Paul Marcinkus

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Il prete di Cicero, piccola cittadina vicina a Chicago, piuttosto che un ascetico discepolo della Chiesa, era un uomo molto pratico. In Vaticano le malelingue della Curia gli affibbiarono il nomignolo di “gorilla, per via della forza fisica che mostrava, ma soprattutto perché era diventato la guardia personale di Giovanni Paolo II, incaricato della sicurezza del pontefice ogni volta che lui lasciava il Vaticano. Le sue innate doti di esperto di finanze gli spianarono la strada sino a farlo diventare presidente dello IOR. Virtualmente, aveva mano libera nelle finanze della Santa Sede e doveva rispondere solo al papa. Il potente banchiere Michele Sindona (affiliato alla loggia massonica Propaganda 2 di solito abbreviata in P2) conobbe personalmente Paolo VI quando quest’ultimo era ancora Arcivescovo di Milano, una delle Diocesi più influenti in Italia. Sindona entrò nelle sue grazie costruendo un edificio per la Diocesi stessa. Paolo VI è stato il ponte di collegamento tra questo avido finanziere, l’Arcivescovo Marcinkus, Roberto Calvi (altro affiliato alla P2) presidente dell’Ambrosiano e di Licio Gelli (Gran Maestro della loggia P2). Questa associazione tra Massoneria-Vaticano-Mafia negli anni ’60 ha fatto incassare miliardi di lire al Vaticano stesso ed ai loro “business-priests”. Paul Marcinkus non è solo il presidente dello IOR (Istituto Opere Religiose), la Banca Vaticana; è l’eminenza grigia del PontificatoPer questo Papa Giovanni Paolo II, ha usato la sua carica isituzionale per proteggerlo. I Papi come i presidenti degli Stati Uniti, sono solo paraventi; è la politica dei maestri burattinai: “muovere i fili da dietro le quinte”. Paul Marcinkus è stato condannato per la vicenda dei “fondi neri” dello IOR e per il crollo della banca milanese di Roberto Calvi. La Cassazione nel ’87 ha annullato i mandati di cattura per “Sua Eminenza” e gli altri responsabili della banca Vaticana. Ma lasciamo che le dichiarazioni di Francesco Pazienza, pubblicate nel libro “La vera storia d’Italia” ci diano una maggiore quantità di elementi cui farci riflettere ed indagare: “Sempre durante il mio impegno presso i Servizi, ebbi la ventura di rintracciare, presso l’avvocato zurighese Peter Duft – il quale era stato consulente del cardinale Vagnozzi e depositario di molti documenti dello stesso – delle carte pericolosamente compromettenti per Mons. Paul Marcinkus. Occorre dire, al riguardo che il Gen. Santovito aveva ricevuto la richiesta da Mons. Luigi Celata, segretario particolare del Cardinale Casaroli, di rinvenire documenti compromettenti per Marcinkus, documenti i quali si trovavano tutti all’estero e, dunque, erano di difficile reperibilità. Tale richiesta si inquadrava nel contesto di uno scontro feroce, all’interno del Vaticano, tra due opposte fazioni: l’una denominata “Mafia di Faenza”, nella quale si iscrivevano, oltre al cardinale Casaroli, i Cardinali Samorè, Silvestrini e Pio Laghi; l’altra, facente capo per l’appunto al Marcinkus, alla quale appartenevano Mons. Virgilio Levi, vice direttore dell’ “Osservatorio Romano”, e Mons. Luigi Cheli, Nunzio pontificio presso l’ONU. La fazione capeggiata da Paul Marcinkus aveva grossa influenza su Papa Giovanni Paolo II: questi aveva dovuto, proprio all’inizio del suo pontificato, fronteggiare uno scandalo, esploso negli Stati Uniti, di cui era stato protagonista un ordine di Preti polacchi di Filadelfia, implicati in grosse truffe ai danni di banche, con risvolti piuttosto piccanti. Mons. Marcinkus si era opportunamente adoperato per mettere a tacere tale scandalo, officiando lo studio legale newyorkese “Finley – Casey & Associati” e coprendo, in qualche modo, gli ammanchi. L’ovvio beneficio che Marcinkus ne aveva tratto era dimesso fuori gioco: non a caso gli attacchi allo IOR e al Banco Ambrosiano si fecero estremamente virulenti e fatalmente insidiosi proprio dopo l’attentato, basti pensare alla coincidenza temporale di questi e l’arresto di Calvi. Anziché consegnare i documenti reperiti presso l’avvocato Duft al Gen. Santovito, che li avrebbe, a sua volta, consegnati al segretario del Cardinale Casaroli, senza che io ne trassi alcun vantaggio, mi rivolsi all’On. Piccoli, affinché mi reintroducesse presso Calvi: avrei potuto ripresentarmi a costui da solo, tuttavia, con il viatico del Segretario della Democrazia Cristiana la cosa prendeva un aspetto affatto diverso. Fu per l’appunto a Roberto Calvi che consegnai la documentazione in mio possesso, che tra l’altro era soltanto una parte del fascicolo contro Marcinkus, senza farne neppure una fotocopia. A.D.R. Consegnai a Calvi la documentazione nei primissimi giorni del marzo 1981. Contestualmente erano usciti gli articoli dell’ “Espresso” e di “Panorama” sull’organizzazione del viaggio statunitense dell’On.Piccoli. Fu forse per tale ragione che Calvi mi invitò a collaborare con lui…”. Le dichiarazioni di Francesco Pazienza sono ulteriormente convalidate dai “Millenaristi”, la terza forza che si muove all’interno delle sante mura dei “sette colli”. I “Millenaristi” sono una cellula di prelati all’interno del Vaticano, hanno scritto un libro, per denunciare le due fazioni opposte di cui parlava anche Pazienza. Questa cellula si dichiara disgustata dalla corruzione che giornalmente vede dilatarsi nel Tempio della Cristianità, denunciando molti loro colleghi ecclesiali come affiliati ai vari ordini massonici, alla Mafia siciliana o alla Camorra campana. I “Millenaristi”, inoltre, denunciano la dilagante omosessualità come costume consolidato nel Vaticano stesso, ed usata anche come via ad una facile promozione; e gli sperperi in acquisti di ville romane o palermitane, dove diversi prelati passano spensierate serate allietate dalle attenzioni di splendide donne. Il motto, di questa multinazionale religiosa e spirituale quanto la Microsoft o la Nestlè (adorano lo stesso dio-banconota del resto), non è il classico “soddisfatti o rimborsati”, ma è stato da sempre quello di “soddisfatti o messi al rogo”. Naturalmente ai giorni nostri si parla del moderno rogo, cioè il discredito attraverso i mass-media, ed in questo il loro onnipotente dio-banconota li ha generosamente dotati di strumenti mass-medianici. Il Vaticano, grazie alla congregazione dei Paolini, detiene il quarto gruppo mass-mediologico in Italia, dopo Mondadori, Rizzoli e Rusconi. Stampano giornali come Famiglia Cristiana, con il quale ogni settimana vendono milioni di copie. Ciò significa “plasmare” il pensiero di molte persone. Ma ci sono molti altri giornali e libri, tutti con delle vendite notevoli, giornali che usufruiscono di finanziamenti statali, cioè pagati da noi italiani. Ma nel momento in cui la nostra magistratura emette un mandato d’arresto a questi loschi prelati, prontamente il Vaticano si fa forte della sua Extraterritorialità in quanto Stato a se, proteggendo e lasciando completa libertà a questi preti senza scrupoli e senza Dio. E tutto il lavoro della nostra magistratura diventa inutile, con un ulteriore danno economico nei nostri riguardi (le indagine costano). Però per i finanziamenti e per l’otto per mille, l’Extraterritorialità non viene tenuta conto; due pesi e due misure…e due Dei nella Casa del Signore. Se non bastasse il Vaticano ha usato la Rizzoli con i suoi settimanali per fare propaganda e screditare chiunque minasse il prestigio o la popolarità (si fa per dire) della Chiesa. Guardate tutti gli articoli che sono apparsi contro i nuovi movimenti religiosi, la cosiddetta New Age. Quest’ultima, ai loro occhi, si è resa colpevole del reato di aver portato via potenziali acquirenti di prodotti teologici dell’industria cattolica. Subdolamente hanno etichettato la New Age come l’Opera di Lucifero, il solito vecchio metodo dello spauracchio per manipolare meglio la gente. Del resto, ciò è comprensibile, visto che la “parte sana” della New Age (assieme ad una moltitudine di studiosi, storici e ricercatori) ha denunciato la loro blasfema teologia e l’uso improprio della figura del Cristo perpetuata dalla Santa Chiesa Romano Apostolica e dal Cattolicesimo. L’escatologia dirottata in tirannici dogmi per sottomettere la sacralità dell’individuo ad una Chiesa che è di tutti tranne che di Dio. Ma quel povero diavolo di Lucifero cosa se ne fa della scomoda New Age, quando ha in mano lo stesso Vaticano che è di gran lunga più influente, profondamente corrotto e che gli dà già così tanta soddisfazione. Gli oscuri uomini dagli abiti porpora non si riposano mai. Attraverso i giornali boicottano perfino gli stigmatizzati in vita. Basti ricordare lo scomodo (per loro) Padre Pio, e la sua difficile vita a causa del Vaticano. Una volta morto, miracolosamente non lo era più, anzi s’era tramutato in un sant’uomo (se la gente lo ama anche senza l’approvazione della Chiesa, la Chiesa si adegua per poter tenere i fedeli, questa flessibilità ha portato sopravvivenza e potere da 2000 anni). I contestatori Mons. Milingo e lo stigmatizzato Giorgio Bongiovanni (direttore di Antimafia 2000) una volta morti saranno i prossimi paladini della Chiesa? Secondo il ” Corriere della Sera “, l’immagine della Chiesa dedita agli aiuti umanitari è strumentalizzata e dell’otto per mille che gli italiani devolvono attraverso le tasse, solo il 46% degli introiti viene usato per opere di beneficenza, mentre il restante 54% viene usato per mantenere la fatiscente struttura pontificia. Per fortuna che Gesù predicò una vita in povertà. Ma non fatevi strane idee, loro sono in assoluta buona fede, è che purtroppo le orecchie sono organi così delicati e si danneggiano subito. Ma l’incredibile in casa Vaticano è all’ordine del giorno, pensate che la “Santa Sede” ha fatto di tutto per proteggere Noriega (uomo usato dalla amministrazione Reagan/Bush nel traffico degli stupefacenti della CIA), il dittatore e narcotrafficante panamense ricercato dalla DEA (Drug Enforcement Administration) americana. A Panama c’erano parecchie finanziarie di Marcinkus, Calvi e Sindona e gentilmente Noriega le proteggeva dagli sguardi indiscreti. Lino Christ, l’abate della parrocchia di Rio de Janeiro e corriere della rete brasiliana del narcotraffico è stato arrestato in Svizzera, le sue valigie contenevano nove chili di cocaina pura per un valore superiore ad un miliardo di lire. E cosa dire dell’Opus Dei da molti criticata come una congrega finanziaria camuffata da opera religiosa. Purtroppo l’esecrabile esercito di corrotti e corruttori in seno alla Chiesa è un cancro dall’estensione mortale e unica del suo genere. Di certo il cristiano medio se non ha un buon prete nelle vicinanze (per fortuna ce ne sono ancora), farebbe meglio a pregare nel proprio tempio interiore e fare la carità di persona; evitando di interagire e colludere inconsapevolmente con una Chiesa (scusate l’eufemismo) che odora d’inganno e di morte. Ma le vie di questo dio-banconota, e di questi uomini senza religione e senza Dio, sono infinite ancora per quanto? Marcinkus con Giovanni Paolo II L’ascesa di Paul Paul Marcinkus nel 1969 viene nominato vescovo e segretario dello Ior Subito si fa molti nemici: lui, col sigaro e la mazza da golf, esperto di società finanziarie e di paradisi fiscali e sistemi di riciclaggio di denaro proviene non proprio da sistemi leciti. Allaccia alleanza con i Rockfeller, conquista la fiducia dei maggiori centri internazionali del potere finanziario. E’ sempre in giro per il mondo, la spregiudicatezza è il suo credo, nelle sue operazioni finanziarie non sta troppo a sottilizzare sui principi filosofici e morali della chiesa. Il suo chiodo fisso è la diversificazione internazionale degli investimenti: Stati Uniti, Canada, Svizzera, e Germania federale. Fa e disfà società, gioca nelle borse di quasi tutto il mondo, ( a Wall Street ha anche qualche incidente formale con annesse multe per irregolarità) , gli piacciono i banchieri d’assalto come Sindona prima e Calvi dopo. Il rischio insomma è il suo mestiere. Ma ha rischiato troppo. L’affare Ambrosiano diventa il suo Watergate. In Vaticano, già nei guai, per un’inchiesta sullo Ior, la Banca d’Italia e la magistratura di Roma iniziano ad indagare sulle sue spregiudicate operazioni finanziarie. Tutto ciò accade proprio quando Marcinkus si sentiva più forte. Lui Monsignore lituano, aveva trovato nel Papa polacco un interlocutore privilegiato e molto disponibile. Un’alleanza che si era consolidata soprattutto con la nascita di Solidarnosc ( fiumi di soldi trovati da Marcinkus al nascente sindacato),soldi provenienti dai conti “neri” dell’Ambrosiano. A chi chiede la sua testa per l’intreccio Calvi mettendo in giro le sue imminenti dimissioni, lui risponde: non mi risulta. Lui ribatte che c’è un complotto nei suoi confronti ideato dai nemici dell’Est. Il Papa continua a dare appoggio politico al vescovo che conduce instancabile altre operazioni finanziarie che dire spregiudicate e dir poco. L’incontro. Francesco Pazienza e Paul Marcinkus Da Vaticano arrivò la conferma: ero riuscito ad ottenere l’appuntamento con monsignor Marcinkus. Ero molto ansioso di conoscerlo e di vedere se e quanto corrispondevano la vero le descrizioni che mi erano state fatte di lui, a proposito dell’imponenza fisica, della brutalità delle maniere, del pragmatismo e del temperamento. Alto come una pertica, con un fisico da giocatore di football americano, e con una voce profonda, mi ricevette in un ufficio molto strano,lunghissimo e curiosamente stretto. Marcinkus non conosceva il motivo per cui avevo chiesto di vederlo. Mi accolse fumando una sigaretta senza filtro e continuò ad accenderne una dopo l’altra. Compresi al volo che il prelato che avevo di fronte era tutt’altra pasta rispetto al cardinale Silvestrini. La conferma arrivò non appena cominciò a parlarmi in un perfetto italiano. Io gli risposi in inglese- americano. Al che si bloccò e mi chiese brutalmente: Come Silvestrini era raffinato nel modo di parlare e di muoversi, e le sue parole erano piene di prudenze, di mezzi toni, di sfumature, cosi Paul Marcinkus era roccioso, immediato, pragmatico, quasi aggressivo. Non poteva d’altra parte che essere così, dato che in quel periodo, oltre che dello IOR, si occupava della sicurezza personale del papa. Era la vera e propria guardia del corpo di Giovanni Paolo II durante i suoi viaggi in giro per il mondo. Insomma , era l’uomo disposto a mettere il proprio corpo davanti alla pallottola o alla lama di coltello che avesse tentato di raggiungere Sua Santità Un monsignore mi aveva raccontato, ridacchiando, che un giorno, mentre scendeva dall’aereo ufficiale su cui viaggiava il pontefice, mentre lo precedeva sulla scaletta, fuori dal soprabito nero di Paul Marcinkus era scivolata a terra una mini-mitraglietta UZI di fabbricazione israeliana. Questo era il personaggio. Coraggioso, rude, lontano dallo stereotipo dei frequentatori della Curia romana e proprio per questo a loro inviso. Visto che fumava come un turco , gli chiesi il permesso di farlo anche io. Mi offrì una delle sue sigarette, rifiutai cortesemente, estrassi dalla tasca interna della giacca il portasigari di cui e presi un. Poi, da una catena d’oro che portavo appesa alla cintura, tirai fuori una piccola cesoia d’oro massiccio per troncare la punta del sigaro e me lo accesi. Mi guardò incuriosito e mi chiese: risposi. Allora schiacciò la sigaretta che aveva appena accesa nel portacenere e mi chiese: . Estrassi nuovamente il portasigari di cuoio e gli porsi aperto l’astuccio con i quattro sigari rimasti, gli allungai la cesoia e lo aiutai ad accenderlo. Dopo aver tirato e gustato la prima boccata esclamò un pieno di soddisfazione. Cominciammo a parlare di ciò che mi stava a cuore. La morte del banchiere di Dio Nato in un sobborgo di Chicago nel gennaio del 1922, divenne sacerdote nel 1947 e arcivescovo nel 1981, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, durante il quale ricoprì l’incarico di Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della città del Vaticano; ma il suo nome per molti si associa al 1982, quando fu accusato di essere coinvolto nello scandalo del crack finanziario del Banco Ambrosiano, un istituto di credito al tempo molto legato alla Curia, e in particolare allo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione di cui Marcinkus era allora presidente. Godendo dell’immunità vaticana, l’arcivescovo non subì le naturali conseguenze della sentenza. Dopo oltre vent’anni, i dubbi sul ruolo effettivo avuto dal Monsignore in queste vicende, continuano ad aleggiare anche per le morti di Roberto Calvi e Michele Sindona, entrambe ancora pienamente da chiarire. Calvi era stato presentato da Sindona a Marcinkus nel 1971, appena dopo la sua nomina di presidente della Banca Vaticana da parte di Paolo VI; da questo momento in poi, è possibile riscontrare attraverso la documentazione reperibile dalle inchieste sui due omicidi, la crescita delle vendite di molte società realizzate dai vari dipartimenti del Vaticano, quasi totalmente a favore dei due banchieri italiani, già all’epoca dimostratisi esperti in materia di corruzione e speculazione finanziaria. Per questo motivo, lo stesso Marcinkus fu obbligato a sottoporsi a numerose udienze per le inchieste portate avanti dalle autorità italiane, che insistevano soprattutto sulla sua amicizia personale e affaristica con Sindona del quale, nell’aprile del 1973, durante un altro degli interrogatori, così riferì ai procuratori statunitensi: “Michele ed io siamo ottimi amici. Ci conosciamo da molti anni. I miei affari finanziari con lui, comunque, sono molto limitati. Egli è, come sapete, uno dei più ricchi industriali italiani. Ha sempre precorso i tempi nel trattare problemi finanziari”. Calvi, Sindona, ma anche Licio Gelli e Umberto Ortolani: l’ombra inquietante dei rapporti tra il “banchiere di Dio” e alcuni esponenti della peggiore tradizione massonica del nostro paese, si è poi allungata sino a un’altra misteriosa morte, quella di Giovanni Paolo I, che tutti ricordano con il nome di Papa Luciani. Travolto dagli scandali, Marcinkus decise di rinunciare a ogni incarico per rifugiarsi in Arizona, rilassandosi giocando a golf nella piccola cittadina di Sun City, dove era solito tenere messa nella parrocchia di San Clemente, prima di cedere ai problemi di cuore che ne hanno motivato il decesso, all’età di 84 anni. Ora che non c’è più, potrebbe essere utile tornare ad analizzare la figura di Paul Marcinkus, se non altro per conoscere meglio un certo nostro passato, che riuscirebbe a chiarire anche tanto nostro presente. Senza inutili polemiche, né colpevoli omissioni. 22 febbraio 2006 Con la morte di Paul Marcinkus svanisce l’ultima possibilità di far luce sugli intrecci tra Vaticano, mafia, massoneria e servizi segreti Poco più di un mese fa se ne è andato Paul Casimir Marcinkus, l’uomo della finanza vaticana, il capo dello Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, amico del ‘banchiere di Dio’ Roberto Calvi e di Michele Sindona. Grazie all’arcivescovo americano persino la Santa Sede, ebbe il suo ‘caso’: la banca vaticana fu compromessa dal crack del Banco Ambrosiano, e dalla misteriosa morte del suo presidente Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno del 1982 sotto un ponte di Londra. Nel 1998 l’inchiesta sulla fine del banchiere fu riaperta e, dopo aver riesumato il cadavere, i sostituti procuratori della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli e Maria Monteleone, stabilirono che Calvi era stato ucciso. E di Marcinkus e del suo ruolo si ridiscusse ancora. Non ho mai conosciuto il prelato americano, ma ho incontrato Roberto Calvi due volte. La prima, a cena, ospite di un amico. Non invitava alla cordialità. Aveva gli occhi di ghiaccio, per questo era soprannominato ‘il cobra’. Poi l’ho incontrato dopo l’arresto avvenuto nel maggio del 1981, arresto che fece scalpore e che fu criticato in Parlamento da Flaminio Piccoli e da Bettino Craxi, segretari della Dc e del Psi. Ci fu un processo, un tentato suicidio e la condanna a quattro anni per aver violato le norme valutarie con il conseguente fallimento del Banco Ambrosiano. A certe domande non volle rispondere, neppure accennare: niente Gelli, niente P2. Si arrabbiò quando allusi a un finanziamento che, attraverso l’America o la Germania, sarebbe arrivato a un partito italiano: “Non rispondo a domande del genere”, mi disse. Era riuscito a intrecciare i suoi ‘numeri’ con preti e massoni, onorevoli e servizi segreti, aveva dato soldi al ‘Gazzettino’ (Dc) e a ‘Paese Sera’ (Pci), con Marcinkus aveva cercato le pecorelle smarrite per poi tosarle insieme, era stato in società con Sindona e con Pesenti, ma ora al vecchio ‘giocoliere’ cominciava a cadere qualche pallina. Allora mi domandai: “Come si è arrivati a questo disastro? Perché chi doveva non ha parlato? Perché chi ne aveva l’obbligo non è intervenuto?”. Qualche giorno prima di morire Roberto Calvi scrisse una lettera a papa Giovanni Paolo II nella speranza di avere un aiuto per salvare quello che rimaneva del Banco Ambrosiano e per togliere lo Ior dalle mani di Marcinkus che mantenne, invece, il suo incarico fino al 1989. Il contenuto della lettera venne reso noto molti anni dopo dal figlio del ‘banchiere di Dio’. Scriveva il 5 giugno 1982 Calvi: “Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentati dello Ior. Sono stato io che, su preciso incarico dei suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest”. Qualche mese dopo la morte del banchiere incontrai la vedova, Clara Calvi, le chiesi quando cominciarono i guai per suo marito. Lei mi rispose: “Mio marito era innocente e chi doveva pagare, chi doveva presentarsi come imputato, era lo Ior e un altro gruppo italiano che non dico. Alla vigilia del processo io mi precipitai da Marcinkus e lo supplicai di fare qualcosa, di assumersi le sue responsabilità. Non mi meravigliai che l’altro gruppo privato si difendesse come poteva, ma da parte della Chiesa non mi sarei mai aspettata che non si prendesse le sue responsabilità. Mio marito era in prigione e si era stancato di pagare per gli altri”. Adesso con la morte di Paul Marcinkus svanisce l’ultima possibilità di conoscere la verità su uno dei tanti misteri d’Italia, un intreccio tra massoneria, mafia, servizi segreti, Vaticano, riciclaggio di denaro sporco, traffico d’armi per la guerra delle Falkland, finanziamenti alla dittatura di Somoza e al sindacato cattolico polacco Solidarnosc, un intrigo internazionale che costò alla Chiesa 1.500 miliardi di vecchie lire oltre ai pesanti giudizi morali. Enzo Biagi

Fonte: http://www.rifondazione-cinecitta.org/marchinkus.html

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