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[Independent] Ogni anno, lavoratori stagionali si riversano nell’Italia meridionale, sebbene stipendi condizioni di vita siano stati indicati come vero e proprio sfruttamento.
Dopo aver attraversato mezza Africa, ed essere sopravvissuto a una pericolosa traversata dalla Libia in cerca di una vita migliore in Italia, Boubacar Bailo sta ora pensando al suicidio. Bailo, che fa parte dell’esercito degli immigrati clandestini assunti per la raccolta dei pomodori in Puglia, vive in una lurida baracca di cartone in costante attesa di essere chiamato per andare nei campi.
Ogni anno, migliaia di immigrati, molti dall’Africa, si riversano nei campi e nei frutteti del Sud Italia per racimolare qualche soldo come lavoratori stagionali, raccogliendo uva, olive, pomodori e arance. Ore interminabili di un lavoro faticoso, e ampiamente tollerato dalle autorità per motivi economici, che viene pagato appena 15-20 euro al giorno per poi tornare a casa in squallidi campi di fortuna senza acqua corrente né elettricità.
“Perfino i cani stanno meglio di noi,” dice Bailo, ventiquattrenne della Guinea che lotta per la sopravvivenza in una zona della Puglia conosciuta come “Il Triangolo dell’oro rosso” che produce il 35% dei pomodori italiani. “E’ meglio morire che vivere così”,aggiunge. Quest’anno le cose sono andate particolarmente male in Puglia. La crisi economica ha costretto le fabbriche della ricca Italia del nord a chiudere e a licenziare dipendenti: per questo, più immigrati del solito, circa 2.000 persone, sono venuti qui a cercare lavoro.
Le piogge – una grande fortuna per il raccoglitore di pomodori dal momento che i macchinari usati da un numero crescente di agricoltori per sostituire la manodopera, non funzionano bene nel fango – sono state sporadiche. E la stangata del governo conservatore sull’immigrazione ha portato molti agricoltori a non assumere lavoratori clandestini.
La tariffa dei raccoglitori illegali di pomodori si aggira a 3,50 euro per “cassone” [in italiano nel testo N.d.T.], una grossa cassa che, piena, pesa 350 kg. “E’ un sistema feudale come nel Medio Evo. Questi schiavi moderni sono utili all’economia: li puoi sfruttare”, dice Padre Arcangelo Maira, un prete che tenta di aiutare gli immigrati.
Il Dottor Alvise Benelli di Medici Senza Frontiere afferma: “Finiscono per vivere in condizioni che sono spesso peggiori di quelle in cui vivevano a casa loro.” [Articolo originale “Italy’s tomato workers living as ‘modern-day slaves'” di Silvia Aloisi]

Fonte: http://italiadallestero.info/

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