SUL FRONTE INTERNO CATTIVE NUOVE

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Ben Bernanke è finora riuscito a muoversi con una delicatezza da chirurgo.
Al fine di far continuare la coesistenza tra sistema monetario e sistema finanziario, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, ha periodicamente svalutato e poi rivalutato con rara maestria la moneta americana. Tutto ciò evitare la ricopertura delle operazioni di carry-trade aperte (onde evitare il rapido crollo dei mercati azionari) e nel contempo evitare il crollo dei TBills americani (in buona parte acquistati dalla FED medesima).
Ma, mentre la clessidra segna l’avanzare del tempo, l’equilibrio diviene sempre più precario. La stabilizzazione dei mercati (per quanto temporanea e fasulla) è avvenuta a spese dell’economia reale. Si è evitato il crollo estraendo energia dal sistema reale facendo si che essa piombasse in deflazione e inglobasse gli enormi debiti del sistema finanziario.
Sul fronte interno i sussurri di protesta stanno diventando urla. Recentemente Ron Paul, storico interprete di una forte sensibilità presente nella parte profonda dell’America, ha detto:” …Of course, it could all be a bad dream, a nightmare, and that I’m seriously mistaken, overreacting, and that my worries are unfounded. I hope so. But just in case, we ought to prepare ourselves for revolutionary changes in the not-too-distant future” ..in altre parole, il vento della protesta, prima brezza che non infastidiva, si sta trasformando in uragano.
Proprio due giorni fa una sconfitta incredibile ha rovinato l’anniversario dell’insediamento di Obama alla presidenza. Un tradizionale feudo del partito Democratico, in seguito alle elezioni suppletive del Massachussets in cui si assegnava il seggio del Senato rimasto vacante dopo la morte di Ted Kennedy, è crollato facendo perdere la maggioranza qualificata (importante per aggirare l’ostruzionismo dei Repubblicani) di 60 senatori ad Obama.
Notizie funeste giungono non solo dalla California (vd. Motel California) ma anche da molti Stati ove il deficit cresce im modo esponenziale.


In questi ultimi giorni fa notizia l’Illinois che ha raggiunto un gap tra spese ed incassi del 47% e si avvicina pericolosamente al default.

Si presti attenzione al rapido evolversi di tali notizie il cui impatto, in un tempo non lungo, rischia di essere devastante.
Finora Bernanke ha potuto guidare senza grosse proteste entrambi i mercati: quello finanziario e quello valutario. I sistemi hanno reagito con poca inerzia alle sue linee direttrici in virtù della compattezza dello schieramento che sosteneva le decisioni della FED.
La crisi interna impone ad Obama scelte diverse; il Presidente USA non può più indugiare oltre, pena un ulteriore appannamento del suo carisma, in una politica prona agli interessi di Wall Street ed insensibile alle istanze di Main Street. Già ieri si è esposto dichiarando esplicitamente che ha intenzione di fissare nuovi limiti alle dimensioni delle passività e alle pratiche di trading delle grandi banche.
Gli eventi precipitano: si rischia di aprire pericolose brecce e sarà sempre più difficile che i mercati si pieghino dolcemente ai desideri di Bernanke. Per quanto bravo, il chirurgo non può far nulla se chi è intorno lo spinge con veemenza. Le batterie short stanno già iniziando a caricare i cannoni ed i pirati delle valute stanno alzando le vele.

Fonte: http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/sul-fronte-interno-cattive-nuove.html

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