L’internazionale nazista dello Sport

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di Emilio Carnevali

Non c’è che dire: la Formula 1 dev’essere veramente un bell’ambientino. Considerando che a confronto di Bernie Ecclestone Adriano Galliani sembra quasi la reincarnazione di John Stuart Mill, e soprattutto che a confronto dei festini di Max Mosley quelli del Berlusca sembrano dei ricevimenti da educande, c’è quasi da rallegrarsi: pensavamo di aver toccato il fondo qui da noi, invece ci sono ancora ampi margini di discesa.
Si potrebbe obiettare, giustamente, che un conto sono le dichiarazioni e i comportamenti di un dirigente sportivo, un conto sono quelle di chi ricopre incarichi politici in organismi pubblici e democratici. Giustissimo.
Eppure il delirio filonazista di un personaggio come Bernie Ecclestone lascia davvero sconcertati per la naturalezza e il “candore” con i quali si è espresso un esponente di quella che è a tutti gli effetti una “classe dirigente globale” alla guida di un impero finanziariamente potentissimo come il circo della Formula 1. Direttore esecutivo della Formula One Management (e detentore di quote di capitale che gliene garantiscono di fatto il controllo) Ecclestone è colui che ha trasformato le corse di automobili in un colossale affare fatto di sponsor, diritti televisivi e quant’altro ha concorso a renderlo uno degli uomini più ricchi del Regno Unito e del mondo.
Nei giorni scorsi colui che i giornali appellano spesso come il “patron” della Formula 1 ha rilasciato un’intervista al Times spendendosi in incredibili elogi per Adolf Hitler, il quale, pur essendosi “lanciato in cose che non ho idea se avesse davvero l’intenzione di fare o meno”, “di certo ha dimostrato di essere in grado di comandare un sacco di persone, in modo da ottenere che quelle cose venissero fatte”. Insomma, un bravo politico decisionista. Del resto, ha spiegato ancora Ecclestone, “la democrazia non ha fatto molte cose buone per un sacco di paesi, incluso il nostro [la Gran Bretagna]. I nostri politici sono troppo preoccupati per le elezioni”. Chi salvare allora? “Amo i leader forti. Margaret Thatcher prendeva decisioni e le faceva rispettare. È stata l’unica a far crescere questo paese velocemente. Questi ragazzi, Tony [Blair] e Gordon [Brown] sono troppo preoccupati di piacere a tutti” (sorvoliamo qui sul contributo di un milione di sterline che nel 1997, poco prima dell’avvento al potere di Blair – l’uomo che ha distrutto, pardon, “modernizzato” la sinistra inglese – Ecclestone ha concesso al Partito laburista ottenendo in cambio un trattamento di riguardo per la Formula 1 nella nuova legge sulla pubblicità del tabacco).
Bernie Ecclestone sembra quindi condividere le stesse simpatie politiche del suo amico e sodale Max Mosley, presidente della Fia (Federazione Internazionale dell’Automobile), che nel marzo dello scorso anno è stato coinvolto in un clamoroso scandalo quando il quotidiano inglese News of the World pubblicò alcuni fotogrammi tratti da un video di 5 ore che documentava un’orgia sado-maso cui il nostro aveva partecipato vestito in uniforme nazista insieme ad un gruppo di prostitute, alcune vestite da naziste, altre da recluse d’un campo di concentramento. La cosa risulta ancor più inquietante considerando che il padre di Mosley, sir Oswald Mosley, fu un grande ammiratore di Benito Mussolini e, dopo un viaggio in Italia nel 1932, fondò la British Union of Fashists. Le nozze con Diana Mitford, la madre di Max, furono celebrate nel 1936 a Berlino nella casa del gerarca nazista Joseph Goebbels e alla presenza di Hitler.
D’altra parte, dando un’occhiata alle biografie dei vertici dello sport internazionale si può notare che il “vizietto” nazista non riguarda solo i signori della Formula 1. A cominciare dall’associazione sportiva per antonomasia, ovvero il Comitato olimpico internazionale, che vanta una tradizione di dirigenze piuttosto torbide. Le olimpiadi di Monaco del 1936 sono passate alla storia come il più grande evento di celebrazione del Terzo Reich e della sua estetica di potenza. Ci vollero le 4 medaglie dell’atleta nero Jesse Owens per lasciare in quelle olimpiadi una traccia di riscatto dal delirio della “superiorità della razza ariana”. Non tutti sanno, però, che gli Stati Uniti di Roosevelt furono convinti a non boicottare quei giochi dall’allora presidente del Comitato olimpico americano, il filonazista Avery Brundage, che si spese molto affinché il proprio Paese partecipasse alle Olimpiadi di Hitler.
Nel 1952 Brundage diventò presidente del Cio e lo rimase fino al 1972. Fu lui a decidere la sospensione dalla squadra americana e la cacciata dal villaggio olimpico di Tommie Smith e John Carlos, i due atleti di colore che durante le olimpiadi di Città del Messico del 1968 salirono sul podio alzando al cielo il pugno chiuso delle Pantere Nere. Brundage si rifiutò inoltre di sospendere i giochi del 1972 a Monaco dopo l’attentato del commando di “Settembre nero” che costò la vita a 11 atleti della squadra israeliana e si oppose anche all’esclusione della Rhodesia (oggi Zimbabwe) dai giochi a causa della sua politica di segregazione razziale.
Qualche hanno dopo la conclusione del lungo “regno” di Brundage, fu eletto alla guida del Cio Juan Antonio Samaranch, che è stato presidente fino al 2001 ed è attualmente presidente onorario a vita. Anche Samaranch, quanto a simpatie politiche, può vantare un curriculum di tutto rispetto, dal momento che è stato un gerarca della Falange Spagnola nonché grande amico del dittatore Francisco Franco.
A fronte di tutto ciò fa quasi tenerezza il nostro Flavio Briatore, team manager di Formula 1, che alle ultime elezioni si è limitato ad una timida dichiarazione di appoggio alla sua amica Daniela Santanchè, candidata a premier con la Destra di Storace: “Ha le idee molto chiare su quello di cui ha bisogno l’Italia. Chiara, decisa, con un linguaggio adatto ai giovani. In politica mi sembra la cosa più nuova che c’è in giro, una candidatura fresca, piena di ideali”.
Beh, gli ideali non sono poi così nuovi e freschi, dato che hanno una “gloriosa” tradizione alle spalle. Briatore ama i giovani ed ha forse una coscienza politica ancora un po’ immatura, ma certamente avrà modo di indottrinarlo il suo grande amico Bernie Ecclestone, con cui nel 2007 ha acquistato il pacchetto di maggioranza dei Queens Park Rangers, squadra di calcio della serie B inglese.

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/l%E2%80%99internazionale-nazista-dello-sport/

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