E’ tempo di guerra

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O mia bela Madunina

O mia bela Madunina

Se sei per la legalità, per l’etica, per la Costituzione, oggi come oggi sei un comunista. Se invece sei per la legalità, per l’etica, per la Costituzione, oggi come oggi sei un collaborazionista.

Accade, di questi tempi. Il rispetto delle regole è uno strumento brandito solo per agitarlo e darlo in testa agli altri. Va sempre bene, è un vessillo bipartisan, unisex, buono per tutte le stagioni, basta che non ci si metta mai d’accordo su quali siano queste regole, perché se uno parla delle regole del Poker e un altro di quelle del Burraco, si capisce perché la situazione poi degeneri in fretta. Il punto è, curiosamente, che tutti si ammazzano per gli stessi motivi, e i primi a morire sono quelli che lo fanno notare.

Come si chiama un tempo nel quale non è più consentito dissentire, specificare, puntualizzare, avere opinioni diverse e confrontarsi? Ve lo dico io: si chiama tempo di guerra. Non importa se sei un cittadino italiano o un invasore, non importa se sei un soldato di questo o quello schieramento. Per chi si fa delle domande e si ferma a riflettere c’è solo una cosa: la corte marziale. Se non ritratti, se non fai in fretta a dire che ti eri confuso, che avevi capito male, vieni passato per le armi.

Poi ci sono i martiri. Sono quelli che nonostante le accuse, nonostante le minacce di morte, nonostante ci sia un plotone d’esecuzione con il colpo in canna pronto per loro, non rinnegano se stessi e muoiono per difendere un’idea. Presentat! Puntat! Fuoco! RATATAPLAN!
Lì per lì sono considerati vili, sciocchi, sono classificati come traditori. Poi, quando il sangue che acceca gli occhi inizia a defluire da sotto alle palpebre, quando il fumo delle cannonate e dei colpi di mortaio inizia a diradarsi, quando le narici smettono di sbuffare e il corpo cessa di sversare adrenalina come un barile di rhum fracassato a calci, quando la coscienza si desta dal lungo torpore, dal sonno della ragione dove era sprofondata, vittima di un incantesimo o di un rigurgito di primordiale ferocia, allora qualcuno timidamente inizia a portare dei fiori sulle loro tombe, ammesso che ne abbiano una.

Questa non è un’esercitazione. Ripeto: questa non è un’esercitazione! Disporsi in file ordinate e abbandonare i locali prima che prendano fuoco. Gli occupanti dell’ala destra dell’edificio scendano compostamente dalla rampa A, mentre gli occupanti dell’ala sinistra evacuino lo stabile utilizzando la rampa B. Agevolare il deflusso senza creare panico.
Non è consentito gettare dal torrione chi ha inavvertitamente infilato la rampa sbagliata: tanto, una volta raggiunto il cortile nessuno saprà più distinguere se starà parlando con uno che è sceso dalla rampa A oppure dalla rampa B.

Sono quasi centomila ormai le persone si sono iscritte al gruppo facebook dove si inneggia a Massimo Tartaglia, che viene considerato un eroe. Non si capisce un eroe di cosa, poi. Ha tirato una statuetta in faccia al presidente del Consglio? Basta così poco in questa Italia dei Grande Fratello, rapita dagli show di Fabrizio Corona e dalle liti circensi tra Adriano Pappalardo e Antonio Zequila, detto er mutanda? Io credevo che gli eroi fossero Borsellino e Falcone, tutt’al più chi difende la Costituzione camminando nel suo profondo quanto delicato alveo. Non mi risulta che la storia abbia mai reso immortale nè celebrato le gesta di chi si è abbandonato ad un momento di stizza tradendo la sua incapacità di esprimersi a un livello diverso rispetto all’incontinenza muscolare, e consegnando un autentico inatteso regalo di Natale ad un nemico politico che aveva bisogno solo del colpo di grazia, non di una fune alla quale aggrapparsi per risalire dal baratro dove lentamente e a fatica stava forse per essere confinato.

Mentre i barbari agitano le lance esultando per la più incosistente delle vittorie di Pirro, e si danno grandi pacche sulle spalle, riducendo il Web 2.0 a luogo di danze primordiali e punizioni tribali, svilendo così uno dei più formidabili strumenti che l’uomo abbia mai saputo creare per darsi l’opportunità di elevare la sua coscienza e condividere la saggezza, dall’altra parte si festeggia il bottino di guerrauna guerra dagli esiti incerti, almeno fino a ieri sera – rispondendo a tono in quell’arena romana cui ormai è ridotta la civiltà degli eredi di Cesare, di Galileo, di Leonardo, di Cristoforo Colombo e di Garibaldi.
Una volta si andava allo stadio e si gridavano cori di insulti scelti tra le più basse e rozze espressioni dell’animo umano. Oggi non è più necessario neppure muoversi da casa: le curve e le gradinate si riempiono su Facebook. Gli striscioni sono sotituiti dai titoli dei gruppi e i tifosi si iscrivono, ognuno con la sua sciarpa e il suo petardo in mano, al suono dei click del mouse.

Così compaiono gruppi su gruppi a sostegno di Silvio Berlusconi, con la variante che siccome a destra si comprano tutto e sono i padroni degli stadi, non fanno neppure la fatica di andarsi a cercare gli aderenti uno ad uno, no! Piuttosto, incaricano i loro direttori commerciali di trovare eventi già organizzati, manifestazioni già in corso che contino centinaia di migliaia se non milioni di iscritti, e comprano tutto in blocco.
E’ il caso di Solidarietà a Silvio Berlusconi, un gruppo facebook che conta quasi due milioni di aderenti. Peccato che fino a ieri fosse il gruppo creato per dire “No a Facebook a pagamento“, e che solo grazie al maquillage sul nome sia riuscito nel miracolo di portare 1 milione 891 mila e 150 membri a fare gli auguri di pronta guarigione al presidente del consiglio. E’ come se uno andasse allo stadio per vedere Juve – Roma, e si ritrovasse a una festa del Popolo delle Libertà. Il mago che ha reso possibile tutto questo è tale Antonio Capitani. Raggirare la volontà dei cittadini si chiama truffa, e non è escluso che a qualcuno non possa venire in mente di denunciarlo per avere leso propria immagine, dopo essersi ritrovato iscritto contro la propria volontà a una corrente di pensiero che non lo rappresenta.
Stessa sorte hanno subito gli incauti membri del gruppo del sito di aste BidPlus, che contava oltre 400.000 membri, riconvertito in tutta fretta e sempre all’insaputa degli aderenti alla mission: Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia. Questa volta, tra i responsabili del furto di identità sociale, c’è una certa Alessandra Rossi, che in fatto di transazioni commerciali sembra intendersene parecchio, visto che nel suo profilo promoziona una quantità innumerevole di siti che promozionano società di Voice Over Ip, così come di scommesse e giochi online.

Maxim Zana QuarantaAltro gruppo facebook che si è allenato nella manipolazione della volontà popolare è l’omonimo Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo tartaglia, che conta oltre 120 mila membri. Prima che sparissero come per incanto i suoi amministratori, lasciandolo orfano di responsabilità, unico amministratore risultava tale Maxim Zana Quaranta, che nel suo profilo esibisce una foto nella quale sembra che posi affianco alla maschera di Benito Mussolini. Che fortuna averne fatto una snapshot prima che l’incallito truffatore di membri decidesse di svanire nel nulla.

Nel frattempo, il giovane Samuele Damiani decide di aprire un gruppo dall’epico titolo Uccidiamo a sprangate Di Pietro. Prima di cambiare in tutta fretta nome al gruppo, e di sparire alla chetichella dagli amministratori lasciando il gruppo orfanello, Samuele metteva in bella mostra una notevole spavalderia. Infatti scriveva:

«E cazzo ora avete toccato il limite adesso al primo comizio dello stronzo figlio di troia di DI PIETRO ci faremo vedere noi a morte lurido infame comunista… adesso devi avere paura a vivere»

Anche in questo caso, è stata una vera fortuna avere conservato degli snapshot del suo profilo personale, prima che con la sola imposizione delle mani decidesse di cancellare ogni traccia.

Io, all’Italia dei gruppi facebook non ci sto e non ci sono mai stato. E voi, siete ancora convinti che questa sia la strada da seguire per risolvere i problemi di questo paese?

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2009/12/14/E-tempo-di-guerra.aspx#continue

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