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di Federico Formica
È quasi sempre povera di sodio e con un residuo fisso molto basso. Secondo Altroconsumo, la migliore si beve ad Ancona, Bergamo, Bologna, Perugia, Roma e Trento. Bocciate Catanzaro e Genova

L’acqua che esce dai rubinetti degli italiani è mediamente di buona qualità e regge il confronto con le acque vendute in bottiglia. È quasi sempre povera di sodio e con un residuo fisso (la quantità di sali che vi sono sciolti) molto basso.

È quanto è emerso da un’indagine condotta da Altroconsumo nel 2006: 13 città su 34 hanno ottenuto il massimo dei voti. Tra le prime della classe ci sono Ancona, Bergamo, Bologna, Perugia, Roma e Trento. Bocciate, invece, Catanzaro e Genova per la presenza di sostanze indesiderate come trialometani, nichel e alluminio. In ogni caso, le acque di rubinetto rispettano ogni parametro sanitario. Conclusioni condivise anche dal professor Massimo Ottaviani dell’Istituto Superiore di Sanità: “La qualità delle nostre acque è buona. Questo dipende anche dal fatto che l’80% di queste provengono da fonti sotterranee, più protette dall’inquinamento grazie al filtro del terreno”.

Non tutte le acque, però, sono uguali. E non tutta l’acqua passa attraverso acquedotti nuovi. Una rete idrica vecchia, ad esempio, può “sporcare” l’acqua rilasciando molecole di piombo.

C’è poi la questione dei limiti di potabilità. Per poter entrare nelle nostre case, l’acqua deve rispettare parametri fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sostanze come cloriti, arsenico, fluoro, trialometani e tante altre sono tollerate fino a una certa soglia. Il decreto legislativo 31/2001, oltre ad aver reso più stringenti questi parametri, ha introdotto la possibilità, per Regioni e Province, di derogare alle regole per 3 anni fino a un massimo di 9.

Opportunità già sfruttata da diverse regioni italiane. “Le deroghe più comuni – spiega Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana ed esperto di acqua – riguardano il livello di arsenico e di cloriti. In diverse zone del Lazio e della Toscana, solo per fare due esempi, il livello di arsenico è superiore ai dieci microgrammi stabiliti come limite massimo”. Secondo la legge, chi sfrutta una deroga dovrebbe informare tempestivamente la popolazione.

Un dovere che non sempre viene assolto. Tuttavia secondo il professor Massimo Ottaviani i rischi per la salute sono minimi: “La deroga non è sinonimo di acqua avvelenata: non può durare più di 9 anni, un periodo di tempo in cui l’organismo non subisce alcun danno. L’acqua che esce dal rubinetto – conclude Ottaviani – può essere bevuta senza alcun timore”. Insomma, a nessuno fa piacere l’acqua al gusto di cloro e le aziende idriche possono ancora migliorare la qualità del loro servizio. Tuttavia, quell’acqua non provoca danni alla nostra salute.

Il mercato dell’acqua in bottiglia non è l’unico ad essersi espanso a vista d’occhio negli ultimi anni. Anche i produttori di filtri domestici stanno facendo affari d’oro. La formula del successo è semplice: convincere i consumatori che l’acqua del loro rubinetto sia impura, sporca, e che per essere bevuta debba prima passare per un depuratore. Come già detto, l’acqua di rubinetto è sempre potabile. Non è quindi una questione di salute ma di sapore: può essere troppo “dura”, o avere un leggero ma fastidioso gusto di cloro.

I filtri domestici più diffusi sono due: quelli a osmosi inversa, che possono costare fino a 2800 euro e quelli compositi, che non superano i 500 euro. Entrambi, però, hanno qualche controindicazione.
I filtri a osmosi inversa rendono l’acqua più dolce. Spesso, anche troppo: un acqua molto dolce non è adatta al consumo quotidiano, soprattutto per anziani e bambini, che hanno più bisogno di calcio.
Tutti i filtri, poi, hanno bisogno di molta manutenzione, altrimenti rischiano di diventare ricettacolo di quei batteri che si propongono di eliminare. Se la vostra acqua ha un cattivo sapore, prima di sostenere una spesa impegnativa la cosa migliore da fare è rivolgersi a un esperto indipendente.

(28 Aprile 2009)

Fonte: http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2009/04/28/acqua-di-rubinetto-buona-ma-occhio-alle-eccezioni/

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