Fus, con i tagli saremo ancora più ignoranti e incolti

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di Vittorio Emiliani

Fus, con i tagli saremo ancora più ignoranti e incolti Siamo già un Paese di ignoranti e di incolti e, col taglio degli investimenti pubblici in cultura e ricerca, lo saremo sempre di più. Pensate che – secondo uno studio dell’economista e deputato democratico Marco Causi – la partecipazione degli italiani a concerti di musica classica si ferma al 10 per cento della popolazione, mentre la media europea di partecipazione è vicina al doppio, collocandosi al 18 per cento. Pensate a qualir quote staranno la Germania o il Nord Europa. Verso il 30 per cento almeno. Ed eravamo il Paese della musica e del bel canto.
Col taglio di 200 milioni inferto da Berlusconi e Tremonti al Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) avremo meno concerti di musica classica e di jazz, meno opere in cartellone, meno produzioni teatrali di qualità. Rischia così di morire lo spettacolo dal vivo più colto e avanzato. Quello che non può vivere soltanto di mercato, di biglietti staccati al botteghino e che in tutta l’Europa più civile fruisce, come fatto culturale, di agevolazioni.
Il teatro di prosa ha battuto l’anno scorso lo sport, principalmente il calcio, sia per numero di eventi, sia per biglietti d’ingresso. Con tutto ciò rischia il deperimento, se non l’estinzione. Con decine e decine di imprese che sono sull’orlo della chiusura e con un complesso di posti di lavoro sui 200-250.000 essi pure pericolanti. Riflettete su di un fatto: coi mille e più miliardi di vecchie lire che Moratti ha speso per l’Inter (senza vincere nulla a livello internazionale), avrebbe finanziato quasi due anni di spettacolo dal vivo in tutto il Paese. Pensate che enorme ritorno di immagine avrebbe avuto. A livello planetario. Invece di finanziare una squadra di mercenari della pedata.
Numerosii giovani attori, registi, produttori si sono riuniti in una associazione chiamata “0.3” che è la misera percentuale del PIL che il governo destina allo spettacolo dal vivo. In realtà dovranno cambiare sigla e chiamarsi 0.1 perché in questi mesi nei quali l’associazione ha diffuso in tutti i teatri italiani la propria voce di protesta, a quel livello ancor più miserabile è sprofondata, grazie al governo Berlusconi, la percentuale di PIL destinata a cultura e spettacolo. Il Partito Democratico, insieme ad altre forze di centrosinistra, sostenuto da Articolo 21, ha presentato un emendamento col quale nel decreto anti-crisi venivano ripristinati i 200 milioni tagliati al FUS. Emendamento cestinato dal centrodestra che pure, in commissione Cultura della Camera, si era detto favorevole con gli on. Carlucci e Barbareschi presentatori di un emendamento per 100 milioni di reintegro. Che faranno ora i due parlamentari? Insisteranno o chineranno, come in genere succede e come ha già fatto il ministro Bondi, ai voleri del Capo? A lui un’Italia più incolta e ignorante va benissimo: essa vedrà più tv commerciale, più Grande Fratello, più Paperissima, più telegiornali bugiardi e omissivi, e buonanotte Italia, buonanotte cultura generatrice di dissenso e di conflitto. Ricordate il Giulio Cesare di Shakespeare? “Troppo magro quel Cassio, pensa troppo…”
La protesta tuttavia si è accesa nel mondo dello spettacolo. Si parla di azioni “creative” per destare l’attenzione di un’opinione pubblica distratta e sonnolenta. E’ la strada giusta. Assai più, a mio avviso, dello sciopero totale, della serrata generale. Lo stesso Giuseppe Di Vittorio proponeva – nei servizi pubblici, e la cultura è un servizio pubblico – non di far mancare la produzione, bensì di aumentarla, magari di raddoppiarla, dimostrativamente, informandone la popolazione. Uno sciopero alla rovescia, insomma. Certo, costerebbe comunque ai suoi promotori. Costerebbe fatica e impegno e però -ne sono persuaso – richiamerebbe, se attuato nei luoghi e nei modi giusti, attenzione, consenso, sostegno di massa.

Fonte: http://www.articolo21.info/8754/notizia/fus-con-i-tagli-saremo-ancora-piu.html

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