La Sindrome da Permeabilità Intestinale

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Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
Giovedì 04 Giugno 2009 17:20
Il nostro intestino è il vero “confine” tra noi e l’ambiente esterno, almeno sul piano materiale. La sua funzione primaria non è semplicemente digerire, ma trasformare la natura estranea di quello che mangiamo nella nostra unicità fisica. Se questo processo fallisce, l’intestino si “apre” e pericolosamente lascia fluire all’interno del corpo sostanze che minano alla base il nostro senso di unitarietà, che è il vero fondamento della nostra salute.villi.jpg
Villi intestinali

Non ci sono certezze circa le origini della vita sul nostro Pianeta, ma solo ipotesi. Alcuni affermano che si sia formata da materia non vivente (teoria abiogenetica), altri invece sono convinti che provenga dallo spazio, trasportata da meteoriti (ipotesi cosmozoica). Comunque siano andate le cose, ad un certo punto, circa 4 miliardi di anni fa, nel brodo primordiale terrestre sono comparsi degli aggregati di molecole biologiche che hanno iniziato ad esprimere una primitiva funzionalità vivente, accrescimento e riproduzione.

Un aspetto fondamentale della vita è la creazione di un confine, che separa un “dentro” e un “fuori”, la nascita, insomma, di una individualità. All’inizio, ovviamente, questa individualità era labile, appena accennata, come nei primi procarioti, ma poi con il procedere dell’evoluzione si è fatta più definita, fino a giungere a quella straordinaria complessità che è l’uomo, che esprime allo stesso tempo un’ individualità fisica e mentale.

La vita quindi è possibile solo se la vita stessa ogni momento si sforza di non fondersi con l’ambiente esterno e fa di tutto per mantenere la propria individualità. Ovviamente, la vita non forma sistemi chiusi, perché deve nutrirsi ed allo stesso tempo eliminare i prodotti di scarto. Tra forme di vita e ambiente esterno, infatti, deve esserci un continuo scambio fisico ed energetico. La vita accoglie ciò che le è coerente ed allontana quello che le genera caos.

Anche noi esseri umani viviamo sforzandoci consciamente o incosciamente di rimanere individui, cioè indivisibili. Continuamente entriamo in contatto con elementi e stimoli che potrebbero danneggiare i nostri tessuti e farci ammalare, come ad esempio le radiazioni solari, il vento, la pioggia, il freddo, il caldo, i microbi, l’inquinamento, ecc. Apparentemente, si potrebbe pensare che il teatro di questo scontro tra noi e le aggressioni esterne sia la nostra pelle, che ci ricopre come un involucro protettivo e definisce i nostri confini, ma non è così. Infatti, il maggiore contatto con l’ambiente esterno avviene invece nel nostro intestino, attraverso l’alimentazione. Questo accade parecchie volte durante il giorno e tutte le volte il nostro organismo si deve impegnare a trasformare ciò che non siamo (carne, vegetali, latticini, ecc) in ciò che siamo (sangue, tessuti, organi…pensieri). Per certi versi, tutte le volte che mangiamo siamo anche impegnati a difenderci dalle “forze” estranee insite negli alimenti consumati. Non potremmo mai infilarci una bistecca o un risotto direttamente in una vena, moriremmo di certo. Il nostro intestino ha questo meraviglioso compito di “svelenare” il cibo che mangiamo e trasformarlo in sangue che tranquillamente può scorrere nelle nostre vene.

Quindi, la digestione che avviene nell’intestino ha di fatto un effetto distruttivo sul cibo. La sua funzione è quella di uccidere la natura estranea (animale e vegetale) dell’alimento e trasformarla in carne umana individualizzata. Se ciò non accadesse, quelle stesse forze potrebbero prendere il sopravvento sulla nostra individualità e destabilizzare il nostro sistema, una volta entrate nel corpo.

A questa processazione del cibo partecipa tutta l’ecologia intestinale, che è un sistema complesso composto soprattutto da strutture immunitarie, superfici mucose e flora, in continua interazione tra loro. Il punto di contatto dove l’ambiente interno lambisce l’ambiente esterno però si trova principalmente nell’intestino tenue, l’unico vero organo digestivo di tutto il tratto gastrointestinale. A questo livello tutto è predisposto all’incontro con il cibo e alla sua assimilazione. Qui il nostro organismo ha concentrato oltre l’80% di tutto il suo sistema immunitario, a dimostrazione che il piccolo intestino è come un confine lungo il quale si schierano truppe per evitare eventuali invasioni. Qui la flora produce enzimi che demoliscono il cibo. Qui le mucose estroflettendosi (villi) piegandosi aumentano la superficie di contatto con i nutrienti e per lo stesso motivo anche le cellule hanno piccole villosità. In poche parole, la flora intestinale riduce ai minimi termini il cibo, il sistema immunitario gli imprime una nuova identità e la barriera delle cellule mucose lo assimila.

Ma il sistema ecologico intestinale può alterarsi e lo “sdoganamento” del cibo essere meno efficiente. La barriera difensiva costituita dalle cellule mucose inizia a cedere e diventa una sorta di colabrodo. Tra una cellula e l’altra è come se si formassero delle falle. Il cibo sfugge al normale processo di digestione, riconoscimento e assimilazione e attraversa la mucosa senza essere stato processato e si getta all’interno del corpo, mantenendo la propria natura estranea. In questo modo viene messa in pericolo l’ individualità del corpo, il senso di unitarietà. Le conseguenze possono andare da un banale stato di malessere, pesantezza, a forme infiammatorie e fino a gravi malattie degenerative. Anche quelle che molti definiscono “intolleranze” sono per lo più la conseguenza di un aumento della permeabilità intestinale. Le “intolleranze” non sono reazioni verso qualcosa, errore concettuale che ha portato allo sviluppo di tutta una serie di inutili test, ma piuttosto uno stato, una condizione in cui il corpo letteralmente si “apre” all’ambiente esterno in modo incondizionato, o meglio non processato.

In un intestino permeabile non passano solo alimenti non processati, ma anche tossine e materiale microbico (cellule vive e frammenti cellulari). Spesso l’aumento di permeabilità si associa anche ad una proliferazione anomala di Candida albicans.

Le cause che possono portare ad una Sindrome da Permeabilità Intestinale (SPI) sono numerose, ma tra le più frequenti ci sono i gravi traumi, gli interventi chirurgici impegnativi, l’abuso di farmaci, le sostanze inquinanti che ingeriamo, lo stress, le emozioni negative, gli strapazzi fisici e una scorretta alimentazione.

La SPI è la base insospettata di numerose malattie, come ad esempio l’artrite reumatica, il lupus eritematoso sistemico, le tiroiditi, il morbo di Crohn, la psoriasi, la sindrome da fatica cronica, le allergie, molte malattie della pelle, l’asma, la fibromialgia e anche le psicosi, le nevrosi e l’autismo infantile. Numerosi studi hanno mostrato un legame tra intestino e funzioni mentali. Lo stesso padre della moderna psichiatria, il francese Phillipe Pinel (1745-1828), ebbe a dire “La principale sede della malattia mentale è l’intestino”.

Come si vede, spesso la SPI genera o alimenta malattie extraintestinali, che apparentemente hanno poco a che fare con l’intestino, come potrebbero essere una tiroidite, un’ artrite, le ripetute tonsilliti o la catarrosità a livello respiratorio di un bambino piccolo. Trascurando questo fondamentale aspetto, spesso si usano proprio farmaci che hanno un effetto permeabilizzante intestinale e che alle lunghe non fanno che mantenere la malattia stessa invece di guarirla o fanno comparire altri disturbi in organi diversi. Per esempio, un antinfiammatorio, farmaco fortemente permeabilizzante l’intestino, utilizzato per curare una forma reumatica durante l’inverno può favorire lo sviluppo di un’allergia nella primavera successiva. E questo vale anche per gli antibiotici che con troppa facilità vengono usati soprattutto nei bambini.

Non esistono attualmente dei metodi pratici per diagnosticare la SPI che possano essere prescritti dal nostro medico o dallo specialista. E possibile sospettare o dedurre una SPI dalla visita medica e dall’anamnesi. Di fronte ad una patologia cronica o ricorrente una SPI è altamente probabile.

Terapia

Alimentazione – la SPI è spesso un problema di “riconoscimento” dei cibi. Il nostro intestino è molto, molto antico e tutt’altro che adattato alla moderna alimentazione, basata soprattutto su alimenti devitalizzati, raffinati, processati dall’industria alimentare e spesso inventati di sana pianta. Per quanto riguarda la mia esperienza clinica, una dieta low-carb, a base di cibi “primordiali”, tradizionali e freschi, risulta la migliore. Si tratta di riportare indietro la nostra alimentazione e dare all’intestino i cibi con cui si è evoluto e che hanno fatto parte dell’alimentazione umana per un tempo più lungo: buone proteine, grassi, verdura, frutta e una giusta quota di cereali. Bisogna “mettere a riposo” il nostro apparato digerente e dargli i cibi che meglio sa riconoscere.

Probiotici – la flora intestinale gioca un ruolo importante nella SPI. Bisogna scegliere fermenti lattici vitali, simbionti (di origine umana) e possibilmente composti da più ceppi. Alcuni agiscono di più a livello del lume (cavità) intestinale e altri di più sul versante immunitario. Una buona cura deve durare parecchi mesi e non qualche settimana. Ricordo però che il sistema ecologico intestinale è composto non solo dalla flora, ma anche dalle strutture mucose e immunitarie. Spesso il solo intervento con probiotici non sortisce l’effetto sperato proprio perché non si è agito contestualmente anche sulle altre componenti. Insomma, “buttare dentro” probiotici non sempre è sufficiente in una SPI.

Prebiotici – sono fibre vegetali commestibili che una volta nell’intestino vengono utilizzate come nutrimento da parte dei lattobacilli e dei bifidobatteri. In particolare, l’inulina si trova nei vegetali e nella frutta e come “fibra” è certamente presente nella dieta umana da molto più tempo rispetto alle fibre ricavate dai cereali, che sono comparse in epoche più recenti.

Omotossicologia – questo tipo di omeopatia moderna offre validissimi farmaci per la SPI. Se necessario, possono essere utilizzati per via intramuscolare e localmente in mesoterapia. E’ possibile agire sulla componente immunitaria e sulla barriera mucosa, oltre che stimolare il drenaggio linfatico ed epatico. A questo proposito, ricordo che il primo organo ad andare in sovraccarico nel caso di una SPI è proprio il fegato.

Fitoterapia – si utilizzano erbe e preparati fitoterapici che hanno una specifica azione sul tratto gastrointestinale e le cui proprietà sono essenzialmente lenitive, antinfiammatorie, digestive, purificanti, ecc. Molto utili sono anche erbe disintossicanti del fegato e del sangue. Alcune piante molto significative nella cura della SPI sono l’Aloe, l’Uncaria tormentosa, dotate di azione antinfiammatorie-immunomodulante. Molto valide sono anche le piante e le preparazioni ayurvediche, come la Triphala, l’Ashvagandha, lo Shatavari, l’ Emblica officinalis, ecc.

Integratori – uno degli integratori più importanti prescritti nella SPI è la L-Glutamina. Gli enterociti che formano la barriera mucosa sono molto ghiotti di Glutamina, è il loro “carburante” preferito. L’ assorbono preferibilmente dal lume intestinale, piuttosto che dal circolo sanguigno. Per questo, un buon rifornimento di proteine con l’alimentazione (ben rappresentate in una dieta “primitiva”) è quanto mai importante per la salute di queste cellule. Se ben nutriti, gli enterociti rimangono uniti tra loro e formano una valida barriera intestinale. La Glutamina inoltre è utilizzata per la produzione di muco, che protegge le pareti intestinali, e delle immunoglobuline A (IgAs) secretorie, che sono di fondamentale importanza per la difesa di tutte le superfici mucose. Nel nostro corpo la Glutamina è ben rappresentata, ma in certe situazioni di stress la richiesta degli enterociti aumenta e si possono verificare delle carenze locali. Per questo motivo, a volte può essere necessaria assumerla sotto forma di compresse. Altri integratori utili sono lo Zinco, il complesso B e la vitamina A. In particolare, lo Zinco è risultato uno dei minerali più carenti nelle persone che soffrono di disbiosi e SPI. Questo elemento è essenziale per la riparazione, crescita e integrità delle cellule. Considerato che le cellule intestinali si rinnovano velocemente e hanno una vita media di 4 giorni, un rifornimento adeguato e continuo di zinco a livello intestinale è quanto mai fondamentale nella SPI.

Enzimi digestivi – in una SPI le capacità enzimatiche dell’intestino potrebbero essere meno efficienti. Oltre ad un’alimentazione ricca di cibi freschi si può intervenire con una integrazione di enzimi digestivi.

Impacco di olio di ricino – può portare straordinari benefici. Si applica caldo sull’addome per 1 ora e mezza per cicli di 3 giorni a settimana (salvo diversa indicazione del medico), per diversi mesi. Si utilizza solo olio spremuto a freddo.

Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/argomenti-vari/289-la-sindrome-da-permeabilita-intestinale

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