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La temperatura del Tirreno è aumentata di 2 gradi rispetto alla media degli ultimi 30 anni, quella del Mediterraneo di 1 grado e anche gli oceani sono stati interessati dallo stesso fenomeno. In un certo senso, dunque, i mari ci stanno avvertendo: un mare caldo è sinonimo di un futuro “bollente”.

di Andrea Boretti

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Non solo il Mediterraneo, ma anche gli oceani hanno subito un aumento della temperatura

Quest’anno la temperatura del Mediterraneo è aumentata di 1 grado rispetto alla media degli ultimi 30 anni. La notizia – fornita dall’associazione Frascati Scienza – è stata poi confermata anche da un comunicato di Enea-Cnr che, relativamente ai dati del periodo Giugno–Agosto, fa sapere come siano state soprattutto le acque superficiali a subire l’aumento enunciato. Nel complesso del nostro caldo mare interno un record negativo lo segna il Tirreno, che registra un aumento di ben 2 gradi rispetto alla media degli ultimi 30 anni.La questione delle acque dei mari che si riscaldano non è però un problema solo mediterraneo, ma decisamente più ampio. Qualche giorno fa, infatti, il NOAA, l’ente americano che monitora oceani e atmosfera, faceva sapere come, sempre nel periodo Giugno-Agosto, la temperatura della superficie degli Oceani fosse aumentata di 0,6 gradi sopra la media del secolo. Ciò che preoccupa è che questo aumento, per la prima volta, comincia anche a interessare gli strati più profondi del mare – quelli oltre i 1000 metri – finora solo parzialmente interessati dal fenomeno.Perché tanto allarme? La risposta è semplice. L’aumento della temperatura è considerato dagli esperti un segnale di destabilizzazione.

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C’è una forte relazione tra riscaldamento dell’atmosfera e riscaldamento degli oceani

In particolare significa che i meccanismi che regolano lo smaltimento di CO2 si stanno inceppando e questo con conseguenze prevedibilmente nefaste per la vita degli oceani. Maggiore anidride carbonica significa acqua più acida e quindi un decremento del PH che ad oggi è stimato in -0,1 unita, ma che a questo ritmo arriverebbe a circa -0,5 unità per il 2100. Un’acqua più acida avrà una conseguenza diretta soprattutto su quegli organismi come molluschi e crostacei che si costruiscono un guscio calcareo e che si troveranno quindi in grosse difficoltà.Ma non è tutto. C’è una forte relazione tra riscaldamento dell’atmosfera e riscaldamento degli oceani. Secondo diversi studi è ormai appurato che la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale ad oggi avrebbe dovuto provocare un aumento della temperatura atmosferica superiore a quello registrato. Dove è finito questo calore mancante? La risposta è semplice e tristemente ovvia: negli oceani. Si calcola addirittura che le masse oceaniche abbiano immagazzinato al loro interno più del 50% del calore prodotto – da sempre – dal genere umano.L’aumento della temperatura degli oceani non ha però solo conseguenze sui molluschi ma, come è ovvio che sia, sull’intero pianeta. I problemi più grossi a breve termine, sono sicuramente i sempre più frequenti uragani che si abbattono soprattutto sulle coste dell’ America Centrale e l’aumento del livello globale dei mari; si stima che l’aumento della temperatura degli oceani sia responsabile del 25% dell’innalzamento degli ultimi 50 anni. A lungo termine il discorso è invece più complicato. Gli esperti dicono che le masse oceaniche possono trattenere il calore anche per decenni e che le loro condizioni termiche attuali possono quindi con ogni probabilità rispecchiare le condizioni future dell’atmosfera. In un certo senso si può quindi dire che i mari ci stanno avvertendo, un mare caldo è sinonimo di un futuro “bollente” e, come si ripete sempre più spesso, il punto di non ritorno è decisamente più vicino. Sapremo cogliere l’avvertimento?

Fonte: http://www.terranauta.it/a1396/cambiamenti_climatici/oceani_sempre_piu_caldi_in_arrivo_un_futuro_bollente.html

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