Eternit in Italia: il primo grande processo sull’amianto

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[Radio France Internationale] Jean-Marc Four: “Direzione Torino, in Italia. Buonasera Eric Valmir” Eric Valmir: “Buonasera Jean-Marc” Jean-Marc Four: “A Torino è appena iniziato il processo Eternit, il più grande processo penale sull’amianto che ci sia mai stato in Europa. Un affare emblematico di fronte a questo dramma di sanità pubblica che potrebbe ancora fare decine di migliaia di morti nei prossimi anni. Benvenuti a tutti. Benvenuti.” Si sente la voce di uomini e donne al processo: “..ho perso mia madre, che e’ mancata per un tumore ad un polmone, dovuto alla svestosi, pur non avendo mai lavorato alla Eternit”, “Giuliana Busto, mio fratello Pier-Carlo aveva 33 anni, era un atleta, uno sportivo, non ha mai avuto nessun contatto con l’eternit”, “mi chiamo Carlo Lidl, il 12 Giugno del 2008 ho perso mia moglie Gabriella per un mesotelioma pleurico, ha solo vissuto a Casale, non ha mai lavorato alla Eternit” Jean-Marc Four: “È quello che succedeva qualche giorno fa, sull’antenna dei nostri colleghi della RAI, la sfilata impressionante delle testimonianze. Li sentite, la prima ha perso sua madre, la seconda suo fratello, il terzo sua moglie e continua così con migliaia di altri casi. La settimana scorsa si è dunque aperto a Torino, nel Nord Italia, il più grande processo mai organizzato sull’amianto. L’amianto, questa sostanza che può provocare fibrosi polmonari e il cancro, come il mesotelioma o il cancro della pleura. Un po’ dapertuttto in Europa il processo di smaltimento dell’amianto è in corso da vent’anni, ma il male è [già] stato fatto ed è ancora troppo presto per misurarne la grandezza. Il picco di mortalità dovrebbe essere raggiunto solo tra dieci anni.
Soltanto in Francia si può parlare di una decina di migliaia di vittime. Ma non c’è mai stato un processo di dimensioni paragonabili a quello di Torino. In un solo processo, si parla di duemila morti e di tremila malati. I dibattiti dovrebbero durare un anno e l’imputato è la vecchia società: Eternit. Eric Valmir, lei ha assistito all’apertura di questo enorme processo, atmosfera evidentemente pesante già dall’inizio”. Eric Valmir: “Si tratta di trent’anni di sofferenze per una città di 36,000 mila abitanti. Casale Monferrato si trova a settanta chilometri da Torino sulla strada per Milano, una città della pianura del Pò. Qui c’era la fabbrica della società Eternit, responsabile agli occhi di tutti gli abitanti di questa ecatombe. Otto autobus partono alle sette del mattino da Casale per raggiungere il tribunale di Torino, le udienze hanno luogo ogni lunedì e le famiglie delle vittime hanno aspettato questo appuntamento con la giustizia da troppo tempo per non esserci. Elsa, è conosciuta da tutti. Questa ottantenne è soprannominata “la mamma” nei corridoi del tribunale. Il suo dinamismo è apprezzato, spalleggia quelli che soffrono. Un osservatore esterno potrebbe pensare che non è coinvolta nella tragedia; tuttavia lei è il simbolo di questo processo, la sua famiglia è stata decimata dal mesotelioma”. Elsa con traduzione audio simultanea in francese: “Ho iniziato a perdere mio marito nel 1983, nel ‘90 è mancata mia sorella che non aveva mai lavorato in fabbrica, solo mio marito ci aveva lavorato. Nel 2003 suo figlio è morto, aveva 50 anni. E poi ho perso mia cugina. E nel 2004, da Marzo quando si e’ ammalata, fino al 15 Agosto quando è morta, ho visto morire mia figlia in soli cinque mesi e questa è stata una cosa veramente travolgente, nel senso che ho perso le lacrime, non sono piu capace di piangere. È stato troppo duro sopportare anche la morte di mia figlia. Ma mi rimane una grande volontà, nonostante la mia eta’ ed il tempo passato a lottare. Ho una gran voglia di andare avanti ancora finche’ posso” Eric Valmir: “E il pensiero per quelli che non ci sono più è forte. Quelli che hanno fatto parte dell’associazione e sono morti strada facendo senza vedere il processo. Un’infermiera che accompagna i malati in fase terminale racconta gli ultimi giorni di Daniela, 53 anni, colpita da un cancro al seno, poi guarita, e cinque anni più tardi portata via dal mesotelioma. E ha confidato all’infermiera: ”Avrei preferito morire durante il primo cancro. Adesso me ne vado conoscendo i responsabili della mia morte, questi assassini non saranno nemmeno indagati. È la peggiore delle agonie”. Il fulcro di questo processo sta sulla nozione di responsabilità. Quando i pericoli dell’amianto furono noti, vennero adottate delle misure di sicurezza per proteggere gli impiegati. Bruno Pesce ha lavorato alla Eternit e presiede oggi l’associazione della famiglia delle vittime e nessuno ha dimenticato le condizioni di lavoro”. Bruno Pesce con traduzione audio simultanea in francese: “Parlavo ancora in questi giorni con dei lavoratori che testimonieranno in tribunale e che lavoravano presso una piattaforma davanti alla sede della fabbrica, dove tutto il materiale di smistamento della Eternit era schiacciato da una macchina, il tutto all’aperto, anche in giornate di vento, afose, quello che vuoi. Poi veniva macinato e caricato su dei camion che facevano un centinaio di metri, poi scaricavano tutto su un’altra piattaforma. Lì c’era un mulino che macinava finemente questo materiale smistato già frantumato per rimetterlo nel ciclo produttivo. Questo sistema di recupero del materiale di smistamento è durato fino agli anni ‘80. Fino alla fine, fino all’ultimo giorno, la polvere di amianto che era al suolo veniva raccolta con una scopa, non con un’aspirapolvere, si scopava così, fino alla fine”. Jean-Marc Four: “Gli impiegati della fabbrica erano in prima linea. Tuttavia, è stata tutta la città di Casale che è stata colpita”. Eric Valmir: “L’abbiamo sentito nell’intervista di Bruno Pesce, la polvere di amianto, volava nell’aria, si depositava sui vestiti, andava nelle case. Ci sono testimonianze che parlano di tetti ricoperti da una pellicola bianca, che non ha niente a che fare con la neve. Non ci sono solo gli impiegati che si sono ammalati ma anche gli abitanti della città. L’amianto si vedeva, conferma Francesca Mila, insegnante”. Francesca Mila con traduzione audio simultanea: “La gente che ci lavorava, diceva di vivere in una nuvola d’amianto. Le donne avevano una cuffia per i capelli, i loro capelli sarebbero stati bianchi all’uscita della fabbrica. Le tute blu degli uomini alla fine della giornata erano bianche perchè ricoperte di questa polvere. L’amianto si depositava anche sulle vigne della nostra città. Le foglie delle nostre vigne sembravano interamente ricoperte di talco. Quindi l’amianto si vedeva a Casale. Ma la direzione della fabbrica, a lungo, ha contrastato tutte le ricerche scientifiche che evidenziavano la pericolosità dell’amianto, organizzando reunioni con delle persone che sostenevano che non c’era alcun pericolo, anche quando all’epoca c’erano degli studi importanti che dichiaravano la pericolosità dell’amianto. Quindi non c’è stata soltanto indifferenza, ma no, c’era anche voglia d’ingannare, di indurre in errore, per continuare a produrre degli elementi pericolosi”. Si sentono citare i nomi delle persone portate a testimonaire al processo, nell’aula del tribunale. Jean-Marc Four: “Questo accadeva ls settimana scorsa, l’annuncio della lunga lista delle parti civili all’apertura del processo. Eric, come lei ha detto, la questione principale è la responsabilità del datore di lavoro, della Eternit e per le famiglie delle vittime non c’è alcun dubbio su questa responsabilita’” Eric Valmir: “Le testimonianze a carico sono pesanti e Francesca Mila, che abbiamo appena sentito, come tutti gli altri utilizza la parola “massacro” per definire il bilancio di vite perse”. Francesca Mila con traduzione audio simultanea in francese: “Queste persone sono responsabili di un vero e proprio massacro. Una città come Casale ha visto 1 500 persone morire e 600 altre sono oggi malate. Forse se tutti fossero morti nello stesso momento, sarebbe stato un disastro di cui si parlerebbe in tutto il mondo, ma sono morti gli uni dopo gli altri, come se si trattasse di una fatalità o di un destino individuale. Ma non c’è nessun destino individuale, è una cosa voluta da qualcuno che sapeva che produceva un materiale pericoloso e nocivo e che continuava ad utilizzarlo per ricavarci dei soldi e dei profitti”. Eric Valmir: “Una cosa importante: i fatti risalgono agli anni ‘70, la fabbrica ha chiuso nel 1986 e i primi malati si sono manifestati all’inizio degli anni ‘80. E quando i sindacati hanno iniziato a denunciare la negligenza della direzione nei confronti dell’amianto, le loro azioni sono state subito bollate di spaccatura politica ed economica. Nicola Pondrano, ha perso una cinquantina di amici, nel locale del suo sindacato, la CGIL sfoglia la rassegna stampa che riassume trent’anni di lotta per arrivare al processo. E sulle foto in bianco e nero [sono raffigurati] i visi dei suoi compagni di lotta trascinati via dal mesotelioma”. Nicola Pondrano con traduzione audio simultanea in francese: “Non fu assolutamente facile perchè la Eternit in quegli anni era un po’ come la FIAT, era la più grande azienda di Casale e faceva più di duemila impiegati. Se si pensa alla rete economica e a tutte le attività dell’indotto che si sviluppavano attorno, Eternit dava da mangiare a migliaia di famiglie.E la nostra azione era vista come un’azione che demonizzava la fabbrica. Anche negli anni in cui ci si iniziava ad accorgere che i lavoratori non erano i soli a morire ma che anche gli abitanti erano colpiti”. Jean-Marc Four: “Che dicono gli accusati Eric, la società Eternit, l’amministratore?” Eric Valmir: “La linea di difesa, è sempre la stessa da 20 anni “Non eravamo informati”. Anche perchè il capo d’accusa è pesante: omicidio per negligenza. Erano al corrente del pericolo, non hanno fatto nulla per preoccupazioni economiche? “Niente affatto”, sostiene la difesa: “non sapevano nulla”. Le due persone accusate sono Stephan Schmidheiny 62 anni, industriale svizzero, e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 89 anni. Possono essere condannati a 13 anni di reclusione. Sono i due principali dirigenti della società internazionale Eternit. E anche qui abbiamo una novità, perchè la responsabilità non coinvolge una direzione locale di fabbrica ma la presidenza e gli azionisti del gruppo. Stephan Schmidheiny, ha fatto il possibile affinvhé il processo non avesse mai luogo, ha anche proposto 20 mila euro a ogni famiglia delle vittime; una proposta rifiutata”. Jean-Marc Four: “Il processo Eternit a Torino, il primo grande processo all’amianto in Europa, stasera su “Et pourtant elle tourne”. E come ogni sera potete lasciare le vostre testimonianze, i vostri commenti, le vostre domande, su questo caso, sul nostro sito internet su franceinter.com”. Si sente un programma della RAI: “Ieri è iniziato un processo che fa la storia e che speriamo faccia anche giustizia. Un processo che vede alla sbarra due soli uomini, un miliardario svizzero e un barone belga: i signori dell’amianto, i padroni dell’Eternit.” Jean-Marc Four: “Sempre un estratto della trasmissione speciale della RAI di qualche giorno fa. L’uno dei parametri del processo, e più ampiamente di tutto il dossier dell’amianto, lo dicevamo all’inizio Eric, è che i morti continunano ad accumularsi ancora oggi.” Eric Valmir: “ E sappiamo già, Jean-Marc, che ci sarà un processo Eternit 2. Lo scandalo dell’amianto è solo all’inizio, tenuto conto del tempo d’incubazione della malattia, il picco della mortalità, in Europa, è aspettato per il 2018-2019 con previsioni che supererebbero i 150 000 morti. A Casale regna una psicosi alla minima tosse perchè ci si ammala e si muore ancora oggi. Ragione per cui, nel processo, non può esserci prescrizione dei fatti. Uno degli avvocati principale della parte civile: Sergio Bonetto”. Sergio Bonetto con traduzione audio simultanea in francese: “Finalmente dopo vent’anni di lavoro per arrivare ad un dibattito, cominciamo a fare i primi passi per ricostituire quello che è successo. Quando, in questa tragedia ambientale, sono morte decine e poi centinaia di persone, ci si è chiesto se fosse il frutto del caso o del comportamento di qualche persona. E queste persone devono essere giudicate anche sul fatto che alla fine delle loro attività di produzione, sono partite lasciando le cose allo stato originale. Per cui ancora oggi a Casale, trenta o quaranta persone si ammalano ogni anno, certamente anche a causa del fatto che non hanno pulito niente e tutto è rimasto qui per vent’anni. Questo dev’essere il processo della verità. Si possono ricostruire i fatti dall’inizio. Ovviamente se ci fossero delle indennità sarebbe meglio, ma non è questo il tema principale. Il punto principale è spiegare alle famiglie delle vittime se le loro sofferenze sono causate dalla negligenza collettiva di un’epoca che non sapeva o dalla colpa di una responsabilità personale”. Jean-Marc Four: “E siamo nel cuore del dibattito. È per questo che questo processo dovrebbe avere un valore di esempio al di là delle frontiere italiane. Peraltro, Eric, gli osservatori sono venuti da tutta Europa per assistere”. Eric Valmir: “Si, è una prima mondiale, e la giustiza italiana è pioniera in questo campo. Duemila e cento parti civili non sono poche e questo prova già molte cose. Un pubblico numeroso, sale connesse con video conferenza per permettere al pubblico di seguire il dibattito. Ma non è bastato, c’era troppa gente, quindi le udienze potrebbero essere trasmesse in diretta, su internet, a partire da lunedi prossimo. Ad ogni modo, il processo è molto tecnico con questioni di procedura, e l’animazione si trova piuttosto nei corridoi del tribunale: ci si incontra, ci si scambia i biglietti da visita e si parla dell’amianto.
Molte associazioni, anche molti francesi, molti svizzeri; François Iselin esperto tecnico di Caova, il comitato d’aiuto e orientamento delle vittime dell’amianto. Francois Iselin: “Incontriamo molte persone che vegono da paesi diversi. Per esempio, ho incontrato qualcuno della Croazia che scopre la dimensione del problema attraverso questo processo, e la possibilità di fare chiarezza in quello che è successo. Ed è per questo che questo processo è estremamente importante. Perchè in Croazia, hanno dei cantieri navali e si contano i morti. Fino ad adesso non hanno saputo bene perchè queste persone morivano e chi ne era responsabile ecc. E siccome i paesi dell’est, i paesi del ex-blocco sovietico, continuano a promuovere l’utlizzo dell’amianto, il cemento amiantato ed il rivestimento delle navi fatto con amianto, è molto importante che queste persone inizino a capire che è un problema mondiale e non solo italiano o europeo, ma un problema estremamente ampio”. Eric Valmir: “La Cina, i paesi dell’America Latina, l’India, i paesi del ex-blocco sovietico: l’amianto è ancora utilizzato abbondantemente in questi paesi. Il sindacalista Nicola Pondrano pensa la stessa cosa: “questo processo deve eliminare l’amianto dalla faccia della terra”. Nicola Pondriano con traduzione audio simultanea in francese: “Vedere che questo processo è iniziato e che qualcuno deve rispondere di questi delitti, che sono scritti nero su bianco, è una soddisfazione ma anche una grande tensione perchè, d’accordo che il processo è partito, ma sarà una lunga battaglia. Uno dei più grossi processi al mondo, con delle cifre da capogiro, piu’ di tremila parti civili, migliaia di testimonianze sia carico che chiamate dalla difesa. Sarà quindi una grande battaglia giuridica ma per noi, d’altra parte, deve diventare una battaglia globale che serva da insegnamento afinché l’amianto non sia mai più utilizzato né in Europa né nel mondo”. Eric Valmir: “Questo processo dovrebbe durare almeno 18 mesi. L’esame dei fatti con le prime testimonianze degli operai [avverrà] a metà marzo, agli inizi di aprile al più tardi”. Jean-Marc Four: “Grazie Eric. Eric Valmir in diretta di Roma con le traduzioni firmate da Ghislaine Chenu, Yann Gallic, Cyril Metro, Pascale Pascariello et Anne-Cecile Perrin. Sono le 18.31 a Parigi come a Roma”. La trasmissione continua con la programmazione [Articolo originale “Eternit en Italie: le premier grand procès de l’amiante” di Jean Marc Four, Eric Valmir]
Fonte: http://italiadallestero.info/archives/9011

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