ECONOMIA DELLO SPRECO: ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA!

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Un’atmosfera misteriosa e per certi versi leggendaria in Cina avvolge la figura di Lao -Tze, forse il più antico e grande saggio nato in quella terra.

” Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce “ ecco un magistrale pensiero proveniente dalla saggezza cinese, un proverbio che oggi potrebbe essere modificato in questa maniera:

” Fa più rumore un ramoscello secco che cade che un’intera foresta che cresce.”

Recentemente nel giorno dell’immacolata il Papa, ha rispolverato questo antico proverbio cinese in relazione all’informazione odierna:

«Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno dopo giorno si accumula. Così il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono».

Icebergfinanza come i lettori ormai sanno, racconta nella sua versione economica e finanziaria, la storia e le dinamiche di ormai molti ramoscelli secchi che questo sistema economico, il suo albero va perdendo ormai sistematicamente, ma nei suoi ” MONDI_ALTERNATIVI ” che potete trovare nel banner in cima alla home page, da ormai tre anni esplora settimanalmente o ogni quindici giorni, la foresta silenziosa e affascinante, vitale e fondamentale, che sta crescendo nella quotidianità della nostra vita, nelle porte accanto delle nostre comunità, cercando di crescere insieme nell’arma fondamentale che ognuno di noi ha a disposizione, ovvero la CONSAPEVOLEZZA, una foresta silenziosa che dovrebbe avere origine dai semi e dalle radici che sono nascoste nella FAMIGLIA, un terreno fertile che spesso la società dimentica e che, alle volte, sembra voler inaridire.

”Nella citta’ vivono, o sopravvivono, persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finche’ la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso,al quale purtroppo si stenta a resistere. La citta’ prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pieta’, o con una falsa pieta’. C’e’, invece, in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realta’ sacra, perche’ ogni storia umana e’ una storia sacra, e richiede il piu’ grande rispetto”. Da qui la constatazione che gli stessi ”mass media tendono a farci sentire sempre ‘spettatori’, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti ‘attori’ e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri”. ”Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della citta’ e’ irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere piu’ pulita la citta’. E tuttavia c’e’ un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; e’ quello che rende i nostri volti meno sorridenti, piu’ cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La citta’ e’ fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondita’. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili”.

Come più volte sottolineato, il Mondo che vi racconto, che esiste nelle vostre realtà, nelle vostre città, nei vostri paesi, nei vostri quartieri, da sempre, grande, meraviglioso, anche se silenzioso, con i suoi limiti ma con le sue immense potenzialità è il mondo sommerso di uomini e donne che agiscono, che non fanno rumore, progetti e realtà che da soli sostengono la speranza, piccole foreste che crescono nell’aridità di questo sistema.

Corpi che perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili…Nell’ultimo numero di ALTRECONOMIA l’informazione per agire, al quale rinnovo l’invito ad abbonarsi, per tutti coloro che credono in questa foresta silenziosa che cresce giorno dopo giorno, un bel editoriale di Pietro Raitano ci accompagna nell’economia dello spreco, che lentamente inesorabilmente ci accompagna verso una deriva altrettanto silenziosa, che erode il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Il fallimento TOTALE del vertice di Copenaghen, dopo undici, ripeto undici giorni di parole portate dal vento, la favola della montagna partorisce il topolino di un accordo simbolo di un mondo diviso dagli interessi economici e corporativi che vengono prima dell’ Umanità stessa, un mondo nel quale, l’ Utopia di redistribuzione delle risorse ci porterà sino alle soglie di cambiamenti epocali e non necessariamente violenti, anche se il rischio è enorme.

Lasciamo il palcoscenico dello spreco di parole, all’assurdità di numeri e promesse che sempre hanno conosciuto il realismo del fallimento. Occupiamoci delle nostre piccole foreste, occupiamoci di piccole e silenziose, ma potenti radici che spingono le rivoluzioni dal basso.

Ogni anno il Natale ci pone di fronte al nostro bisogno di simboli. Il mercato se ne prende gioco mentre fa di tutto per autoalimentarsi e mantenere al potere le élite che lo governano: vendere cose che non esistono (migliaia di contratti futures su barili di petrolio virtuali, ad esempio), far passare per affari i rischi altrui (come i famigerati derivati, o tanti altri prodotti di finanza speculativa), spacciare i sogni (come i mutui subprime o le carte di credito), venderci cose già nostre (come l’acqua), svendere servizi pubblici che funzionano, costano poco e tutelano i diritti, per far guadagnare i privati (per poi abusare della parola “liberalizzazione”, come se questa avesse a che fare con la libertà).

E il mercato ci riempie di oggetti sapendo bene che ce ne libereremo il prima possibile (è l’obsolescenza programmata di cui parliamo da pagina 8). Lo spreco indotto dal mercato, quello che vediamo ogni anno a Natale, è un’arma di distruzione di massa che devasta il pianeta. Eppure la ripresa dei consumi è idolatrata come il dio che ci porterà fuori dalla crisi. O, almeno, da questa, in attesa di una nuova.

Ecco, noi non utilizziamo più gli oggetti. Noi li consumiamo, noi consumiamo il mondo proprio una candela come si consuma, simbolo votivo molto più natalizio di qualsiasi albero.

Al mercato noi vorremmo per una volta contrapporre simboli e significati. Già negli anni 70 e 80 lo psicoanalista americano James Hillman sosteneva che molti dei problemi psicologici della modernità nascono dal degrado dell’ambiente e dalla sua “povertà simbolica”. Quella della società dei consumi è una vana fuga dagli dei (Adelphi, 1991): tutti abbiamo bisogno di un ordine simbolico ed è pura illusione farne a meno, sostituendo i simboli con gli oggetti neutri del consumo. Gli oggetti non sono neutri, la trasformazione dell’ambiente e del paesaggio ha conseguenze dirette sulla nostra umanità sociale e psicologica. Scrive Hillman, citando Jung: “Gli dei sono diventati malattie. La causa dei nostri malesseri non sono immaginarie, bensì immaginali”. E per questo, dobbiamo riscoprire anche il senso della parola. “Con le parole -scrive ancora Hillman- noi possiamo modificare la realtà; possiamo far esistere, possiamo plasmare e modificare la struttura e l’essenza stessa del reale. L’arte della parola diventa modalità primaria per far muovere la realtà”. Ma se le realtà ultime sono solo gli oggetti, le cose, gli eventi materiali -cose morte, fuori da noi- allora il discorso non ha più alcuna efficacia. Flatus vocis, parole vuote, fiato sprecato.
Il consumismo, che ha il suo idolo -non il simbolo- nell’albero di Natale (carico di rifiuti in realtà, come quello che abbiamo messo in copertina) ci ha ammutolito.
In nome del mercato è stato fiato sprecato il vertice Fao sull’alimentazione di novembre, che avrebbe potuto contribuire a salvare milioni di vite umane. Fiato sprecato sarà probabilmente il vertice sul clma di Copenhagen, annichilito prima di iniziare dalle posizioni cinesi e americane. Riprendiamoci la parola, e con essa le nostre responsabilità. Economia dello spreco, un sistema che induce al consumo, che sequestra le nostre vite con la minaccia del “RISCHIO SISTEMICO” di una disoccupazione dilagante se non si riprenderà a tutti i costi la strada dei consumi, esponenziali. Diciamocelo chiaramente questo mondo è sbilanciato verso una società dei consumi che foraggia solo l’aumento esponenziale di patrimoni e redditi che rinnega il problema principale, ovvero l’equilibrio, il bisogno di una più equa distribuzione dei redditi. Utopia, demenziale illusione? Allora prepariamoci ad una nuova depressione economica. “La logica del consumismo – a detto Petrini, fondatore di SlowFood al Festival dell’Economia di Trento, – ci ha preso l’anima e si basa su tre pilastri: velocità, creazione di bisogni indotti e lo spreco. E’ lo spreco la follia del consumismo: dobbiamo combattere questa logica perversa. Bisogna andare in profondità e passare a consumi sostenibili, dove si privilegia la qualità alla quantità, dove si educano i giovani contro lo spreco, dove si educa ad una diversa attenzione al mercato. Non sono alchimie ma è la volontà di creare un nuovo umanesimo. Io, questo nuovo umanesimo, non ce l’ho, lo cerco e lo auspico, ma sono convinto che ci dobbiamo misurare con i tre pilastri”. (…) All’ironia sferzante di Petrini ha risposto Cipolletta, con il sorriso del realismo “Lo spreco fa parte del nostro mercato, la nostra ricchezza che si basa anche sullo spreco.(…) Il bello della Vita è che siamo tutti diversi, ognuno con le sue sensibilità, le sue certezze, le sue ideologie, le sue visioni, egoisti ed altruisti, ottimisti e pessimisti, ma noi amiamo definirci realisti, che mondo sarebbe se tutti condividessero le nostre idee.

Non condivido niente di quello che dici, ma sarei disposto a dare la vita per difendere il tuo diritto di continuare a dirlo. (Voltaire)…

Poi se qualche anima sperduta ci insulta per le nostre idee, le nostre convizioni, qualche anima che non conosce il senso del dialogo, del confronto, non importa, allora diventiamo più forti e la foresta continua a crescere, nelle nostre comunità silenziose, perchè noi amiamo la Vita, perchè non tocca a noi raccogliere quello che stiamo cercando di seminare, toccherà ai nostri figli, ai nostri nipoti che ogni giorno respirano l’aria della nostra testimonianza.

Postato da: icebergfinanza a dicembre 19, 2009

Fonte: http://icebergfinanza.splinder.com/post/21903961/ECONOMIA+DELLO+SPRECO%3A+ARMI+DI

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