Ma Pacelli aiutò gli ebrei

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tratto da: Avvenire, 9.9.2000.

Esce in Italia il libro di Cornwell su Pio XII: la replica di padre Gumpel
“I documenti che spaccia per segreti erano già pubblicati. Il suo è scandalismo”
Intervisrta di Antonio GASPARI

“Il libro di John Cornwell è pieno di errori, completamente inaffidabile dal punto di vista documentale, si tratta di una penosa contraffazione storica e proprio per questo rappresenta un autentico linciaggio morale nei confronti di Pio XII”. Così padre Peter Gumpel, postulatore della causa di Eugenio Pacelli, commenta l’arrivo nelle librerie del volume «Il papa di Hitler» (Garzanti), traduzione italiana di «Hitler’s pope», scritto dal giornalista britannico John Cornwell. Il libro di Cornwell contiene accuse gravissime contro Pio XII, il quale non sarebbe responsabile solo del «silenzio» nei confronti delle atrocità naziste, ma addirittura avrebbe contribuito alla presa del potere da parte dei nazisti. A giudizio di Cornwell “Hitler non avrebbe mai avuto il potere di perpetrare l’Olocausto senza l’aiuto di Pacelli”. Già all’uscita dell’edizione inglese, il volume ebbe molte reazioni negative, non solo in ambito cattolico. Kenneth L. Woodward ha scritto sul settimanale statunitense «Newsweek» che “errori nel raccontare i fatti e ignoranza del contesto storico appaiono in quasi ogni pagina del libro”. Storici in Francia, Svizzera, Olanda, Germania e Stati Uniti hanno severamente criticato il libro di Cornwell perché l’autore ha utilizzato in maniera esclusiva ed acritica solo i testi anticattolici, mentre la vasta letteratura che contraddicono le tesi di Cornwell è passata sotto silenzio. Anche l’autorevole professore ebreo Michael Marrus, storico e preside dei Graduate Studies presso l’Università di Toronto, ha definito il libro di Cornwell “superficiale e scandalistico”.

Padre Gumpel, l’autore inglese afferma di aver trovato una documentazione inedita ed eccezionale negli archivi della Segreteria di Stato vaticana…
“L’inaffidabilità di Cornwell è così evidente che a scanso di equivoci l’«Osservatore Romano» del 13 ottobre 1999 ha pubblicato una precisazione in cui si sottolineano le falsità raccontate dall’autore britannico. Cornwell ha affermato che il suo libro è frutto di mesi di lavoro nell’archivio della Segreteria di Stato. Invece ha consultato l’archivio della sezione per i Rapporti con gli Stati dal 12 maggio al 2 giugno 1997. Ha lavorato per meno di un’ora al giorno per circa tre settimane. Oggetto della sua ricerca sono stati la Baviera (1918-1921), l’Austria, la Serbia e Belgrado (1913-1915), una documentazione che non ha neanche utilizzato. Cornwell ha affermato che i documenti da lui trovati erano stati tenuti strettamente segreti fino a quando egli svolse la sua ricerca. Sostiene di aver trovato un documento esclusivo e inedito del 1919 che proverebbe l’antisemitismo di Pacelli e parla di questa lettera come di «una bomba a tempo» che sarebbe stata tenuta segreta. In realtà tale lettera, di cui Cornwell cita solo alcuni frasi avulse dal contesto, era già stata pubblicata per intero in Italia otto anni fa nel volume scritto da Emma Fattorini «Germania e Santa Sede. La nunziatura di Pacelli fra la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar» (edito dal Mulino)”.

Cornwell sostiene che lo scioglimento del partito di centro (Zentrum) e il Concordato proverebbero il sostegno di Pacelli al nazismo…
“Le affermazioni ed insinuazioni di Cornwell secondo cui la Santa Sede esercitò pressioni sul partito politico cattolico, il Zentrum, per votare a favore della legge che diede a Hitler poteri al di là della Costituzione, e poi sulla decisione del partito stesso di dissolversi, sono scandalose. Cornwell segue ciecamente l’opera di Klaus Scholder, un autore palesemente anticattolico severamente criticato in Germania. Per quanto riguarda poi il Concordato siglato il 20 luglio 1933, la decisione fu imposta da Hitler che improvvisamente offrì al Vaticano un accordo con i cattolici, allora già perseguitati dai nazisti. Pio XI e Pacelli erano tutt’altro che favorevoli a questo Concordato e volevano aspettare tempi migliori. Ma Hitler minacciò persecuzioni ancora più violente. Non va dimenticato poi che contemporaneamente alla stipula del Concordato la Santa Sede ed i vescovi tedeschi dichiararono pubblicamente che il trattato non implicava assolutamente l’approvazione dell’ideologia nazista, che era inaccettabile per la Chiesa cattolica. Tuttavia Pacelli era sicuro che Hitler avrebbe violato il Concordato, come disse al diplomatico inglese Ivone Kirkpatrick, perché Hitler e i suoi seguaci provavano un odio patologico verso la Chiesa cattolica, da essi ritenuta il più pericoloso nemico di ciò che intendevano realizzare in Germania”.

Il libro di Cornwell accredita l’idea che Pacelli simpatizzasse per il nazismo perché anticomunista…
“Durante il suo mandato in Germania il nunzio fece 44 discorsi pubblici, in 40 dei quali attaccò le tesi del comunismo ma anche del nazionalsocialismo. La sua condanna coincideva perfettamente con quella sostenuta dai vescovi tedeschi prima dell’avvento al potere di Hitler. Il regime razzista di Hitler era poi in contrasto con la condanna dell’antisemitismo espressa dal Vaticano già nel 1928. Prima di lasciare la Germania Pacelli disse testualmente a una persona del suo entourage: «Quest’uomo (Hitler) è completamente invasato; tutto ciò che non gli serve, lo distrugge; tutto ciò che dice e scrive porta il marchio del suo egocentrismo; quest’uomo è capace di calpestare i cadaveri e di eliminare tutto ciò che gli è di ostacolo. Non riesco a capire come tanti in Germania non sappiano trarre insegnamento da ciò che scrive e dice. Chi di questi ha almeno letto il suo raccapricciante libro Mein Kampf?». Inoltre Pio XII era odiatissimo dai nazisti perché considerato come un «difensore degli ebrei». Accuse specifiche in questo senso si trovano nei discorsi che Hitler fece alla cerchia dei suoi fedelissimi (i Tichgespräche) nei diari di Goebbels e nelle esternazioni della stampa nazista”.

Cornwell sostiene che Pio XII fosse gelidamente indifferente nei confronti della sorte degli ebrei…
“È una calunnia. Durante la guerra, dopo di essa e poi ancora in occasione della morte di Pio XII nel 1958, le massime autorità ebraiche, Ben Zevi, Moshe Sharett, Golda Meir, i rabbini capo di Gerusalemme e di numerosi Paesi, Albert Einstein oltre ad una schiera di organizzazioni ebraiche, specialmente degli Stati Uniti, ringraziarono Pio XII per tutto ciò che aveva compiuto in favore di tanti ebrei. I delegati delle comunità ebraiche di tutta Italia fecero mettere una lapide nell’attuale Museo della Liberazione in Via Tasso (già quartier generale delle Ss e della Gestapo a Roma), nella quale espressero la loro gratitudine a Pio XII. Oggi si ha talvolta l’impressione che tutte queste manifestazioni di sincera gratitudine siano dimenticate, e si afferma invece che Pio XII avrebbe dovuto protestare più frequentemente e in modo più esplicito, ma queste accuse non tengono in conto della realtà storica. L’esperienza aveva insegnato che tali proteste erano controproducenti. Ciò è dimostrato dalle reazioni dei nazisti all’enciclica «Mit brennender Sorge»; dalle disastrose conseguenze della protesta pubblica dei vescovi olandesi contro la deportazione dei loro connazionali ebrei; dalle insistenze dei vescovi polacchi residenti in patria a non fare tali proteste non solo inutili ma anche dannose, eccetera”.

Fonte: http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/nazionalsocialismo/nazismo_e_chiesa/pio_XII_e_la_shoah/articolo.php?id=642&titolo=%ABMa%20Pacelli%20aiut%F2%20gli%20ebrei%BB

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