Otto ragioni per non volere le sale fumatori

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Joe Jackson

Traduciamo per i lettori italiani questo articolo scritto dal Joe Jackson (cantautore britannico, articolista e sostenitore di Forces) in risposta alle pressioni esercitate da alcuni gruppi antiproibizionisti sul governo britannico affinché venga modificata la legge antifumatori che in Gran Bretagna è molto più restrittiva che in Italia.

Si è parlato, molto recentemente di “emendare” il divieto di fumo inglese, magari permettendo sale fumatori separate. Potrebbe essere meglio di un divieto totale, ma penso sempre che sia un errore da parte dei fumatori sottomettersi volontariamente alla segregazione. Ecco le ragioni:

1 – Battendoci per la segregazione ci arrendiamo a quello che gli antifumatori chiamano “denormalizzazione”: l’idea che fumare non possa mai e in nessun luogo tollerata da chi non fuma e che quindi non vi sia posto per i fumatori nella società “normale”.
2 – Battendoci per la segregazione implicitamente avvaloriamo il mito del “fumo passivo” che uccide gli innocenti intorno a noi. Quelli di noi che hanno fatto i compiti a casa sanno che è solo una frode. A meno di non ripeterlo fino allo sfinimento non abbiamo niente in mano per opporci alla persecuzione.

3 – Battendoci solo per le eccezioni e gli emendamenti al divieto di fumare implicitamente accettiamo il principio per il quale le autorità possono destituire e sostituire il detentore della proprietà’ privata (esercenti, etc.)

4 – In questo modo abbandoniamo al loro destino, per esempio, tutti quegli esercenti che non possono avere spazi separati per motivi di spazio.

5 – Battersi per avere ambienti separati è un errore tattico, dal momento che è così vicino alla posizione degli anti che non lascia spazio per il compromesso

6 – Confinandoci volontariamente in ambienti separati accettiamo implicitamente un altro mito antifumatori, cioè che i sistemi moderni di ventilazione – che sono considerati efficaci per le corsie infettive e i laboratori con agenti chimici tossici – non siano “abbastanza sicuri” da rendere l’aria di un pub perfettamente pulita per tutti.

7 – Inoltre ambienti separati non funzionano così bene nella pratica. E’ ingenuo pensare che, anche se dovessimo conquistare questa concessione, essa non sarebbe praticabile senza una moltitudine di costose condizioni. In vari paesi queste includono: l’ ambiente deve essere sigillato ermeticamente, i costi dell’impianto di ventilazione sono proibitivi, l’ambiente non può essere quello principale del locale, deve essere più piccolo o non superiore a una certa dimensione, lo staff non può lavorare e spesso nemmeno entrare nella zona fumatori, l’accesso ai servizi non deve passare per la zona fumatori, e avanti così. Tali condizioni possono avere due spiacevoli conseguenze. Una è che il puro e semplice allestimento di una stanza per fumatori risulta impossibile per molti gestori e l’altra è che le zone fumatori risultano così artificiali, sterilizzate, emarginanti e brutte che nessuno vuole andarci. In un modo o nell’altro aiutano gli anti a dimostrare che nessuno vuole lo spazio fumatori, nemmeno i fumatori stessi.

8 – Battersi per la segregazione è illogico, assurdo e vigliacco e non credo,come sembra fare molta gente, che sia un “buon compromesso” o che ci faccia apparire buoni. Al momento siamo una minoranza ingiustamente stigmatizzata. I nostri argomenti dovrebbero quindi essere chiari, giustificati, logici, incrollabili e dignitosi. Tutto ciò probabilmente non eliminerà i divieti di fumo domani, ma col tempo ci farà rispettare. Il piegarci al compromesso con i nostri nemici, mostrandoci d’accordo con la loro propaganda e mendicando uno spazio può solo farci disprezzare.

Per tutte queste ragioni sono convinto che una campagna limitata alla richiesta di spazi separati per fumatori sia destinata a essere un fallimento.

Non esiste ragione alcune per la quale le autorità antifumatori – alcuni dei personaggi più arroganti del pianeta – debbano darci un po’ di fiato, solamente perché glielo chiediamo con garbo.
Anche se una tale campagna avesse successo, saremmo ancora cittadini di seconda classe, confinati fuori dalla vista in sgabuzzini sul retro, senza aver guadagnato nient’altro che il “privilegio” di un tetto sulla testa quando piove. Non va bene per niente.

Se crediamo che le autorità non abbiano nessun diritto di vietare a dei cittadini adulti l’uso di una prodotto legale in una proprietà privata e che le ragioni per farlo sono umilianti e disoneste, allora dovremmo dirlo.
E se lo diciamo, allora dovremmo batterci per eliminare totalmente i divieti e reintrodurre la libertà di scelta e il rispetto.
Se non altro, questo lascia spazio a qualche tipo di compromesso. E se proprio dobbiamo veramente batterci per un compromesso, allora la soluzione spagnola è molto migliore: solo ambienti superiori ai 100 m. quadrati sono tenuti ad avere spazi separati, mentre posti più piccoli possono decidere se permettere o meno di fumare. Senza cavilli.

Nel frattempo dovremmo continuare a fare pressioni sull’industria alberghiera nel darci sostegno boicottando i posti dove non si può fumare, fare feste in casa e mirare a traguardi più alti.

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http://www.forcesitaly.org/Portale_News/news_viewer.php?id=1121

Fonte: http://www.mentereale.com/articoli/otto-ragioni-per-non-volere-le-sale-fumatori

1 comment for “Otto ragioni per non volere le sale fumatori

  1. Anonimo
    30 luglio 2013 at 16:02

    Con buone porte automatiche le sale fumatori possono convivere benissimo con quelle per non fumatori.
    IMHO
    Daria

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