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La circoncisione è una pratica che consiste nell’asportare parte o la totalità del prepuzio del pene ed in genere anche parte o tutto il frenulo, la differenza è che per la cultura europea è un intervento chirurgico che si effettua nell’ambito di un ricovero ospedaliero in casi clinici particolari, mentre per altre culture e religioni (come quella islamica e ebrea) assume un preciso valore rituale che si ritiene, erroneamente, favorisca l’igiene e la purificazione . Si deve dire che alle donne va sicuramente peggio, per loro ci sono rituali che prevedono vere e proprie mutilazioni genitali che sono conosciute con il termine “infibulazione”. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in 4 tipi differenti a seconda della gravità per il soggetto:

  1. Circoncisione o infibulazione as sunnah: si limita alla scrittura della punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche e non comporta quasi nessuna conseguenza (diffusa soprattutto in Ghana).
  2. Escissione al uasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra.
  1. Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale (molto diffusa in Egitto – 96% delle donne ha subito l’infibulazione-). La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.
  1. Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.

Questa pratica in Italia è fortunatamente vietata, infatti, la legge 9 gennaio 2006, n. 7 tutela la donna dalle pratiche di mutilazione genitale femminile, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne. Al codice penale è stato aggiunto l’articolo 583 bis che punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chi, senza esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili. Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. L’infibulazione invece è praticata in 28 Paesi dell’Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici,che ledono fortemente la salute psichica e fisica delle bambine e donne che ne sono sottoposte (130 milioni di donne in tutto il mondo e ogni anno due milioni di donne subiscono questa pratica). Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine. Pur non essendo menzionata nel Corano l’infibulazione e l’escissione del clitoride alcuni religiosi islamici sostengono che sia prescritta in alcuni hadith (“detti”) del profeta Maometto e pertanto ne sostengono la pratica. Ma cosa comporta l’infibulazione? Non si possono avere rapporti sessuali fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo o dalle parenti femminili dello sposo prima della consumazione del matrimonio. L’allargamento fatto per la consumazione del matrimonio non è sufficiente per permettere il parto. Perciò, in quel momento, l’infibulazione deve essere ancora allargata. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. L’Italia è purtroppo il primo paese in Europa per il numero di donne infibulate (circa 40 mila donne immigrate hanno subito una mutilazione genitale). Evidentemente la sola legge non è sufficiente ad eliminare le infibulazioni clandestine che sono effettuate in condizioni di assoluta mancanza di igiene. E’ necessaria una campagna culturale che consenta ai cittadini extracomunitari di acquisire la consapevolezza dei danni che queste pratiche comportano a livello fisico e psicologico. STOP FEMALE GENITAL MUTILATION
Per ulteriore informazioni vi consigliamo di visitare il sito www.stopfgmc.org

Fonte: http://www.cosechenonvanno.com/salute/circoncisione-e-infibulazione-sottoculture-in-italia

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