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I dati ufficiali CNEL descrivono una situazione quasi disperata in un paese che ha visto in un solo anno (2007-2008) crescere il numero dei posti di lavoro persi a 378.000, con un tasso di disoccupazione del 7,4%, mentre sono 434.000 i giovani che hanno smesso adirittura di cercarlo.
L’attuale crisi economici mondiale ha incrementato ulteriormente le difficoltà nella ricerca un posto di lavoro, tuttavia in Italia le cause sono da cercare altrove.

I dati sono molti, vediamolo insieme. All’inizio del secolo scorso un italiano su quattro era di età compresa tra i 15 e i 30 anni, nel 2008 siamo ad uno su sei e si prevede uno su sette entro il 2020. Il reddito procapite di un ventenne nel 1951 era decisamente superiore a quello di un suo coetaneo attuale, negli anni 50 il debito pubblico procapite era di appena 3.373€ a differenza dei 80.000€ attuali.

Dal 1985 al 2004 sono diminuite (dal 5% al 4,6% del PIL) le sovvenzioni statali per l’Istruzione pubblica. Per ogni euro speso per chi ha meno di trenta anni se ne spendono 3,5 per chi supera i 65 anni. Cifre che confermano i timori di molti su di una pensione incerta e su un lavoro precario, infatti i precari nel nostro paese sono attualmente quasi 4,5 milioni, il 20% sul totale dei lavoratori.

Il dato più allarmente riguarda l’età media della classe dirigente italiana quindi di quei professionisti in ruoli chiave nel nostro paese. Il prof. Carlo Carboni docente di sociologia all’università di Ancona ha prodotto una ricerca in merito. Su 25.000 persone (90% uomini) facenti parti di questa elitè solo un invisibile 0,7% sono under 30 e 3,8% under 40. Invece il 24,3% sono professionisti compresi tra i 51 e i 60 anni, tra 61 e i 70 arriviamo ad un 30,4% e infine gli over 70 sono il 23,4%. Un paese vecchio senza dubbio alcuno, senza innovazione (il digitale terrestre per esempio è arrivato in Italia quando si doveva investire nell’infrastruttura internet) e forse senza futuro.

L’Italia non è un paese per giovini menti. In soli 10 anni il numero dei giovani dipendenti in ruoli dirigenziali è calato da un basso 9,7% a un misero 6,9%. In calo anche la classe imprenditoriale giovanile passata dal 22% al 15%, mentre i liberi professionisti dal 30% al 22%. Allarmante è il dato dei giovani inattivi (disoccupati che non trovano e cercano lavoro) dal 2006 al 2007 sono crescuiti di 200.000 unità.

Dal rapporto CNEL emergono altre importanti informazioni a riguardo della classe giornalistica, medica, legale e docente. L’età media dei docenti universitari è di 51 anni, il 50% ha superato 60 anni, 8 professori su 100 hanno superato i 70 anni mentre gli under 35 sono il 7,6%. Fino a dieci anni fa la maggioranza dei docenti universitari aveva un’età compresa tra i 46 e i 50 anni, attualmente abbiamo raggiunto una media compresa fra i 56 e i 60 anni.
Per quanto riguarda l’età media dei giornalisti ancora in un contesto di stage e tirocinio (perlopiù non retribuiti) è di 36 anni, mentre i medici praticanti con meno di 35 anni sono meno del 12%, stessa cosa dicasi per per i giovani avvocati (iscritti all’albo).

A questo punto diamo un’occhiata alla situazione politica che non è da meno, dal 1992 i deputati under 35 non hanno mai superato il 9-10% e attualmente alla Camera sono solo il 5,6%. Analizzando il contesto vediamo che i giovani compresi tra i 25 e i 35 anni rappresentano il 18,7% della popolazione italiana maggiorenne, nonostante tale importante dato questa fascia di popolazione è rappresentata in parlamento solo da un modesto 5,6%, meno di un terzo del totale dei parlamentari.

A conclusione l’indagine a portato alla luce una situazione che vede il nostro paese una nazione a rischio, dove la mancanza di nuove menti in ruoli chiave si traduce in mancanza di innovazione sociale e tecnologica. Un paese dove a decidere sono solo gli appartenenti ad una classe dirigente autoreferenziale, vecchia e con ideali decisamente discutibili, amicizie ed interessi superano notevolmente il rispetto delle regole.

Come risultato finale vediamo come più dell’80% dei ragazzi creda fermamente in relazioni e raccomandazioni piuttosto che nei meriti personali, una tendenza alimentata da un mediocre sistema educativo scolastico ed universitario, da modelli (anche televisivi) piuttosto opinabili e soprattutto da una corruzione dilagante (63° posto su 180 nazioni – fonte).

Ulteriori informazioni: Consumatori (mesile soci COOP)

Fonte: http://www.climatrix.org/2009/11/giovani-disoccupati-o-futuri-anziani.html

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