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Digital Divide Italia 2009
Confindustria si rende conto solo oggi di quello che noi diciamo da quasi un anno: la rete avanza imperiosamente quasi ovunque, nei grandi paesi industrializzati dell’Unione Europea, tranne qui. Anzi no, anche in Italia la rete avanza, nel senso che è un di più: del di più, curiosamente, si può fare quasi sempre a meno.

I numeri che l’Osservatorio Italia Digitale 2.0 tira fuori sono umilianti. La Spagna, la Francia, la Germania, il Regno Unito ci surclassano. La Danimarca non ha neppure più una rete, ha un tessuto connettivo omogeneo e compatto che permea quasi il 90% della società. La Francia ha il 62% di famiglie connesse, la Germania il 75% e il Regno Unito il 71%. Noi abbiamo un retino da pesca. Siamo fermi a 42 famiglie su cento e nel 2008, unico caso in tutta Europa, siamo addirittura retrocessi, perdendoci una famiglia per strada (Dati Eurostat).
E non sono solo i privati cittadini a restare nel medioevo dell’informazione: le aziende che usano internet sono due terzi, il 66%, mentre in Germania e in Spagna quasi tutte – il 95% – usano la rete per sé e per i propri dipendenti. Forse per questo la Spagna ha solo 9 famiglie su cento connesse in più rispetto a noi: navigano dal lavoro, e molti di loro si portano a casa la chiavetta internet aziendale. La mia vicina di casa lavora in un’azienda americana: quando è rimasta a casa in maternità le hanno installato la fibra ottica: ha dato alla luce una bimba in tutti i sensi. Ma soprattutto, l’ha data alla rete
In Italia invece il ritardo digitale crea un voluto e programmato ritardo mentale. Ci sono paesi dove ancora adesso non arriva neppure l’ADSL. La Rai prende centinaia di milioni di euro dalle nostre tasche per decidere che dovete vedere quello che vogliono loro. I giornali prendono centinaia di milioni di euro dalle nostre tasche per decidere che dove leggere quello che vogliono loro. Anche Mediaset prende centinaia di milioni di euro dalle nostre tasche, perché paga solamente l’1% del fatturato per la concessione delle frequenze negate a Francesco Di Stefano. Il restante 29%, che dovrebbe tirare fuori al fine di riequilibrare il rapporto costi benefici, viene sottratto alla spesa sociale e dato a Berlusconi. E anche in Mediaset ci fanno vedere quello che vogliono loro.
Invece, chi fa informazione libera non prende una lira. La rete italiana è tutta rattoppata, non viene ampliata e non viene incentivata: è una rete di poveracci. Di poveracci intimiditi perché non alzino la testa. I picciotti che entrano in negozio minacciando ritorsioni si chiamano D’Alia, Alfano, Carlucci, Pecorella, Costa. Così la torta della pubblicità continuano a spartirsela loro. Così la torta dell’informazione continuano a cucinarsela loro.

Nel medioevo dell’informazione si cucinano torte mafiose, piena di redazioni più simili a cosche, piena di servizi che sembrano copioni teatrali. Voi non lo sapete, non lo potete sapere: non ve lo dicono e non ve lo diranno mai, ma se la suonano e se la cantano da soli. I finti giornalisti mandano le domande ai finti politici. I finti politici tolgono le domande dei giornalisti e ci mettono le loro. I finti giornalisti non vanno nemmeno più di persona a fare le finte domande. Ci mandano direttamente i cameramen, gli unici ad essere veri. Gli unici sfruttati, vessati e sottopagati.
La rete viene ostacolata, come qualunque altro fenomeno di aggregazione sociale che faccia acquisire un po’ di consapevolezza ai cittadini ridotti in uno stato di incoscienza e di torpore totali.
Smettete di guardare la televisione. Smettete di comprare i giornali. Disdicete tutto. Spostate i vostri soldi in rete: fate abbonamenti ad internet, comprate netbook, fate pubblicità alle vostre aziende in rete, pagate il vostro informatore libero preferito, comprate solo prodotti promozionati in rete. Vedrete che, volente o nolente, il paese si sposterà.
Lo spostiamo noi. Di peso.



Fonte: http://www.byoblu.com/post/2009/09/30/Spostiamo-questo-paese.aspx

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