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Il quotidiano Il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara, ha pubblicato ieri un artiolo di Angiolo Bandinelli, dal titolo Ossimoro, contraddizioni e altri guai per l’ateo devoto. Bandinelli, già segretario del partito radicale tra il 1969 e il 1973 nonché deputato, per lo stesso partito, tra il 1987 e il 1987, non si riferisce in realtà al suo direttore, che a suo tempo si era così definito: Bandinelli scrive di non amare la definizione di ateo devoto, che peraltro sarebbe “figura che si può incontrare solo nell’ambito del cattolicesimo”. Oggetto delle sue critiche è invece l’UAAR: non esplicitamente nominata, ma facilmente identificabile per il riferimento alla qualifica di “umanistiche” (l’IHEU, di cui fa parte) e per la citazione di alcuni passaggi della storia dell’ateismo pubblicata sul suo sito.
Scrive Bandinelli: “Più ci penso, però, più mi convinco che proprio gli atei sono i migliori propagandisti di dio. Dio è il loro vero, necessario interlocutore. Perché possano così efficacemente discuterne, polemizzare e lottarci contro, perfino odiarlo, è necessario che dio ci sia, esista in tutta la pienezza del termine. Affari loro”. E ancora: “Dopo tanti giri, l’ossimoro ora si capovolge. L’ateo, come abbiamo visto, afferma e ha bisogno di dio, il devoto è solo figura di superficiale beghinismo, dedito a pratiche esteriori o a esperienze misticheggianti. Ma resto perplesso, questa rappresentazione è banale. Gli atei devoti sono troppo bravi. Forse, sono le definizioni di wikipedia ad essere insufficienti”.
Invitiamo Bandinelli a leggersi gli scopi sociali dell’UAAR, elencati all’articolo 3 dello Statuto: Dio non è mai citato, il teismo nemmeno. L’UAAR non dedica neanche un secondo a combattere personaggi inesistenti, né ne spreca molti di più per replicare a personaggi intellettualoidi dalle argomentazioni inconsistenti.

Fonte: http://www.uaar.it/news/

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