LEONID BREZNEV

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Leonid Il’ič Brežnev (Леони́д Ильи́ч Бре́жнев, 19 dicembre 1906 – 10 novembre 1982) fu l’effettivo presidente assoluto dell’Unione Sovietica dal 1964 al 1982, anche se all’inizio in collaborazione con altri. È stato il Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1964 al 1982, ed è stato due volte a capo del Presidium del Soviet Supremo (Capo dello Stato), dal 1960 al 1964 e dal 1977 al 1982. L’ascesa al potere

Brežnev nacque a Kamenka (oggi Dneprodzerźinsk) in Ucraina, figlio di un operaio dell’acciaio. Il suo vero cognome era Brežnёv (Брежнёв, Brežnjòv) e così si fece chiamare fino al 1956. Nonostante fosse di famiglia russa, mantenne la pronuncia e le abitudini ucraine per l’intera vita. Come molti ragazzi appartenenti alle classi operaie, negli anni successivi alla Rivoluzione russa ricevette un’educazione tecnica, prima in economia agraria, poi in metallurgia.

Diplomatosi nell’Istituto di studi Metallurgici di Dneprodzerźinsk e laureatosi in Ingegneria Metallurgica, lavorò per qualche tempo in alcune industrie del ferro e dell’acciaio nell’Ucraina orientale. Si unì alle organizzazioni giovanili del PCUS, il Komsomol, nel 1923, e divenne membro del partito stesso nel 1931. Nel 1935-36 Brežnev partì per il servizio militare, e dopo l’addestramento alla scuola carristi divenne commissario politico in una compagnia di cavalleria corazzata. Nel 1936 fu anche direttore dell’Istituto Superiore Tecnico di Studi Metallurgici di Dneprodzerźinsk, prima di essere trasferito al capoluogo della regione, Dnepropetrovsk. Qui, nel 1939, diventò Segretario di partito, incaricato di gestire le importanti industrie militari della città. Brežnev apparteneva alla prima generazione di comunisti sovietici che non avevano una vera memoria di come fosse la Russia prima della rivoluzione, e che erano troppo giovani per aver partecipato a quelle lotte per il comando del Partito che si erano scatenate dopo la morte di Lenin nel 1924. Quando egli vi entrò Stalin ne era il capo indiscusso, e lui con molti altri crebbero politicamente nel segno dello stalinismo senza porsi dubbi o domande sulla bontà delle scelte che venivano dall’alto. Coloro che sopravvissero alle Grandi purghe del 1937-39 ebbero una carriera incalzante e molto rapida, dal momento che molte posizioni nei ranghi medi e alti del Partito, del governo e delle Forze Armate restavano vacanti per l’eliminazione di chi le occupava. Nel giugno 1941 la Germania Nazista invase l’Unione Sovietica e, come molti ufficiali del Partito che godevano di considerazione, Brežnev fu immediatamente richiamato alle armi (i suoi ordini avevano la data del 22 giugno). Egli si occupò dell’evacuazione delle fabbriche di Dnepropetrovsk nell’Est russo, prima che la città cadesse in mano tedesca il 26 agosto, e fu poi riassegnato come politruk (политрук, commissario politico). In ottobre, Breźnev fu messo a capo dell’amministrazione politica per l’intero Fronte Meridionale, col grado di Commissario di Brigata. Nel 1942, con l’Ucraina completamente in mano tedesca, Brežnev fu inviato in Caucaso come capo dell’amministrazione politica del fronte transcaucasico. Nell’aprile 1943 diventò capo del dipartimento politico della XVIII Armata, che successivamente fu inserita nel I Fronte Ucraino, quando l’Armata Rossa riprese l’iniziativa e cominciò l’avanzata verso occidente sul territorio ucraino. Il commissario politico del Fronte, suo diretto superiore, era Nikita Khruščёv, che divenne un importante alleato nella carriera di Brežnev. Alla fine della guerra in Europa Brežnev occupava la posizione di capo commissario politico del IV Fronte Ucraino, che entrò a Praga dopo la resa tedesca. Nell’agosto 1946 Brežnev lasciò l’Armata Rossa col grado di Maggior Generale: era stato commissario politico per l’intera durata del conflitto, e si era occupato pochissimo di incarichi di comando militare vero e proprio. Dopo aver lavorato su alcuni progetti per la ricostruzione in Ucraina, tornò alla vita civile come Primo Segretario a Dnepropetrovsk. Nel 1950 divenne deputato del Soviet Supremo, il parlamento-facciata dell’URSS; nello stesso anno, fu Primo Segretario nella RSS Moldava, che era stata da poco assorbita nell’Unione Sovietica dopo l’annessione alla Romania. Nel 1952 divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista, e successivamente del Presidium (già noto come Politburo).

Brežnev e Khruščёv

Stalin morì nel marzo 1953, e nella riorganizzazione che seguì fu abolito il Presidium, assieme ad una generale ristrutturazione del Politburo. Anche se Brežnev non vi fu incluso, fu comunque nominato capo del Direttorato Politico dell’Esercito e della Marina, col grado di Tenente Generale, una posizione di grande rilievo la cui assegnazione fu probabilmente non priva dell’influenza del suo magnate e amico, Nikita Khruščёv, il quale aveva da poco preso il posto di Stalin come Segretario Generale del Partito. Nel 1955 venne nominato Primo Segretario del Partito in Kazakhstan, una posizione a sua volta molto importante. Nel febbraio 1956 Brežnev fu richiamato a Mosca, promosso a membro candidato del Politburo, e fu incaricato dell’industria degli armamenti, del programma spaziale, dell’industria pesante e della loro amministrazione. In quei momenti, come membro dell’entourage di Khruščёv, egli diede supporto a quest’ultimo nella lotta contro la vecchia guardia stalinista della leadership di partito, il cosiddetto “Gruppo Anti-partito” guidato da Vyacheslav Molotov, Georgij Malenkov e Lazar Kaganovič. Seguendo la sconfitta della vecchia guardia Brežnev divenne un membro pieno del Politburo. Nel 1959 Brežnev divenne Secondo Segretario del Comitato Centrale e nel maggio 1960 fu promosso a Presidente del Presidium del Soviet Supremo, rendendolo nominalmente Capo dello Stato. Anche se il vero potere era nelle mani Khruščёv, che era Segretario di Partito, la posizione presidenziale permise a Brežnev di viaggiare all’estero, e così inizio a sviluppare il gusto per i ricchi abiti occidentali e le automobili, per le quali divenne poi famoso.

Il Marxismo di Brežnev

Una volta divenuto presidente, la sua politica (soprattutto quella estera) si basò su una revisione del marxismo che venne tra l’altro chiamata dottrina Brežnev (nota anche come teoria o dottrina della sovranità limitata). Egli dichiarò che l’Unione Sovietica fosse lo stato guida del comunismo e che avesse il diritto di intervenire, anche militarmente, negli affari interni dei paesi alleati. Si giustificò così, nel 1968, l’intervento in Cecoslovacchia dell’URSS (assieme ad altri contingenti dei paesi membri del patto di Varsavia), mettendo fine alla primavera di Praga. Nei confronti di Stati Uniti ed Europa occidentale egli perseguì una politica di distensione, riportando risultati significativi agli inizi degli anni Settanta, ad esempio con la firma del primo trattato sulla limitazione delle armi strategiche SALT II. Tuttavia l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979 segnò un deterioramento nelle relazioni USA – URSS che portò tra l’altro al boicottaggio di due Olimpiadi. Negli ultimi anni della sua vita Brežnev, nonostante la grassezza e la vecchiaia, consolidò il proprio potere: nel 1976 fu nominato maresciallo dell’Armata Rossa, l’anno successivo venne rieletto alla presidenza del Soviet Supremo e nel 1981 fu di nuovo alla guida del Partito comunista dell’Unione Sovietica.

Fonte: http://www.dittatori.it/breznev.htm

1 comment for “LEONID BREZNEV

  1. Anonimo
    7 novembre 2012 at 13:40

    Anonimo Gaspare
    Mi viene da notare che la fine della presidenza URSS di Breznev avvenuta nel 1982 coincide con la campagna contro la scala mobile in Italia (referendum del 1984) e con l'arretramento del Comunismo italiano nell'opporsi alle forze che inesorabilmente avrebbero condotto all'attuale situazione di coercizione sociale.

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