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DOSSIER 9-11

LE FALLE NEL RAPPORTO UFFICIALE SULL’11 SETTEMBRE

Contributo del prof. David Ray Griffin al Dvd “Confronting the Evidence – a Call to Reopen the 9-11 Investigation”

Clicca qui per leggere un articolo di Griffin, pubblicato in lingua originale su www.septembereleventh.org , che contiene la breve descrizione di 115 tra le più importanti omissioni o bugie presenti nel rapporto della Commissione ufficiale sull’11/9:
Il rapporto della commissione sull’11 settembre:
una bugia di 571 pagine

Esponente di spicco della Filosofia e della Teologia, David Ray Griffin è stato fino al 2004 Professore Emerito di Filosofia delle Religioni e Teologia alla Claremont School of Theology e alla Claremont Graduate University. Rimane uno dei co-direttori del Center for Process Studies in Claremont. Nel 1996è stato scelto come uno dei 60 teologi di tutto il mondo inclusi nel volume Handbook of Christian Theologians, ed. Donald Musser e Joseph Price. Nel 2004 e nel 2005, senza smettere di scrivere di teologia, trova il tempo di scrivere “The New Pearl Harbor: Disturbing Questions about the Bush Administration and 9/11” e “The 9/11 Commission Report: Omissions and Distortions”, due tra i più significativi, utili e rigorosi libri di analisi critica dell’11 settembre. Griffin è stato professore emerito alla Claremont School of Theology, dove ha insegnato per trent’anni, fino al 2004, prima di andare in pensione. Ha scritto e collaborato a più di due dozzine di libri. La sua è una lucida analisi del rapporto ufficiale sull’11 settembre, che rivela come esso sia un documento pieno, per l’appunto, di “omissioni e distorsioni”. Ma Griffin soprattutto mette oggettivamente in dubbio la credibilità di chi ha fatto parte di quella commissione e ne ha indirizzato i lavori. Le sue osservazioni, riassunte di seguito, vengono da lui esposte in conferenze negli Stati Uniti ed in altri paesi, oltre ad essere approfondite nelle sue opere “The New Pearl Harbour” e soprattutto “ The 9/11 Commission Report: Omissions and Distortions”. Secondo Griffin esistono diverse possibili prospettive attraverso le quali è possibile leggere il rapporto ufficiale della Commissione d’inchiesta sui fatti dell’11/9: una è quella del cittadino medio, che ascolta le notizie dai canali convenzionali, e probabilmente pensa che il rapporto della Commissione dell’ 11/9 sia eccellente. Questa sembra essere l’opinione dei lettori che mandano le loro recensioni su Amazon.com, il più famoso sito Internet al mondo dedito alla vendita di libri online. Tra i commenti dei lettori postati su Amazon, se ne leggono molti nei quali si fanno i complimenti alla Commissione: il rapporto sarebbe scritto come un libro, scorrevole e avvincente. Ma, osserva amaramente Griffin, il rapporto in questione non è un prodotto di fiction. Se si adottano una prospettiva di maggiore analisi e uno spirito critico, il giudizio su quel rapporto non può che cambiare. Nella sua prefazione è scritto che si vuole fornire un resoconto il più completo possibile dei fatti dell’ 11/9. Ma ci sono stati milioni di eventi intorno all’11/9, non era possibile prenderli tutti in considerazione. Quello che i membri della commissione intendevano dire era che avrebbero fornito un resoconto dei fatti rilevanti per capire l’11/9 . Questo significa che è stata fatta una selezione. Come ogni selezione, anche questa sarà stata basata su una prospettiva, su una teoria principale circa ciò che è successo l’11/9.

Ci sono due teorie di base sull’ 11/9, entrambe teorie della cospirazione. La prima è quella ufficiale, fornita dall’amministrazione Bush, secondo la quale gli attacchi sono stati pianificati e operati esclusivamente da Al-Qaeda, ispirati da Osama Bin Laden. L’altra è la teoria della cospirazione alternativa, che suggerisce che complice degli attacchi fu proprio l’Amministrazione Bush. Nella prefazione si afferma che il rapporto vuole essere imparziale. Ma sicuramente non è imparziale rispetto alle due teorie: la Commissione, spiega Griffin, ha iniziato partendo dalla verità della teoria ufficiale, non l’ha messa in discussione e ha presunto la sua veridicità dall’inizio alla fine del lavoro. Soprattutto usa questa teoria come punto di riferimento per decidere quali eventi siano rilevanti e quali meno per procedere alla ricostruzione dei fatti. A quanto pare omissioni e distorsioni secondo Griffin sono presenti già nella prefazione del rapporto della Commissione. In questa viene anche detto che il lavoro è indipendente e non-partitico. Secondo il professore, dicendo “non-partitico” i membri della Commissione intendevano sostenere che il comitato era costituito equamente da Democratici e Repubblicani, ma questo non è del tutto vero, perché il presidente della commissione è repubblicano e, soprattutto, lo è anche il direttore esecutivo Philip Zelikow. Quest’ultimo è un vecchio Repubblicano, membro anche del Consiglio Nazionale di sicurezza della prima amministrazione Bush. Ha lavorato con la Sig.ra Rice e durante gli anni di Clinton, quando i Repubblicani erano fuori dai giochi, lui e Condoleezza Rice hanno scritto un libro insieme. Inoltre Zelikoff ha lavorato per il gruppo del Consiglio Nazionale di sicurezza che si è occupato della transizione da Clinton a Bush. Infine, è diventato parte della Commissione servizi segreti internazionali per Bush. A questo punto è difficile sostenere, come pure è stato fatto, che la commissione è stata indipendente, soprattutto se la si voleva intendere come indipendente dalla Casa Bianca: il direttore esecutivo della Commissione ha infatti rappresentato la prospettiva della Casa Bianca durante tutto l’arco dei lavori. Perché è importante questo? Secondo Griffin poiché il direttore esecutivo Zelikoff ha diretto il lavoro dello staff della Commissione, ha fatto sostanzialmente tutto il lavoro: come direttore dello staff, ha deciso quali informazioni sarebbe stato interessante approfondire, quali argomenti studiare a fondo e quali no. Quindi, come direttore esecutivo, Zelikow ha potuto far investigare allo staff circa gli eventi che erano rilevanti per la teoria della cospirazione ufficiale, ed far ignorare quelli che avrebbero avallato la teoria alternativa. Griffin sottolinea come alcuni critici vicini alla teoria dell’alternativa, dopo aver letto il Rapporto della Commissione, l’abbiano chiamato il Rapporto dell’Omissione. Questo perché esclude sistematicamente qualsiasi fatto che avalli la teoria alternativa. Secondo Griffin, dato il ruolo di Zelikow, questa non è una sorpresa. Alcuni hanno anche definito il rapporto una copertura, e secondo Griffin lo è, perché la Commissione avrebbe dovuto indagare la Casa Bianca , fornendo eventualmente prove che indicassero la sua complicità. Ma vista la posizione di Zelikow, qualsiasi indagine sulla Casa Bianca sarebbe stata condotta dalla Casa Bianca stessa: Zelikow, come uomo dell’Amministrazione Bush all’interno della commissione, ha potuto evitare che la Casa Bianca , la CIA, l’FBI, il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia fossero indagati. Una volta capito questo non ci si sorprende delle omissioni della Commissione. Paul Thompson, autore della lista più accurata del mondo sui servizi giornalistici fatti sull’ 11/9, “The Complete 9/11 Timeline”, realizzata per Cooperativeresearch.org, ha ricordato in diverse occasioni come se durante i lavori della Commissione ci fosse stato anche un solo commissario con delle obiezioni su qualcosa, quel qualcosa doveva essere eliminato dal rapporto. Erano le regole. Questo significa che non c’è letteralmente nulla nel rapporto sull’ 11/9 che l’amministrazione Bush non abbia approvato: Commissione = Zeligoff, Zeligoff = Casa Bianca. Secondo Thompson, inoltre, tutti i commissari erano compromessi quanto il loro direttore esecutivo. Molti infatti lavorano con team legali che rappresentano le compagnie aeree, come la United Airlines o la American Airlines. Tornando all’analisi del professor Griffin sul rapporto della Commissione per l’11/9, scopriamo che c’è molto altro materiale interessante. Secondo Griffin, il numero di omissioni è incredibile. Il rapporto inizia con una discussione sui dirottatori, che vengono individuati negli stessi 19 conosciuti fin dall’inizio, senza l’applicazione di alcun dubbio critico e senza nessun approfondimento di questa questione. Nel rapporto in particolare non viene detto che a 6 di quei nominativi si è poi scoperto che corrispondevano 6 persone vive e del tutto estranee ai fatti. Nel rapporto si descrive anche, osserva il professore, Mohammed Atta come un fanatico Musulmano, tanto devoto da essere pronto ad incontrare il Creatore. Viene omesso il fatto che, come ha rivelato tale Daniel Hopsicker, ad Atta piacevano alcool, maiale e ballerine. Nel rapporto si parla il meno possibile dei crolli del World Trade Center. È paradossale, ma è così. Non viene detto che il fuoco non ha mai fatto crollare alti edifici dotati di una struttura in acciaio, e non viene osservato, denuncia Griffin, che quei crolli hanno ben 10 caratteristiche comuni alle demolizioni controllate. Non si parla dell’asportazione dell’acciaio e delle macerie, avvenuta in fretta e furia dopo il diradarsi delle polveri e prima che qualunque esperto o commissione avesse la possibilità di esaminarle: quella asportazione avrebbe coperto qualsiasi prova dell’uso di esplosivo. Riguardo lo schianto di un aereo sul Pentagono, Griffin sottolinea come nel rapporto siano state ignorate alcune delle domande più inquietanti, in modo da favorire la teoria ufficiale. Domande come: perché i terroristi avrebbero colpito l’Ala Ovest, in fase di ristrutturazione, quindi con pochi presenti, quando tutti i pesci grossi e Rumsfeld erano nell’ala est? Il rapporto non dice che foto scattate dalla Associated Press e persino da un marine, mostrano che fino a 30 minuti dopo che il Pentagono sarebbe stato colpito da un 757 a 640 km orari, la facciata non era crollata. Non viene detto che nelle foto si nota che il buco che si formò era piccolo e che nessun Boeing avrebbe potuto starci. Men che meno viene osservato, lamenta il professore, che quelle foto non mostravano nessun Boeing fuori dal Pentagono, né alcun rottame di esso. Il rapporto ufficiale di una Commissione degli Stati Uniti d’America non si chiede perché il sistema anti missili del Pentagono non ha abbattuto il fantomatico Boeing, dato che tale sistema era in grado di abbattere qualsiasi velivolo commerciale nelle vicinanze del Pentagono. Riguardo al comportamento del presidente Bush quel giorno, Griffin sottolinea come i membri della commissione non si siano chiesti perché i servizi segreti non abbiano portato il Presidente immediatamente via dalla scuola elementare della Florida in cui si trovava durante gli attentati, nonostante si sarebbe dovuto temere che lui fosse uno degli obiettivi dei terroristi. Secondo l’autore di “ The 9/11 Commission Report: Omissions and Distortions”, i membri della Commissione non hanno affrontato nel rapporto il tema degli avvertimenti specifici ricevuti dal governo prima della tragedia. Non hanno chiesto ad Ashcroft che tipo di avvertimento abbia ricevuto per indurlo a bloccare, come fece, il traffico commerciale. Non parlano del rapporto di David Schipper che prima dell’ 11/9 cercò di informare Ashcroft che molti membri dell’FBI avevano detto di sapere che degli attacchi erano previsti per quel periodo in Lower Manattan. Queste omissioni, queste in particolare, secondo Griffin sono un esempio di come la teoria ufficiale abbia influenzato la scelta delle prove nel lavoro della Commissione, condizionandone inevitabilmente i risultati. Riguardo al fatto che gli Usa davano la caccia a Bin Laden da prima dell’ 11/9, la Commissione non ha detto che lui è stato visto il luglio prima dell’11/9 in un ospedale di Dubai e che è stato curato da un medico americano, nonché visitato da un agente della CIA e dall’intelligence saudita. Viene ignorata la testimonianza di Abu-Zubaydah, l’agente di Al-Qaeda che sosteneva che tre membri della famiglia reale saudita e un generale pakistano erano al corrente dei piani per gli attacchi in America l’11/9. Eppure tale testimonianza, spiega Griffin, è comprovata dal fatto che tutti e quattro gli uomini in questione sono morti nel giro di pochi mesi. Riguardo ai voli che hanno portato fuori del paese diversi membri della famiglia di Bin Laden, poco dopo l’attentato, voli di cui anche Michael Moore ha parlato nel suo film “Farenheit 9/11”, la Commissione ha sostenuto che non c’era nulla di strano nel volo da Tampa a Lexington dell’11 settembre, perchè lo spazio aereo americano era stato aperto. Il punto fondamentale, però era che lo spazio aereo americano era stato aperto solo ai velivoli commerciali, non ai privati. Secondo Griffin in questo caso siamo di fronte ad un tentativo sfacciato di coprire deliberatamente qualcosa. La Commissione è stata molto generosa, spiega Griffin, anche con l’Fbi. Ha ignorato i sospetti che il quartier generale dell’Fbi abbia bloccato le indagini. Ha omesso qualsiasi riferimento al fatto che il capo dei servizi segreti pakistani era a Washington la settimana dell’11/9 e che aveva trasferito a Mohammed Atta 100.000 $. La Commissione ha ignorato il “Progetto per un Nuovo Secolo Americano”, documento ad opera di diversi individui che ora fanno parte dell’amministrazione Bush: eppure in quel documento c’era la famosa ed esplosiva frase secondo cui un’altra Pearl Harbour avrebbe aiutato gli Stati Uniti. I membri della Casa Bianca, incluso il Presidente stesso, dopo l’11/9 descrissero gli attacchi come delle “opportunità”: la Commissione ha soprasseduto. Griffin lamenta anche come abbiano ignorato il fatto che c’erano dei piani già pronti per le guerre in Afghanistan e in Iraq, e che entrambi i conflitti avevano a che fare con il greggio. Il vecchio professore della Claremont School of Theology non si ferma alle omissioni del rapporto. A suo dire c’è un’altra incredibile dimensione da considerare: il revisionismo che caratterizza il rapporto della Commissione. Nel primo capitolo, ad esempio, viene fornita una versione del tutto nuova, una sorta di terza versione di ciò che è successo l’11/9. È una versione creata per assolvere il Pentagono dalle sue colpe, descrivendo lo staff della Federal Aviation Administration come un manipolo di incompetenti e pasticcioni, incapaci di riconoscere un dirottamento. La Commissione accusa anche il quartier generale della Faa, di non aver chiamato l’esercito nemmeno dopo aver saputo dei dirottamenti. Secondo Griffin questa parte dello scritto della Commissione dovrebbe prendere un premio come fiction creativa, nel contesto di un rapporto che nel complesso rappresenta, a suo avviso, una vera e propria disgrazia nazionale.

Fonte: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1926

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