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“Passa le sue giornate a scrivere per un quotidiano filogovernativo. Quando finisce di lavorare e torna a casa, però, diventa El Mouhtarem, autore di uno dei blog di commento politico più popolari in Algeria. Fino a oggi El Mouhtarem, che nascone il suo vero nome per evitare di essere riconosciuto dalle autorità, è stato libero di scrivere i suoi post, e i suoi lettori liberi di commentarli. Anche se ha ricevuto delle minacce di morte anonime, non ci sono mai stati tentativi da parte del governo di censurare il suo blog, Algérie-politique”.

Le cose però, racconta il New York Times, potrebbero presto cambiare. “Sta per essere approvata una legge che mette la rete sotto un ristretto controllo, e i blogger come El Mouhtarem sono nervosi. Per quanto la misura sia ufficialmente rivolta a combattere il ciberterrorismo e i crimini telematici, molti sostengono che il linguaggio vago della legge possa essere usato per mettere in discussione la libertà di parola in rete”.

Fino a questo momento i blogger non sono mai stati percepiti come una minaccia dal governo algerino, anche perché solo una piccola minoranza di cittadini usa internet. “La blogosfera algerina è molto meno dinamica e critica di quella marocchina, tunisina o egiziana: niente di lontanamente comparabile all’utilizzo e alla diffusione della rete tra i giovani iraniani, per esempio”.

La nuova legge sulla rete rischia di colpire un settore, quello dell’informazione, che non gode di ottima salute. “L’Algeria ha alcuni quotidiani privati che forniscono diversi punti di vista, ma la maggior parte di loro dipende dal governo per la stampa, la distribuzione e la pubblicità. Le autorità puniscono con gran severità la diffamazione e i giornalisti rischiano spesso di essere denunciati. Le tv e la radio, poi, rimangono interamente sotto il controllo del governo”.

Fonte: http://www.internazionale.it/home/?p=6857

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