La vitamina D contro il diabete di tipo I

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E’ possibile migliorare il decorso del diabete mellito di tipo I attraverso la somministrazione della forma attiva della vitamina D, l’1,25-diidrossi vitamina D3 o calcitriolo?E’ questa la domanda a cui intende rispondere un trial clinico in corso in cinque diversi centri romani, con il coordinamento del Policlinico universitario del Campus Bio-Medico di Roma e la sponsorizzazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Attualmente, infatti, non esistono metodi di prevenzione di questo tipo di diabete, una malattia cronica in cui si ha insufficiente produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas e la cui terapia si basa sulla somministrazione periodica di insulina.In particolare, il diabete di tipo I è una patologia autoimmune, provocata da un’anomala attività del sistema immunitario del paziente, che si rivolge contro le cellule beta del proprio pancreas, distruggendole. A differenza del diabete di tipo 2, che si manifesta in genere negli adulti, quello di tipo 1 si sviluppa più facilmente in bambini e adolescenti, sebbene negli ultimi anni si registri un aumento dei casi anche tra persone di età più avanzata.Perché proprio la vitamina D?Diversi studi hanno dimostrato un’attività immunomodulatrice della forma attiva della vitamina D, l’1,25-diidrossi vitamina D3 (calcitriolo), che si è rivelata in grado di aumentare la tolleranza del sistema immunitario. In topi cosiddetti NOD, che costituiscono il modello animale del diabete di tipo 1, inoltre, la somministrazione di calcitriolo si è dimostrata capace di ridurre notevolmente l’incidenza della malattia: in particolare, la protezione contro la distruzione delle cellule beta (?) del pancreas è risultata tanto più efficace quanto più precocemente avveniva la somministrazione. Ma c’è di più: negli ultimi anni, infatti, vari studi epidemiologici hanno suggerito che l’assunzione di questa vitamina possa prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1 anche nell’uomo. Così, per esempio, uno studio multicentrico europeo ha dimostrato una diminuzione del rischio di malattia in in paesi, come quelli del nord Europa, in cui è frequente l’integrazione dietetica di vitamina D durante l’infanzia. In più, altre ricerche suggeriscono una correlazione tra assunzione di vitamina D durante la gravidanza e ridotta attività autoimmune contro le cellule del pancreas negli anni giovanili.

Fonte: http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/244

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