Come diventare Matteo Salvini in 10 mosse

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di Andrea Scanzi (immagini di Edoardo Baraldi)
Questa settimana sono successe poche cose. Un gruppo di vip si è riunito a L’Aquila per ricordare i tempi andati, Repubblica ci ha fatto sapere che nell’Era Berlusconi le orge si chiamano “torte”, e – soprattutto – ho imparato a memoria il testo di Cicale, colto evergreen di Heather Parisi (”per cui la quale… Cicale cicale cicale“: alta scuola). A parte questo, tutti noi vorremmo essere Matteo Salvini. Proprio per questo, venendo incontro alle vostre grigie esigenze trotzkiste, ho redatto un vademecum che vi permetterà di emulare in sole dieci mosse le gesta del vostro idolo. Matteo Salvini ha fatto parlare di sé, nei giorni scorsi, per un affettuoso riferimento ai napoletani. La sua esibizione mi è piaciuta molto, anche se nello specifico preferisco il Maestro Gentilini che arringa l’idolatrante plebe dicendo di voler “eliminare i bambini” rom. Salvini ha 36 anni e ne dimostra 74. E’ un bruttino convinto di essere bellino (ahi). Un leghista che a inizio carriera faceva parte della corrente “comunisti leghisti”, un po’ come se uno tifasse Milan (lui, appunto) e si iscrivesse al Milan Club degli “interisti rossoneri”. Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008. Da questa carica si è dimesso lo scorso 7 luglio, a ridosso della polemica sulle serenate napoletane, non per decenza istituzionale ma per motivazioni meramente burocratiche (incompatibilità con la carica di deputato europeo: sì, adesso Salvini è andato a far danni in Europa. Lambrate non bastava più). Da piccoli volevamo essere tutti come Big Jim (o Memo Remigi: io, almeno, volevo essere Memo Remigi; mi sembrava rassicurante, quieto, una persona a modo). Da grandi vogliamo essere tutti Matteo Salvini. Io posso dirvi come. Seguitemi. C’mon. 1 – Coté (Part One). Analizziamo nuovamente il video, col cuore colmo di misericordia e afflato abbacinante.

// Il filmato è stato messo su Youtube da un blogger laureando in Scienze dell’Educazione, Gabriele Casagrande, che qui dà la sua (poco canonica) versione dei fatti. Casagrande stava lavorando per la tesina di laurea sulla Lega e faceva interviste. Risposta tipo di un militante: “Io non ho niente da dire, dico solo viva la Lega e fuori tutti i negri!“. Vamos. 2 – Coté (Part Two). Dicevamo: il video. Matteo Salvini entra in uno stand di Pontida. Ha in mano un boccale di birra e il suo sguardo dimostra che non è la prima. Indossa una tenera t-shirt: “Più rum meno rom”. Qualcuno gli dovrebbe ricordare che il Rum non lo fanno esattamente a Pontida (al massimo da quelle parti c’è il Moscato di Scanzo), ma proseguiamo. Salvini è vestito come uno sfollato daltonico e si guarda in giro con l’acume di un dromedario colpito a morte. La plebe, vedendolo entrare, d’ardimento s’accende e al contempo (?) grida: “Eeeh Matteo capogruppo, eeeh Matteo capogruppo!”. Dal video si evince così che Matteo Salvini è il Mick Jagger della Lega, o molto più semplicemente il Povia di Pontida. 3 – Coté (Part Three). Attenti, siamo all’acme del reperto video. Ora: se tu sei un uomo, e pure un po’ ubriaco, cosa fai se sei circondato da amici egualmente ebbri? Non giriamoci intorno, non facciamo gli snob di MicroMega. In contesti di questo tipo, da suburra machista, il leader del gruppo tira fuori prima o poi l’argomento-catalizzatore: il sesso. Non per nulla, come cantava Gaber, “un figone resta sempre un’attrazione/che va bene per sinistra e destra”. Funziona così, nei secoli dei secoli. L’uomo si vanta di improbabili conquiste, l’alcol incentiva la trivialità e le risate grasse faranno gruppo. A Pontida, no. Non funziona così. Il concetto di divertimento, di comunanza, di giubilo, è diverso. Salvini si guarda in giro, tracimante fermentazione alcolica , e – quasi rispondendo ad antichi rituali – intona un coro da stadio. Eccoci: il massimo della “compagnia”, per un leghista, è cantare un coro da stadio. Possibilmente razzista. Wow, che sballo. Non mi divertivo così dai tempi della Tombola a Capodanno. 4 – 2533183641_13d608ba44_mIl testo (un’esegesi). Salvini, alzando il braccio destro (quello con la birra) con fare da anfitrione, dà il la al coro. La folla è in estasi. In particolare, alla sua sinistra c’è un militante che batte le mani come il ballerino bischero che negli 883 aveva il ruolo di ricordarci la stretta filiazione tra uomo e orango. Ladies and gentlemen, benvenuti al Salvini-Rave. “Senti che puzza/scappano anche i cani/ stanno arrivando i napoletani/ O colerosi, terremotati/ voi col sapone non vi siete mai lavati/ Napoli merda, Napoli colera… (qui Salvini ricomincia a bere, sempre con sguardo da dromedario abbattuto nella tundra)”. Glossa 1: i cani, se fiutano una “puzza”, tutto fanno fuorché scappare. Glossa 2: il riferimento al “terremoto”, considerando i facili appigli con l’attualità, pare un ulteriore florilegio di grazia. Glossa 3: questo coro era già vecchio, oltre che impronunciabile, al tempo di Badoglio. Sintesi definitiva: questo coro fa pena. 5 – Pinguedine. Salvini ha cominciato a furoreggiare in tivù da un annetto. Lo ricordo, satollo di spensierata intolleranza, far la parte del guastafeste a Tatami, irrinunciabile programma di Camila Raznovich (credo si scriva così). In forma, peso giusto, parlantina spigolosa: perfettamente tarato per dimostrare (quasi) la superiorità della razza padana su quella italiana. Un ariano de noantri. Lo rimembro con nostalgia, perché ultimamente non è più lui. Ha messo su più chili di Ronaldinho, appare trasandato. Più che dimostrare che i successori di Federico Barbarossa non avranno mai vita facile, sembra ormai lo spot dei trigliceridi sbagliati alla mensa di Borghezio. 6 – “Era una battuta”. E’ la tecnica con cui Salvini prova a disinnescare tutte le bischerate che dice (va detto che ultimamente non si sta dietro: non ce la fa). Nulla di nuovo, è solo la Tecnica Sultano-Ghedini in salsa padana. “Non l’ho mai detto”, “Era una battuta”, “Sono invenzioni”. E’ facile. I posti riservati ai milanesi nelle metro? Scherzavo. Lambrate comune a se stante? Facevo lo zuzzurellone. I cori napoletani? Una goliardata. Daje. 3284885330_a62ba5dd97_m7 – La Trinità di Salvini. “Nulla di politico”. Potrebbe essere l’epitaffio per un quasi quarantenne che in qualsiasi altro paese del Mondo farebbe (al massimo) l’esperto di pulegge o il venditore di pentole longobarde, ma è stata la sua rilassata reazione alle polemiche. “Nulla di politico, è solo uno sfottò, un coro da stadio che testimonia la sana rivalità tra tifosi milanisti e napoletani. Quando vado in trasferta, mi dicono ben di peggio”. Il bello è che Salvini mica scherzava. Era sincero. Mica sono razzisti, loro: siete voi che avete la rogna. E loro ve lo dicono. Non per cattiveria: per una errata sensazione di democrazia. Secondo la concezione salviniana, non c’è nulla di male nel cantare cori da stadio. E’ la Trinità di Salvini: il Parlamento come la curva; la rivalità calcistica come paradigma ideologico; e la Fossa dei Leoni come palestra culturale. 8 – Amico uligano (così uomo e così bambino). “Perché vi offendete?”. Così ha detto ai napoletani. Ha ragione: se vi dessero dei puzzoni, colerosi e terremotati, voi avreste pure l’indecenza di offendervi? Quanto siete pallosi (uffa). Io ne sarei felice e – anzi – offrirei giubilante un’altra birra al mio amico uligano, coi capelli un po’ corti, così uomo e così bambino (cit). 3258124589_291814bd72_m9 – Fan di De André. “Io lo avrei fatto dimettere perché canta da schifo”. Lo ha detto Umberto “Lynch” Bossi, che – col suo contagioso senso dello Stato e delle istituzioni – ha prontamente fotografato il problema. Bravo il mio Lynch. E’ però e piuttosto un altro l’aspetto affascinante: Matteo Salvini è fan di Fabrizio De André. Lo ha detto lui, lo ripete ogni volta. Naturale: De André era il cantore della diversità, degli umili, dei disperati. Quando Salvini ascolta canzoni come Khorakhanè e Smisurata preghiera, ne trae insegnamento. Nel senso che capisce tutto quello che non dovrà fare. Salvini ascolta De André come Gramsci leggeva il Mein Kampf: per avere il polso del Nemico. 10 – “In Europa lavorerò anche per i napoletani”. Certo. E Dick Cheney era amico di Gandhi. E ora scusate, vado su Facebook a chiedere l’amicizia a Renzo Bossi. Al quarto tentativo ha superato l’esame di maturità. Non ero così felice dai tempi delle Scimmie di Mare pubblicizzate nell’Intrepido. Come il quarto Re Magio, offrirò al Redentore Leghista polenta, xenofobia e birra in segno di stima.
Fonte: http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/07/13/come-diventare-matteo-salvini-in-10-mosse/

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