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Grazie all’ ingegneria genetica è oggi possibile modificare in modo predeterminato le caratteristiche di un organismo alterandone il materiale genetico o inserendo geni appartenenti ad altri organismi. Attraverso queste tecniche quindi, è possibile manipolare il DNA creando così i famosi organismi geneticamente modificati.
L’utilizzo di OGM in campo agricolo è sicuramente il settore che,anche sul piano dell’opinione pubblica, ha destato non poche preoccupazioni e perplessità.
Ma se da una parte molti temono per l’impatto che eventuali coltivazioni di vegetali transgenici potrebbero avere sull’ambiente e sulla salute dell’uomo, dall’ altra i sostenitori degli OGM ritengono che essi rappresentino un’innovazione che non va contrastata.
Un’ incredibile sentenza del Consiglio di Stato emessa lo scorso 19 gennaio ha riaperto il dibattito sulla questione OGM in Italia. I giudici hanno infatti accolto il ricorso di Silvano della Libera, un agricoltore che tra l’altro è anche vicepresidente di Futuragra, associazione che si batte da tempo per l’introduzione degli OGM nel nostro Paese. Nel ricorso l’agricoltore chiedeva di per poter coltivare mais geneticamente modificato e grazie a questa sentenza potrà ottenere, da parte del Ministero per le Politiche agricole, l’autorizzazione a coltivare semi OGM già approvati a livello comunitario entro un termine di novanta giorni.
Una grande vittoria per i sostenitori degli OGM ,cioè il 53% degli agricoltori di Veneto e Friuli secondo Futuragra. Essi ritengono che coltivare mais biotech sia una buona soluzione per incrementare la produzione e per risolvere il problema dei parassiti,dai quali le piante OGM sarebbero immuni.
Diversa è invece la posizione della Coldiretti e di altre associazioni come FederBio, che intendono tutelare le colture tradizionali e biologiche escludendo la possibilità di una coesistenza con le colture OGM.
Occorre infatti considerare il rischio della contaminazione dei terreni e della dispersione delle sementi nell’ambiente,che potrebbe portare alla fecondazione di altre piante e alla creazione di ibridi, causando una variazione dell’equilibrio ambientale e della biodiversità.
Coltivare mais transgenico significa anche dover dipendere dalle multinazionali che possiedono il brevetto dei semi. L’unica varietà autorizzata in Europa è infatti il mais Mon810 della Monsanto, la multinazionale americana produttrice del tristemente famoso “agente orange”,l’erbicida utilizzato dall’esercito americano durate la guerra in Vietnam.
Dalla parte di FederBio e Coldiretti si schierano anche il ministro dell’ agricoltura Zaia, 16 regioni e quasi 2.500 comuni ,ma la sentenza del Consiglio di Stato sembra aver ormai aperto le porte agli OGM in Italia.
C’è quindi il rischio che questo mais transgenico finisca presto, direttamente o indirettamente, sulle tavole degli Italiani?
Di fronte a questa possibilità è necessario garantire al consumatore il diritto di conoscere le conseguenze che questi prodotti potrebbero avere sulla salute e soprattutto occorre garantire il diritto di poter scegliere se utilizzare o meno OGM attraverso l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti.
Non c’è dubbio che in questo caso il diritto di informazione viene ad interagire con il diritto alla salute.

Fonte: http://confermamente.blogspot.com/2010/02/allarme-ogm-di-iside-mora.html

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