IL LUNGO INVERNO DELL’ECONOMIA MONDIALE!

Stampa / Print
viaggio lapponia Che Babbo Natale esiste, ormai non vi è alcun dubbio, ma che prima della fine di questa crisi, potessi assistere addirittura ad una sua sonora strigliata al branco di renne che ha portato la slitta dell’economia mondiale a sfracellarsi contro una serie di iceberg disseminati nell’oceano della finanza mondiale, questo era una sogno di una notte in attesa dell’alba. Chi se non il grande Paul Volcker, poteva assumere le vesti proverbiali di un Babbo Natale che si prende il lusso di ricordare le proprie responsabilità, al “branco” di top manager finanziari, intervenuto in Inghilterra, a pochi passi dal polo nord, proverbiale dimora di Babbo Natale. Un incontro per condividere nel confessionale della “Future of Finance Initiative”, organizzato dal Wall Street Journal, una riflessione sulle cause che hanno portato a questa crisi e sugli eventuali rimedi “Innovate quanto volete, care renne, trovate tutte le migliori rotte del cielo, ma evitate d’ora in poi di mettere a rischio l’economia reale, di mettere a rischio l’arrivo a destinazione dei regali di Babbo Natale.” ha suggerito Babbo Natale Paul! Capitalizzazione del sistema bancario, poteri al Financial Stability Board e gestione del rischio, questi sono stati le riflessioni preminenti delle renne finanziarie mondiali, dimenticando l’eccesso di fantasia che Volcker non ha lesinato a ricordare: «Cds e cdo (collateralized debt obligations) hanno portato il mondo sul ciglio del disastro. Innovate fin che volete dice ai partecipanti ma senza mettere l’economia mondiale a rischio. Vorrei che uno di voi potesse darmi l’esempio di un solo prodotto finanziario cosiddetto innovativo che abbia dato benefici allo sviluppo economico. Mi dispiace, ma le risposte che avete offerto mi paiono inadeguate». ( SOLE 24 ORE ). Per Paul Volcker non esistono prodotti finanziari che abbiano dato benefici allo sviluppo economico, basti pensare all’imponente massa di demenze apparse in questa crisi a partire dal mercato immobiliare sino a confezionare un sintetico e irreale trasferimento del rischio. Addirittura, uno dei più spregiudicati finanzieri d’assalto della storia, un autentico pirata, ha ricarato la dose sottolineando come trattare i credit default swaps, sia come rifilare un’assicurazione, riservandosi la licenza di uccidere! Purtroppo, ancora oggi sono in molti coloro che si improvvisano James Bond, agenti 007 segreti che non vogliono assolutamente rinunciare all’utilizzo indiscriminato di queste armi di distruzione di massa. E’ interessante notare come Bank of America e Citigroup, abbiano cercato disperatamente di restituire tutti gli aiuti del contribuente americano, per cercare di riacquistare la libertà perduta. Ve l’ha mai raccontato nessuno, che nell’ultimo trimestrie, almeno nove decimi degli utili sfornati dalla leggenda della ripresa economica americana sono sostanzialmente derivati dal settore finanziario, relegando la stessa economia reale in un angolino sperduto del polo nord di questa crisi in attesa che anche per lei arrivi Babbo Natale. Una riflessione immensa, va fatta sull’ultimo, ennesimo e tardivo, intervento governativo per sostenre le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia americana e del nostro paese. Avrei preferito in questa crisi assistere ad una assunzione di responsabilità generale per non assistere alla morte dell’economia di mercato, ad un mercato dove esistono oneri e onori, senza distinzione, senza distorsioni di alcun genere. Invece abbiamo dovuto assistere ad un indiscriminato e intimidatorio, presunto rischio sistemico finanziario, abbandonando al suo destino l’economia reale, abbandonando “sott’acqua” innumerevoli famiglie americane che si trovano con il mutuo residuo abbondantemente superiore al valore della propria abitazione e che attendono la prossima ondata, decisamente “options ARMs”, ovvero mutui con formule di rimborso creative che contemplano l’ammortamento negativo, la massima flessibilità nelle opzioni ma non hanno scontato l’oceano di disoccupazione che si è abbattuto anche nei quartieri alti dell’economia americana. Siamo sicuri che questi due imponenti giganti finanziari di argilla, Citigroup e Bank of America, non equivalgano al famoso tallone di Achille dell’intero sistema finanziario mondiale, siamo sicuri che il loro ritrovato vigore “creativo” finanziario, troppo grandi e fragili per essere lasciati fallire , non rappresenti un’appuntamento con il prossimo rischio sistemico. Nel frattempo, lontani dalla virtualità di un mondo, quello finanziario che si ostina a cercare di creare una sorta di fornace inflattiva per sciogliere la deflazione glaciale dell’economia reale, su Bloomberg, scopriamo infatti che Chief executive offiicers, suppply managers e small business leaders delle aziende americane hanno sussurato che un eventuale aumento delle vendite non comporterà una automatica ripresa delle assunzioni. Un sondaggio recente da parte dell’ Institute for Supply Management ha evidenziato come le società di servizi che sembrano contare ormai per il 90 % dell’economia americana prevedano tagli aggiuntivi per il 2010. Tralasciando la pessima performance delle vendite natalizie, secondo la Business Roundtable, per il 68 % dei Ceo delle imprese in questione, nei prossimi sei mesi, le vendite aumenteranno, ma solo il 19 % prevede un contestuale aumento della forza lavoro, rispetto al 31 % che prevede una continua diminuzione. Nell’indagine dell ISM invece solo il 15 % degli inervistati prevede un aumento del 15 % della forza lavoro, rispetto al 27 % che prevede tagli e al 58 % che continua a credere in una immutata situazione del mercato del lavoro. Inutile ricordare a Voi tutti l’incredibile sequenza di pessimi dati macroeconomici comunicati in settimana, dall’ Europa al Giappone, dati talvolta ampiamente sotto le più incredibili aspettative, la grande illusione sta per trasformarsi in un lungo inverno dell’economia mondiale. Al di la delle previsioni e delle considerazioni accademiche su una futura ripresa dell’occupazione, come abbiamo già visto, serviranno almeno 200.000/250.000 nuovi posti di lavoro al mese per almeno un decennio, per recuperare la dignità dell’oceano di disperazione che questa crisi è riuscita a creare. A parte il 1999, anno di grazia sulla scia della new economy, mai negli ultimi dieci anni, l’economia americana è stata in grado di creare 250.000 posti di lavoro in media al mese e in un prossimo futuro non ci sara probabilmente alcuna creatività macroeconomica come internet o l’illusione immobiliare e del debito in grado di sostenere uno strutturale ed epocale cambiamento del mercato del lavoro mondiale. L’ordierno aggiornamento sui sussidi di disoccupazione è compatibile con almeno altri sei mesi di perdite reali di occupazione in America al di la della favola che ci racconta mensilmente il BLS, senza contare che la maggior parte delle assunzioni recenti hanno carattere di assoluta temporaneità, favorite da imponenti stimoli governativi nei settori manifatturieri e immobiliare. Inoltre se non vi saranno sorprese o leggende metropolitane raccontate ad uso e consumo degli ammiratori di Babbo Natale, alcuni sondaggi anticipatori evidenziano la possibilità di un pessimo dato relativo alle vendite al dettaglio in uscita domani nei mercati americani. Date un’occhiata a questo ultimo lavoro del BLS dal titolo Near Record Low Labor Turnover ci sono alcune tendenze nascoste che a molti sono sfuggite. Tornando a noi, che Babbo Natale Bernanke, stia ancora girando smarrito nella nebbia della Madre di tutte le crisi, non vi era alcun dubbio, le sue parole pronunciate in occasione del suo disperato tentativo di arrivare sano e salvo all’obiettivo della riconferma, lo testimoniano: ” Anche se abbiamo cominciato a vedere qualche miglioramento nell’attività economica, abbiamo ancora molta strada da fare prima che possiamo essere certi che il recupero sarà autosufficiente .E’ inoltre in dubbio, che il recupero sarà abbastanza forte da creare il gran numero di posti di lavoro che sono necessari per abbattere significativamente il tasso di disoccupazione. Le previsioni economiche sono oggetto di grande incertezza, ma la mia ipotesi migliore a questo punto è che noi continueremo a vedere una modesta crescita economica il prossimo anno, sufficiente a ridurre il tasso di disoccupazione, ma ad un ritmo più lento di quanto vorremmo. Strane parole davvero, quasi un segnale esplicito in riferimento ad un lungo periodo di permanenza dei tassi a basso livello, un chiaro segnale che il mercato sembra non aver ancora recepito in maniera chiara. Alcuni di Voi ad Assisi, nei commenti e nelle mail private, ha continuato a chiedermi cosa ne pensassi in riferimento al dollaro. Il mio pensiero è sempre stato chiaro, nessuna possibilità di assistere ad un crollo della moneta americana, ma ad una lenta discesa progressiva, non prima di aver assistito ad un ritorno di fiamma, in seguito alla seconda ondata della crisi, prevista dalle mie mappe nautiche per il prossimo anno. L’ultimo segnale è chiaro, il dollaro non ha alcuna intenzione di abbandonare lo scettro di moneta rifugio. Basterebbe dare un’occhiata all’imponente volume di transazioni commerciali e finanziarie regolate ancora in dollari per comprendere come alcune recenti considerazioni si sono basate sostanzialmente sulle paure di debiti pubblici fuori controllo. Non mi stancherò mai di ripetere che la “Lost decade” giapponese è una mappa importante per il nostro viaggio, non è la sola, la probabilmente quella principale. Studiando e navigando tra le crisi del passato, come abbiamo già visto, grazie anche agli splendidi lavori di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, ma in particolare rivivendo grazie alla mia passione storica ogni istante delle crisi da quella dei tulipani sino alla Madre di tutte le crisi, non c”è ciclo economico che non abbia risentito in maniera sensibile dall’esplosione di una crisi finanziaria. Non mesi o anni sono stati necessari per uscire dalle crisi storiche, ma lustri o decenni, spesso decenni perduti e questa è una crisi GLOBALE nella quale non vi sono isole reali di prosperità! Le ultime vicende relative all’illusione araba e alla favola spagnola contornate da quel vulcano addormentato che sembra essere sempre stata la Grecia, ci invitano a guardare all’orizzonte, con il realismo di coloro che hanno compreso che questa crisi in fondo è un imponente cambiamento strutturale di un mondo sovradimensionato, che vuole continuare a nascondere la Realtà!

Fonte: http://icebergfinanza.splinder.com/post/21856516/IL+LUNGO+INVERNO+DELL%27ECONOMIA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *