Prevenzione, Previsione, Probabilità e Precursori del Terremoto

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articolo di Cristiano Fidani

Affermare che l’unico modo di difenderci dai terremoti sia quello della prevenzione attraverso la costruzione antisismica è insostenibile in Italia. Infatti, nel nostro paese almeno il 70% delle costruzioni esistenti non sono antisismiche e non ci sono fondi per consolidarle. A causa di ciò almeno il 70% della popolazione rimarrebbe completamente indifesa dai forti terremoti se la prevenzione fosse l’unico rimedio.

La buona abitudine della popolazione italiana, che in caso di sciame sismico decideva di passare delle notti all’addiaccio o in macchia, ha salvato la vita a moltissime persone anche in occasione del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. E’ questo un primo caso di precursore tellurico che in maniera spontanea, indotto semplicemente dalla volontà di salvarsi la vita, ha preso piede nella nostra tradizione popolare. Moltissimi altri fenomeni hanno rappresentato motivo di preoccupazione per l’arrivo di un evento sismico distruttivo nel passato, alcuni di essi sono stati approfonditi e oggi costituiscono l’ambito dei precursori sismici.

A causa della mancata conoscenza dell’esatta costituzione del sottosuolo e del processo che si svolge nella preparazione di un terremoto, lo studio dei precursori oggi può fornirci solo una previsione probabilistica degli eventi sismici. Attraverso l’osservazione dei precursori è possibile stimare il probabile arrivo di un terremoto entro un tempo breve, di solito non superiore a qualche mese. La previsione del terremoto basata sull’analisi statistica della storia sismica di una regione e sulle sue caratteristiche geofisiche permette, invece, la stima di un terremoto solo su tempi molto lunghi, di solito non inferiori ai dieci anni. Le previsioni a lungo termine risultano completamente inutili nell’evacuazione momentanea delle strutture pericolose, ma sono utili nella programmazione della loro messa in sicurezza, prendendo parte al processo di prevenzione. Tuttavia, come già sottolineato, la prevenzione non garantisce la sicurezza dei cittadini in Italia, cosicché risulterebbe utile avviare studi approfonditi di tutti i fenomeni che avvengono con il terremoto, in modo da determinarne le potenzialità per il loro utilizzo in un possibile allarme.

I fenomeni precursori da osservare sono molteplici. Ad esempio, dalla raccolta di testimonianze svolta a l’Aquila dopo il 6 aprile, è emerso che un rossore diffuso del cielo e delle nuvole hanno preceduto la scossa, lontano dall’ora dell’alba o del tramonto. Inoltre, bagliori provenienti dal basso e in assenza di nuvole sono stati avvistati con alcune ore di anticipo. Emissioni acustiche e deformazioni del terreno sono state osservate molti mesi prima dalla popolazione, insieme a fuoriuscite di gas. Molti comportamenti strani degli animali: dal lamento dei cani sentito alcune ore prima della scossa e riascoltato in occasione degli eventi successivi al 6 aprile, alla scomparsa dei gatti domestici o al loro strano agitarsi. Gli uccelli hanno cantato la notte del terremoto ed erano scomparsi da alcune zone prossime all’epicentro. Le galline non volevano rientrare nel pollaio. Molti lombrichi sono stati osservati fuoriuscire dal terreno fin da una settimana prima della scossa.

Sebbene non comuni e spesso chiamati “anomalie”, i fenomeni sopra citati non rappresentano delle “anomalie” durante i terremoti, sono invece accadimenti molto comuni in queste circostanze. Basti andare a leggere i resoconti storici dei numerosi terremoti che hanno colpito le regioni italiane nel passato, per ritrovare testimonianze molto simili a quelle raccolte a l’Aquila. Ma come mai di questi fenomeni non si parla? Tali studi ebbero molti sostenitori proprio in Italia fra il XVIII e il XIX secolo. La fine della loro considerazione risale alle prime decadi del secolo scorso quando, negli anni successivi al terremoto di Messina, alcuni scienziati italiani tentarono le prime previsioni attraverso vari tipi di strumenti, alcuni dei quali ideati già dalla fine del XIX secolo in Italia e ispirati da tali osservazioni.

Allora si contrapposero da una parte la nascente scienza della sismologia, sostenuta da un solido apparato teorico e strumentale ma incapace di tentare le previsioni, dall’altra l’esperienza degli inventori italiani, sostenuta da leggi e strumenti ancora in fase di verifica, ma capace di spunti per la previsione. Le tragiche conseguenze delle catastrofi telluriche di quegli anni suscitarono nella coscienza di alcuni la necessità di ulteriori sforzi nella previsione e misero in risalto una possibile utilità degli studi sismici per salvare la popolazione: costruire in maniera diversa gli edifici. Tuttavia, la società del tempo non recepì i consigli che la scienza sismica propose, etichettando ingiustamente la sismologia come inutile nella difesa dai terremoti e accentuando il contrasto con chi tentava la previsione. Da questo contrasto nacque la necessità di separare la scienza sismica dalla previsione e, poiché gli altri approcci erano ancora agli albori, il terremoto diventò non prevedibile per definizione mentre tutte le altre osservazioni furono etichettate come non scientifiche e non degne di menzione.

Oggi, tutti questi fenomeni offrono allo scienziato nuovi spunti per comprendere il processo che chiamiamo terremoto, di cui sono state svelate solo le leggi riguardanti l’oscillazione repentina del terreno ma non le cause. Ad esempio, nella crosta terrestre si possono osservare la variazione del rapporto di velocità fra onde P e onde S, le deformazioni, la sismicità, le onde acustiche, gli ultrasuoni e le correnti telluriche. Per quanto riguarda le emissioni dei fluidi si conoscono solo precursori a breve termine: sono stati studiati l’Anidride Carbonica, l’Idrogeno, lo Zolfo, l’Elio, l’Argon e, naturalmente, il Radon. Sono anche stati posti sotto analisi la temperatura, la resistività, il PH e il livello delle acque.

In atmosfera gli studi elettromagnetici offrono diversi esempi di precursori a breve, medio e lungo termine. Sul breve termine, da qualche minuto a qualche giorno, si sono rivelati precursori i lampi, luminosità diffuse, la registrazione di un aumento di impulsi a bassa frequenza, le variazioni del campo geomagnetico e l’aumento di carica elettrica. Sul medio termine, da qualche giorno a qualche settimana, si manifesta un’attenuazione delle trasmissioni sulle basse frequenze, da una decina di KHz fino a qualche centinaia di KHz. Sul lungo termine, da qualche settimana a qualche mese, si sono rivelati utili gli studi delle correnti telluriche.Anche dallo spazio i precursori elettromagnetici sono considerati nello studio dei terremoti. Si ritiene, infatti, che siano in grado di attraversare la ionosfera inducendo variazioni della densità di plasma e modificando la propagazione di onde elettromagnetiche generate da altri fenomeni. Le osservazioni dei satelliti meteorologici hanno evidenziato la formazione di nubi lungo le linee di faglia prima di eventi distruttivi, mentre i sensori all’infrarosso hanno registrato un aumento della temperatura dalla zona dell’epicentro. I satelliti per le telecomunicazioni e per i sistemi GPS hanno rivelato delle variazioni di fase quando i segnali attraversavano le regioni sovrastanti i futuri epicentri. Per finire, i sensori di particelle hanno registrato aumenti improvvisi nel flusso di elettroni in occasione di forti terremoti.

Fonte: http://www.climatrix.org/2009/12/prevenzione-previsione-probabilita-e.html

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