodotti locali a km zero, sono uno di quelli che mangia riso in bianco con parmigiano, tuttavia lo ammetto mi faccio tentare qualche volta da questi ingredienti, per dare un sapore diverso a qualche salsa o qualche piatto e voi?

Fonte: http://papillevagabonde.blogspot.com/2010/03/fusion-food-o-cucina-tradizionale-nasce.html

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