I rifiuti campani: un’emergenza ambientale, civile, politica, giudiziaria, costituzionale.

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di Uguale per Tutti

La settimana scorsa il Governo ha varato un decreto legge (si tratta del D.L. 23.5.2008, n. 90) che deve disciplinare gli interventi relativi alla tragica vicenda dei rifiuti in Campania.

La vicenda è molto complessa e non saremmo in grado di ricostruirla qui in maniera adeguata.

Ci preme, però, richiamare l’attenzione di tutti su alcuni aspetti molto rilevanti di questa dolorosa vicenda, aspetti che riteniamo non debbano essere ignorati né elusi in nessuna delle ricostruzioni di essa.

Primo.

La tragedia dei rifiuti campani non si sarebbe potuta verificare se numerosi amministratori pubblici di diverso rilievo – alcuni con responsabilità politiche e/o amministrative apicali – non avessero violato gravemente loro fondamentali doveri e se non fossero stati commessi numerosi e gravi reati.

Secondo.

E’ assolutamente evidente che le responsabilità non sono di questo o quel “partito”, di questa o quella “parte politica”, ma di numerosissime persone, appartenenti trasversalmente a questa o quella amministrazione, a questo o quel partito, a questa o quella impresa privata.

La tragedia campana non denuncia le malefatte di qualcuno, ma la crisi, il collasso complessivo di un sistema.

A nostro modesto parere essa imporrebbe – moralmente, politicamente, giuridicamente – di riconoscere che è indispensabile un recupero complessivo di legalità nel Paese, che non è possibile continuare a fare affari e politica in questo modo e sperare che ci si possa sempre “mettere una pezza” con qualche trucco mediatico, che non è possibile nascondere dietro il “problema immigrazione” il collasso di legalità perseguito intenzionalmente da tutti coloro che – in ogni parte politica – dovevano ottenere l’impunità per questo o quel loro amico, per questo o per quel loro finanziatore e giunto ora al suo inevitabile epilogo.

Terzo.

La magistratura è stata ingiustamente e strumentalmente accusata di non indagare nei confronti delle amministrazioni cosiddette di sinistra e di non perseguire il Presidente Bassolino.

Le numerose inchieste che coinvolgono quelle amministrazioni e quel Presidente (da ultimo rinviato a giudizio nel febbraio di quest’anno) dimostrano il contrario.

Gli arresti dei giorni scorsi dimostrano come la magistratura si sia impegnata anche in questa vicenda pur se con i noti limiti dovuti a carichi di lavoro impossibili, strumenti inadeguati, leggi ad personam, formalismi ammantati di garantismo ma pensati per paralizzare ogni efficace risultato.

Ciò che emerge dall’inchiesta che ha portato agli arresti testé ricordati dimostra quanto grave sia la compromissione di politici e amministratori pubblici di ogni colore in questa vicenda.

L’attacco dei giornalisti al servizio del potere contro questa inchiesta giudiziaria (ben commentato da Marco Travaglio in un articolo che si può leggere a questo link) è un ulteriore pagina di disonore del giornalismo italiano.

Quarto.

Il Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 90, contiene norme che violano fondamentali principi costituzionali, in materia di giurisdizione. Stefano Rodotà ha parlato di «un diritto “speciale”, fondato su una sostanziale sospensione di garanzie fondamentali».

Con la scusa dell’“emergenza rifiuti” si introducono modifiche e deroghe a principi fondamentali della giurisdizione, che non possono essere in alcun modo accettati.

E’ evidente, infatti, l’estrema gravità di un “principio” per il quale la necessità di fronteggiare una emergenza “giustificherebbe” la sospensione dei principi costituzionali e la ricerca di un modo per impedire o rendere ancora più difficile alla magistratura accertare e perseguire i reati.

Ciò che sta accadendo è che chi – e ovviamente non ci si riferisce al Governo in carica, ma all’insieme trasversale di gruppi politici ed economici che negli anni sono stati consociativamente al potere – ha causato l’emergenza ne vuole gestire la “cura” in un modo che gli consenta di coprire proprie e altrui responsabilità.

Alla gravità dell’allarme in questione si deve aggiungere, per un verso, che esso è ancora più grave in un Paese la cui democrazia è vulnerata da una opposizione che non si oppone e, per altro verso, che basterebbe l’emergenza campana per trovare dolorose spiegazioni al “rinnovato clima di amicizia” che si è recentemente instaurato nel nostro Paese fra Governo e opposizione.

Il rischio è, in sostanza, che ciò che si sta negoziando sia solo un insieme di coperture reciproche. Con esiti esiziali per i cittadini e il Paese.

Quinto.

Nelle pieghe del Decreto Legge si nasconde un gravissimo pericolo per la salute pubblica, con riferimento alla violazione di norme fondamentali in materia di rifiuti tossici e pericolosi.

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Tutto ciò posto, Vi invitiamo alla lettura dei seguenti scritti:

A questo link il testo del Decreto Legge

A questo link un articolo di Stefano Rodotà

A questo link una analisi tecnica del Decreto Legge

A questo link una lettera al C.S.M. di 75 magistrati della Procura della Repubblica di Napoli

A questo link un comunicato dell’Associazione Nazionale Magistrati

A questo link e a questo link alcune riflessioni sull’allarme per i rifiuti tossici.

A questo link il testo integrale dell’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Napoli relativa all’indagine sul Commissariato dei Rifiuti.

A questo link la notizia dei dubbi della UE sul decreto legge del Governo italiano.

A questo link il parere critico del Consiglio Superiore della Magistratura.

Fonte: http://toghe.blogspot.com/2008/05/i-rifiuti-campani-unemergenza.html

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