Il Titanic, cento anni dopo

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Simmo tutti camorristi, paisà!

Simmo tutti camorristi, paisà!

« La guerra civile è una reazione autoimmune di un paese che fagocita se stesso con un’aggressione armata. Quello a cui stiamo assistendo adesso non ha niente a che vedere con una guerra civile. Se ne parla solo perché c’è un animale braccato che sputa veleno e tira fuori le unghie, come se agitarsi e minacciare di scatenare il demone della morte e della carestia serva in qualche modo a sottrarsi alle regole di una società democratica. »

La storia ebbe inizio così.

C’era una volta il Barnum dei sette mari, un clandestino imbarcatosi di nascosto su un transatlantico senza avere il biglietto. La grande nave da crociera, ricca di luci e colori, si chiamava democrazia e il biglietto si poteva acquistare solo pagando con un certificato di legalità. Ora, il nostro Barnum questo biglietto non lo poteva avere, perché le indagini della magistratura lo stavano per colpire già prima del lontano 1994. Paolo Borsellino e Antonio Di Pietro lo avevano già attenzionato nel 1992, e non erano che gli ultimi di una serie di ostacoli ai suoi affari, ma a differenza di quelli precedenti avevano la caratteristica di non essere assoldabili in cambio di denaro o di potere (in passato, chi lo accusò e poi lo prosciolse, ottenne in cambio posizioni di rilievo in Fininvest, mentre chi fu chiamato a testimoniare contro di lui e tacque, ottenne in cambio la carica di parlamentare).
Fu così che per salvarsi, quando ormai era chiaro che si era imbattuto in ossi più duri di lui, il Barnum dei sette mari dovette guadagnarsi la via della fuga, studiando un piano rocambolesco per salire a bordo del transatlantico in partenza: entrare nella stiva di soppiatto, passando dal portellone del carico merci, come un topo.

Una volta sulla nave, la security di bordo continuò a cercarlo. Così, compreso che da solo non poteva sopravvivere, Barnum cercò e si guadagnò l’appoggio di una parte dell’equipaggio di cui lui fece un manipolo di sovversivi, promettendo in cambio una rapida carriera e l’esenzione da tutti i lavori più faticosi, come pulire il ponte, riordinare la cambusa o manutenere i motori. Con l’appoggio di questa cordata trasversale e segreta potremmo chiamarla P2, per capirci – riuscì a farsi assumere dal comandante e cercò di convincere tutti, passeggeri e personale di bordo, che c’era qualcuno, con tutta probabilità un delinquente squilibrato, che voleva a tutti i costi e senza motivo buttarlo a mare. Ci riuscì dipingendosi all’opposto di quello che in realtà era. Si mise a raccontare barzellette, cantò canzoncine popolari e distrasse tutti con gli spettacoli di magia e i giochi di prestigio che solo un abile ammaestratore di pulci, quale lui era, avrebbe saputo mettere inscena.
Ma viveva nella menzogna, nel terrore continuo che qualcuno si accorgesse della sua vera identità e la sua condizione di clandestinità venisse prima o poi a galla.

Quando il personale di sicurezza iniziò a portare le prove del suo imbarco clandestino ed esibì il mandato di cattura internazionale, comprese che ormai la frittata era fatta. Il fuggiasco aveva una sola strategia possibile: aumentare la confusione all’interno della nave, accusare tutti di tutto in un’escalation di allarmismo e denunce per dipingersi come un martire, un povero clown docile e simpatico oggetto di una persecuzione inaudita che, in qualsiasi momento, avrebbe potuto colpire chiunque tra gli occupanti della nave. Un gioco che sembrava funzionare, complice il fatto che i passeggeri si erano ormai affezionati agli spettacolini serali e non volevano che terminassero, mentre la cordata di marinai ed ufficiali di bordo eversivi non poteva permettersi che il piano di conquista del transatlantico venisse scoperto. Per aumentare le possibilità di successo, il Barnum de noiantri mise sotto controllo tutti i ponti radio e impedì una libera circolazione delle informazioni sia all’interno del transatlantico, sia soprattutto tra l’imbarcazione e le coste continentali, ormai sempre più lontane e avvolte da una nebbia profonda.

Così, ogni membro della setta segreta cercava di convincere i viaggiatori che qualcuno voleva disturbare la loro tranquillità, che in fondo i proprietari della nave erano loro – avevano pagato, per Diana – e avevano diritto di decidere chi volevano sul palcoscenico. Ma in gioco c’erano ben altri diritti, non certo la conduzione di qualche numero di avanspettacolo. Lo scempio che si stava consumando era la presa del ponte di comando della nave, con l’obiettivo finale di dirottarla verso terre lontane, oltre le acque internazionali e ben al di fuori di ogni confine giurisdizionale.

Il pubblico del Barnum dei sette mari prese a considerare il personale di sicurezza un pericoloso nemico per il tranquillo e sereno compiersi del viaggio. La nave piombò nell’anarchia più totale e prese a vagare alla deriva, in un mare freddo e infestato di iceberg.

Cento anni dopo la tragedia del Titanic, ci sono altri sessanta milioni di passeggeri in pericolo. Basteranno, questa volta, le scialuppe di salvataggio?

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2009/11/27/Simmo-tutti-camorristi-paisa!.aspx

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