Il giallo di Pio XII

Stampa / Print
tratto da: Tracce. Litterae Communionis, anno XXVIII, maggio 2001, p. 76s.

Si legge come un romanzo. L’ultima fatica di Andrea Tornielli sul papa e il suo rapporto con il regime nazista. Con un capitolo inedito: il rifiuto da parte di Inghilterra e America di prestare soccorso al popolo ebreo

Il libro che Andrea Tornielli fa trovare in questi giorni fresco di stampa, «Pio XII, il Papa degli ebrei» (Piemme, pp.400), merita attenzione singolare; di più: suscita un interesse sorprendente. Ci si trova di fronte a una sorta di giallo che analizza la genesi della leggenda secondo cui papa Pacelli sarebbe stato filonazista – o almeno non sarebbe stato antinazista -; la spiegazione del falso storico, poi, permette all’autore di condurci attraverso le vicende del passaggio dalla Repubblica di Weimar alla Seconda Guerra mondiale fino alla morte di Pio XII e oltre. La narrazione ha il pregio di una limpidezza cristallina di scrittura e di una documentazione perfino soverchiante: una documentazione che, tuttavia, si rivela di una singolare utilità e fa narrare ai personaggi implicati e ai documenti di prima mano le vicende che includono e che danno rilievo alla torreggiante e fragile figura del «Pastor angelicus». Il che è quanto suggerire che il libro va letto per intero: lo si scorre come un romanzo che non flette quanto a rigore scientifico.

Il Vicario

Grosso modo si conosce l’espressione più clamorosa della letteratura contraria a Pio XII: l’opera teatrale – non sublime, del resto – di Hochhuth, «Il Vicario», stampata e rappresentata nel 1963. Si tratta di cinque lunghi atti che, nell’apparato esplicativo, si presentano come suffragati da ricerche storiche che vorrebbero essere abissali, mentre si rivelano di una superficialità deprimente. Ormai è diventato uno slogan chiamare papa Pacelli il «Pontefice del silenzio» sull’Olocausto degli ebrei. L’osservazione viene ripetuta ogni volta con una monotonia che non può non suscitare qualche sospetto. E infatti. Terminato il volume di Tornielli, ho girato per le librerie maggiori alla ricerca de «Il Vicario» di Hochhuth, e mi sono sentito dire che il lavoro teatrale è fuori catalogo – non è più in vendita – da decenni. Mi son messo a rileggere la mediocre tragedia che voleva essere storica, prendendola dalla mia biblioteca nella edizione del 1964. La prima in italiano. Anni fa mi aveva irritato. Dopo la lettura del lavoro di Tornielli, «Il Vicario» mi ha fatto scrollare la testa. Eppure, anche senza aver letto Hochhuth, almeno nella maggior parte dei casi in cui viene tirato in ballo, questo autore segna davvero una direzione di interventi giornalistici. «Ex libris libri». E vale il proverbio spagnolo secondo cui soltanto nell’aldilà si saprà di chi sono i libri e di chi sono i figli. Qui non c’è neppur bisogno di attendere l’aldilà per i libri.

Con sofferenza devo aggiungere che la traduzione de «Il Vicario» è presentata da un critico letterario che allora si dichiarava cattolico – oggi non so, può esserlo davvero – e cioè Carlo Bo. Il quale, con maestria un po’ sorpassata, disegna ghirigori che vorrebbero essere poetici, interpretando i personaggi del dramma come dimensioni della storia tragica di quegli anni di morte, senza però tralasciare insinuazioni velenose sulla colpevolezza del silenzio di Pio XII che si sarebbe sottratto al dovere di protestare contro l’eccidio – la soluzione finale – del popolo ebraico. In nome di un dichiarato, sviscerato amore alla Chiesa. In nome di una ricerca della verità che, per voler essere profetica a tutti i costi, finisce per essere semplicemente ingiusta e ingiustificata. Un fuori tema pietoso. Una ferita gratuita inferta a un Papa che meritava ben altro.

Saggio rifiuto

Nel libro di Tornielli è citato anche Pietro Scoppola, che assicura di aver incontrato una valutazione libera e profetica – e dàlli con questo «profetica» – di papa Pacelli soltanto con lo spirito del Concilio recato da Giovanni XXIII. Dimenticando che proprio papa Roncalli può essere recato a strenua difesa del suo predecessore. Va’ a capire gli storici che si concedono a voli interpretativi non fondati su solide prove.

V’è dell’altro – si capisce – oltre Hochhuth a collocare Pio XII tra gli ignavi. Ma a che serve dire tutto in una recensione? La maggior parte dei giornalisti forse non frequenta assiduamente le biblioteche. Talvolta nemmeno la classe degli storici intenti alla divulgazione.

Lo studio di Tornielli non è un libro di gretta e miope apologetica. Reca, piuttosto, dei fatti che qualificano la vita di Pio XII e mostrano la saggezza del rifiuto di cedere al desiderio di una condanna plateale contro Adolf Hitler: condanna che avrebbe avuto come ripercussione una accresciuta lotta verso gli ebrei sotto il dominio tedesco di allora.

Mario Cervi, nella prefazione al libro, lamenta che Pacelli non abbia avvertito, come persona privata, un senso di tragedia lacerante, di esitazione e di acuta sofferenza di fronte alla registrazione dei fatti luttuosi e all’imperativo di non aggravare la situazione. L’appunto non è giusto. Il lavoro di Tornielli si incarica di provare che Eugenio Pacelli ha dolorato e ha pianto su quella che poteva sembrare una scappatoia diplomatica e che invece era un atto di coraggio verso fratelli che subivano violenza da un regime dittatoriale.

Non è catalogabile tra le astuzie dei rapporti ufficiali tra la Santa Sede e le diverse Nazioni la deliberazione assunta dal Nunzio Apostolico in Germania prima, e dal Papa degli ebrei in seguito. Non mi attardo nemmeno a richiamare le diverse voci che scagionano Pio XII dall’accusa di qualche connivenza con il Terzo Reich nelle violenze che l’hitlerismo ha usato contro gli ebrei. Sciuperei la diligenza con cui Tornielli compone le diverse testimonianze. Le quali non si limitano ad assolvere, ma mostrano la grandezza di un Papa che si adopera al limite delle forze per salvare perseguitati in nome della razza. E qui si trovano dichiarazioni numerosissime e puntuali sulla questione. Tornielli si impegna anche a esibire non soltanto ciò che Papa Pacelli ha detto, ma anche ciò che ha fatto a favore degli ebrei. Si scopre così tutto un lavorìo che, sotto la protezione e lo stimolo di Pio XII, muove l’intero mondo cattolico: il Vaticano che diventa rifugio di perseguitati; monasteri che aprono le porte a fratelli ebrei in pericolo; sacerdoti e laici che si industriano per procurare documenti e aiutare la fuga dalla persecuzione e dalla morte ecc.

Terra promessa

Se c’era bisogno di qualche sostegno di documentazione in vista di una «Positio» orientata a una Causa di beatificazione di Pio XII, l’accusa del silenzio l’ha procurata in sovrabbondanza. Scherzi della storia. Eterogenesi dei fini.

Certo, rimane da spiegare come sia stato possibile un eccidio delle proporzioni e della crudeltà dell’Olocausto. Qualche responsabilità va pure ricercata, se non si vuol affogare nel solito trucco di una colpevolezza diffusa e anonima.

Tornielli trova il coraggio anche di segnalare ciò che altri, rispetto a Pio XII, non hanno né detto né fatto. Ci si imbatte in un capitolo tra i più inediti dove si scorge il popolo ebraico alla ricerca di qualche terra: fosse pure il Madagascar o la Groenlandia. Il fatto è che né l’Inghilterra, né l’America hanno soccorso, allora, gli ebrei. Churchill e Roosevelt hanno guardato altrove e non hanno dato molti segni di aver inteso le grida di condannati che invocavano aiuto. Per non parlare della Russia. Dove Stalin era occupato, nel ’39, a spartirsi la Polonia con Hitler, e in seguito a depredare e a espellere gli ebrei dalle terre cadute sotto il dominio sovietico.

Vien da sorridere. Le purghe staliniane, l’eliminazione dei kulachi e di chiunque fosse di ostacolo all’avanzata del sol dell’avvenire: insomma, il comunismo aveva avuto una sonora condanna nel ’37 con Pio XI. Una condanna seguita da biasimi vigorosi di Pio XII. Guarda caso: nel Concilio Vaticano II, sotto il pontificato di Giovanni XXIII e di Paolo VI, poi, non compare la parola comunismo, né il termine marxismo e derivati. Dobbiamo, dunque, concludere che anche questi papi sono colpevoli di silenzio? Sciocchezze. Speriamo che non arrivi qualche altro Hochhuth.

Fonte: http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/nazionalsocialismo/nazismo_e_chiesa/pio_XII_e_la_shoah/articolo.php?id=593&titolo=Il%20giallo%20di%20Pio%20XII

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *