VOLA ALTO L’AQUILA AMERICANA, NELL’INVERNO DELL’ECONOMIA!

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Bisogna ammettere che i dati di oggi sull’occupazione sono sorprendenti e che chiunque abbia a cuore l’anima e non il numero di persone che hanno perso il loro lavoro in questi ultimi anni di grande crisi, non può che esserne contento. Questa è una buona notizia! Ho spesso sostenuto in passato l’inattendibilità dei dati macroeconomici in generale che si tratti di America o Europa non importa. Nonostante i vari ISM e gli INITIAL CLAIMS abbiano segnalato una realtà profondamente diversa, non ho elementi da poter discutere e mettere in dubbi questi dati sino a quando non verranno revisionati nel tempo tra qualche mese o qualche anno. Alcune perplessità sorgono rispetto ai più affidabili sussidi di disoccupazione che solo nella loro media a quattro settimane al di sotto delle 400.000 unità storicamente testimoniano la possibilità di ritornare a creare lavoro in maniera strutturale e non temporanea come è accaduto in questo mese di novembre, occupazione finalizzata alle dinamiche dell’ultimo mese dell’anno, mese fondamentale per i consumi. Sorprendente è inoltre l’incredibile forbice che esiste tra una sistema di rilevazione spesso inattendibile come la ADP che misura il settore privato e quello governativo del BLS, 169.000 vs 11.000, sorprendente davvero! Come più volte osservato, il BLS nel mese di febbraio comunicherà una importante revisione negativa di circa 824.000 posti di lavoro nella realtà delle cose, frutto nella maggior parte dei casi di uno degli strumenti utilizzati per rilevare l’imponente mercato del lavoro americano, ovvero il modellino statistico stagionale CES/NET B/D model. nell’occasione l’unfluenza del dato in questione, ovvero quello del B/D Model ha influito in maniera marginale rispetto al passato, il che mi fa dire che probabilmente se verrà confermato il prossimo mese, d’ora in poi potrebbe influenzare questa volta in maniera negativa un’eventuale dinamica positiva dell’occupazione americana. Come abbiamo più volte visto il B/D model è un modello statistico che si richiama alle tendenze degli ultimi anni, senza essere in grado di assecondare le svolte economiche, togliendo o aggiungendo minori posti di lavoro rispetto alla realtà! Un’altra perplessità è relativa alle dichiarazioni degli ultimi mesi da parte di molti governatori delle varie Federal Reserve regionali che segnalavano come lungo il cammino dell’occupazione per uscire dal lungo tunnel della Madre di tutte le crisi avrebbe costretto la stessa Federal Reserve a tenere bassi i tassi di interesse per lungo tempo. La reazione del dollaro, fa pensare che a breve qualcuno incomincerà ad urlare la necessità di un rapido aumento dei tassi per evitare un ritorno del solito fantasma dell’inflazione. Probabilmente con il tempo chissà che gli amanti delle exit strategist non incomincino a trovare buone motivazioni da un dato che in fondo assomiglia ad una rondine in pieno inverno. Nella glaciale deflazione di questo tempo, non basterà il lanciafiamme dell’inflazione finanziaria, non cambio idea, l’occupazione subirà un strutturale ridimensionamento. Inoltre quale fretta e per quale motivo Obama ha convocato un tavolo permanente per occuparsi delle condizioni del mercato del lavoro se questi ultimi dati in realtà riflettono una dinamica effervescente di un mercato che ha subito una sostanziale depressione nell’economia reale? (AGI) – Washington, 4 dic. – I dati sul mercato del lavoro Usa a novembre dimostrano che finalmente l’economia statunitense sta maturando quei “progressi di cui c’era grande bisogno” e che il Paese “si sta muovendo nella giusta direzione”. Il commento e’ del portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, che ha comunque escluso che il presidente Barack Obama possa annunciare gia’ in occasione di un discorso sui temi economici in agenda martedi’ prossimo un secondo piano di stimoli. – (AGI) – Allentown, 4 dic. – Il presidente statunitense Barack Obama non nasconde la sua soddisfazione per i buoni dati registrati dal mercato del lavoro Usa a novembre ma invita a non lasciarsi andare a facili ottimismi. “La strada per la ripresa e’ ancora lunga”, avverte parlando ad Allentown, in Pennsylvania, un’area duramente colpita dalla recessione. “Dobbiamo fare tutto cio’ che di responsabile possiamo per spingere i nostri imprenditori a tornare ad assumere”. – (Via Wall Street Italia ) Se qualcuno vuole convincermi che la Federal Reserve e il Tesoro americano non sanno in anticipo i dati riferiti all’occupazione, perde il suo tempo. fonte: BLS E’ stata dimezzata la perdita di posti di lavoro nell’edilizia, soprendentemente nei mesi invernali, mentre nei mesi favorevoli come la primavera e l’estate le perdite sono state molto più sensibili, l’industria manifatturiera ha continuato a distruggere posti di lavoro, mentre quasi 60.000 nuovi posti sono stati creati dall’industria dei servizi terziari contro una perdita uguale nello scorso mese. Quasi 70.000 posti di lavoro sono stati inoltre creati dal servizi professionali con altri 40.000 che provengono dalla sanità. Servizi al dettaglio e servizi professionali hanno contribuito in maniera determinante a questo buon risultato. I posti di lavoro temporanei nella sostanza riferiti ai Professional & Business Services sono stati la punta di diamante di questo nuovo ed entusiasmante volo d’aquila dell’economia americana. Migliora inoltre il computo delle ore settimanali lavorate, dimostrando se mai ve ne fosse bisogno che gli impreditori americani prima di ricominciare ad assumere allungheranno le ore lavorative dei propri dipendenti a part-time. Stabile la forza lavoro, il livello di partecipazione mentre resta sullo stesso livello il numero delle persone che sono costrette a lavorare a part-time a causa delle condizioni economiche. Secondo lo stesso BLS siamo di fronte ad un nuovo recor di quasi 6000 lavoratori che sono senza lavoro da ormai più di 26 settimane. Un’ultima ed importante considerazione andrebbe fatti in riferimento all’occupazione dei servizi di ristorazione, uno dei migliori termometri della fiducia delle famiglie per un ritorno alla normalità, ovvero l’uscire per mangiare al ristorante., ma in questo caso le notizie non sono buone, le perdite di lavoro proseguono. Complessivamente si tratta di una buona notizia, anche se non basta per farmi cambiare idea sulla reale situazione dell’economia americana e mondiale, una situazione che resta strutturalmente inserita in un processo di cambiamento epocale. Per Paul Krugman una buona notizia è una cattiva notizia, in quanto un numero non troppo brutto contribuirà ad attenuare il bisogno di urgenza, l’urgenza di preoccuparsi per la vera emergenza di questa crisi, ovvero l’occupazione…..una tragedia avvolta in uno strano compiacimento.

Fonte: http://icebergfinanza.splinder.com/

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