DAGLI AMICI BRIGTHSFRANCE.ORG: ITALIE , N’oublions pas le Juge Luigi Tosti

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ITALIE : N’oublions pas le Juge Luigi Tosti
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de bright nantes » 03 Fév 2010 06:36 am
Le juge Luigi Tosti… révoqué par le Conseil Supérieur de la MagistratureAttention pour celles et ceux qui pourraient avoir du mal à suivre : en juillet dernier nous informions de la suite de la procédure judiciaire : la cour de cassation cassait le jugement qui avait condamné le Juge (à 7 mois de prison, disons pour faire court “avec sursis” même si en Italie cela ne fonctionne pas comme cela, et un an de suspension). Il est aujourd’hui question de la poursuite de la procédure disciplinaire (au sein de la magistrature). Le juge Luigi Tosti, qui était, sur le plan disciplinaire, déjà suspendu de ses fonctions et salaires pour trois ans depuis 2006 est, à l’issue de ces trois ans, désormais révoqué.

Deux messages de notre ami le Juge Luigi Tosti

Mon cher Michel,le Conseil Supérieur de la Magistrature Italienne m’a destitué de mes fonctions le 22 janvrer 2010. Je ferai appel de cette décision devant la Cour de Cassation.AmicalementLuigi Tosti

Comunico ai destinatari di questa e.mail, che hanno avuto modo di seguire la mia vicenda, che in data 22 gennaio del corrente anno 2010 il Consiglio Superiore della Magistratura mi ha rimosso dall’ordine giudiziario perché ha ritenuto che sia “giusto” che lo Stato italiano imponga ai giudici di tenere le udienze con i crocifissi cattolici appesi sopra la testa e vieti il diritto di esporre altri simboli religiosi. In buona sostanza il Consiglio Superiore della Magistratura, ha “premiato” il Ministro di Giustizia “razzista” ed ha punito la vittima degli atti discriminatori.Contro questa grottesca sentenza proporrò ricorso per Cassazione e, in caso negativo, adirò la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.E’ gradita la massima diffusione di questa notizia.Saluti cordialiLuigi Tosti

traduction : J’informe les bénéficiaires de cet e-mail, qui ont pu suivre mon histoire, que le 22 Janvier de cette année 2010 le Conseil Supérieur de la Magistrature m’a révoqué de l’ordre juidiciaire parce qu’elle a estimé qu’il est «juste» que l’Italien oblige les juges à tenir des audiences avec des crucifix catholiques suspendus au dessus de leur tête et leur refuse le droit d’afficher d’autres symboles religieux. En substance, le Conseil Supérieur de la Magistrature, «récompense» Ministre de la Justice «raciste» et punit les victimes d’actes discriminatoires. Je ferai appel de cette décision grotesque devant la Cour de Cassation et en cas de décision négative je saisirai la Cour européenne des droits de l’homme. La plus grande diffusion de cette nouvelle est la bienvenue. Salutations cordiales.

commentaire : comme nous le voyons, la stratégie de défense de notre ami est toujours double ; d’une part, sur le terrain de la laïcité institutionnelle, ce qui lui a valu l’annulation du jugement précédent, en plaidant sur le fait que la présence des crucifix dans les salles d’audience serait en contradiction avec la constitution italienne ; d’autre part, dans l’optique de la cour européenne des droits de l’homme, en plaidant la discrimination envers les autres religions et convictions

martedì 2 febbraio 2010

L’Inquisizione virtuale “per interposta persona” (di Carmelo Viola)

Quando il potere pubblico si fa proprietà privata

L’Inquisizione virtuale “per interposta persona”

Carmelo R. Viola

Le alterne vicende giudiziarie del giudice Luigi Tosti sono ben note. Esse sono cominciate quando costui – con un atto di “anarchismo etico”, che farà storia – decide di rifiutarsi, in piena legittimità, di operare all’interno di una Magistratura non anche visivamente laica, cioè contrassegnata da un qualche simbolo religioso e non solo in aule non esenti dal fatidico crocifisso, simbolo storico – e non solo ideologico – della dominazione ecclesiale. Parlo non a caso di “anarchismo etico” perché l’attore, mettendo a repentaglio perfino la propria sussistenza, si è posto contro tutti per una causa ritenuta giusta in nome della sola propria coscienza. Per estrema encomiabile coerenza lo stesso non si è accontentato nemmeno di un ambiente reso asettico (cioè laico anche sul piano visivo) ad hoc, perché questo avrebbe avuto il sapore di un ghetto (tanto più per un soggetto che, a quanto pare, professa, con pieno diritto, la religione ebraica) e non avrebbe raggiunto lo scopo del promotore, che non è – lo sottolineo – personale, ma rigorosamente sociale.
L’ultimo – ma forse non estremo – atto della grottesca commedia è stato recitato dal CSM – Consiglio Superiore della Magistratura – che ha rimosso il giudice Tosti dall’ordine giudiziario: è come dire che lo ha radiato – anzi cacciato via a pedate – perché ritenuto incapace o, in ogni caso, indegno della propria funzione per essersi opposto all’esposizione forzata del crocifisso nel tempio della giustizia contro la laicità ufficiale del nostro ordinamento statale.
La questione è di una semplicità sconcertante al punto che non si sappia se riderci sopra a crepapelle o se, al contrario, piangerci lagrime a dirotto. Forse è questa seconda reazione emotiva quella che più si addice a ciò che, in verità, non è proprio una commedia ma piuttosto una specie di deprofundis della civiltà “eticamente adulta”, per definizione laica, laica significando capace di distinguere nettamente il pubblico dal privato e di rispettare questo fino al limite dell’ innocuità sociale. E’ inequivocamente ovvio:
1- che l’esposizione di un simbolo religioso caratterizza l’ambiente interessato;
2 – che il crocifisso è il simbolo della religione cattolica;
3 – che i cittadini italiani, utenti o frequentatori delle varie strutture pubbliche contrassegnate da simboli religiosi, professano religioni diverse o non ne professano alcuna;
4 – che la caratterizzazione religiosa di un ambiente pubblico a mezzo dell’esposizione di un simbolo specifico mette a disagio i diversi o in una posizione di inferiorità oggettiva;
5 – che un simbolo religioso, esposto in luogo pubblico, non lascia indifferente nessuno, meno che mai coloro che tale simbolo esigono, altrimenti non lo esigerebbero; a me, per esempio, fa pensare ad un uomo morto od agonizzante su uno dei più crudeli strumenti di morte romani oltreché all’inquisitore che addita alla vittima il crocifisso mentre la tortura con sadismo sottile e feroce in nome di Cristo per salvarle l’anima;
6 – che il simbolo religioso del crocifisso viene esposto proprio per “agire nella sfera psicomentale ed emotiva”di chi ha occasione di osservarlo: diciamo, in termini più espliciti, per dominare liturgicamente i fedeli e per dar prova di superiorità ai diversi;
7 – che, perfettamente fisiologico in ambienti specifici, come la chiesa, il simbolo del crocifisso – imposto all’attenzione per esposizione pubblica – acquista una particolare valenza in ambienti di pertinenza della “res pubblica”, per esempio nella scuola, istituto finalizzato alla formazione non di credenti ma di persone capaci di autonomia critica e morale, proprie della civiltà “eticamente adulta”; o nella magistratura, istituto finalizzato alla valutazione di colpe e di crimini e all’intervento di “pene riabilitative” secondo parametri di giustizia, per essenza – e quindi per definizione – estranei ad ogni e qualsiasi criterio che non sia improntato all’oggettività e alla scienza;
8 – che attenersi, nell’esercizio della professione didattico-pedagogica (scolastico-educativa) e di quella giudiziaria (giuridico-punitiva) all’oggettività e alla scienza significa ritenere incompatibile ogni altro criterio;
9 – che ritenere incompatibile con il pubblico o sociale ogni parametro non oggettivo e non scientifico, significa “dare a ciascuno il suo”, cioè ritenere di pertinenza privata e come tale legittima e rispettabile al limite dell’innocuità sociale, ogni sentimento religioso, fideistico o soggettivo; significa il rispetto di tutte le fedi religiose e, per converso, l’assenza di ogni razzismo religioso;
10 – che lo Stato italiano, dichiarando la religione cattolica non più religione di Stato, ha scelto la laicità contro la confessionalità del potere e di tutti i luoghi pubblici;
11 – che in uno Stato laico, appunto perché tale, non può essere esposto nessun simbolo religioso in un luogo pubblico senza contravvenire all’incondizionato rispetto della laicità dello Stato.
Ne consegue che l’esposizione di un simbolo religioso in un luogo pubblico con atto di prepotenza a danno della laicità, nel caso specifico, del crocifisso, significa:
a) non conoscere la storia criminale della Chiesa cattolica in quanto tale;
b) essere affetti da analfabetismo giuridico
c) o piuttosto – anzi peggio – scegliere di abbandonarsi all’analfabetismo etico, di comportarsi non da uomini ma da antropozoi, di mentire premeditatamente, di piegare il ramo di potere pubblico, di cui si dispone e che si dovrebbe gestire e curare nell’esclusivo interesse del bene collettivo, e di usarlo come strumento di parte, specificatamente clericale, e quindi di addurre motivazioni (come quella della tradizione e dell’identità storiche) che si sa essere destituite di ogni fondamento logico e scientifico;
d) di fare rivivere in versione virtuale e per quanto possibile nei fatti, “per interposizione della propria persona”, il famigerato tribunale dell’Inquisizione all’interno di un “contesto costituzionale e democratico” laico;
e) di imporre alla collettività la millenaria volontà dominatrice della Chiesa cattolica attraverso l’ignobile strumento del Sant’Uffizio, così redivivo, il quale, conformemente alle limitate possibilità storiche del momento, è tuttavia in condizione di imporre l’esposizione del proprio simbolo di dominio – anche contro sentenze ed ordinanze di organi giudiziari superiori – e di perseguitare, fino alla possibile condanna alla disoccupazione con disonore o “gogna virtuale” e alla fame (equivalente di condanna a morte), coloro che, come il giudice Luigi Tosti, hanno il coraggio di opporsi ad essa in nome della coscienza laica.
Non è gratuito far notare, per chiudere in bellezza:
I – che un comportamento analogo in un contesto militare-bellico si chiama non obiezione di coscienza ma diserzione o tradimento, ed è punibile con l’esecuzione immediata delle armi;
II – che quanti “tradiscono dal di dentro” la struttura laica di uno Stato laico, tradiscono sé stessi e delinquono contro tutti, si manifestano ipso facto indegni della funzione che rivestono per palese volontario rinnegamento della stessa;
III – che proiettando retroattivamente il tribunale dell’Inquisizione – così richiamato in maniera surrettizia – ai tempi del suo splendore storico, vediamo il reo Luigi Tosti, condannato al rogo con tanto di mordacchia esattamente come Giordano Bruno;
IV – che in un’Italia dichiaratamente-giuridicamente laica non sono più concepibili roghi di eretici, nemmeno in versione virtuale;
V – che i primi a comprendere e ad esplicitare quanto abbiamo appena esposto, dovrebbero essere i buoni cattolici, se invece di essere dei sudditi dell’istituto-Chiesa, fossero anzitutto dei veri cristiani secondo la versione evangelica (come dicono di essere);
VI – che la condanna dell’eretico – o giudeo deicida – Luigi Tosti va ben oltre la persona per investire l’intera civiltà italiana, oggettivamente incapace di fare onore agli obblighi della maggiore età morale “necessariamente-giuridicamente laica”.

Carmelo R. Viola

Fonte: http://www.tostiluigi.blogspot.com/

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