PENSIONE EUROPA

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di Vincenzo Galasso 19.05.2009

Le caratteristiche anagrafiche, le esperienze politiche precedenti e il comportamento dei nostri eurodeputati sembrano confermare l’opinione diffusa che l’elezione al Parlamento europeo rappresenti una sorta di pensionamento di lusso. Magari in omaggio all’idea che l’Europarlamento abbia un ruolo istituzionale subalterno rispetto al Consiglio dei ministri europei nel prendere le decisioni. E’ una visione antiquata. Ma se anche fosse vero, perché non usare l’Europarlamento come un banco di prova per politici giovani e promettenti invece che come una lussuosa casa di riposo?

Meglio le veline o i fannulloni? Il dibattito sulla selezione dei politici da mandare al Parlamento europeo che si è svolto nelle ultime settimane potrebbe essere sintetizzato così. I giornali hanno fornito un’immagine impietosa dei nostri rappresentanti in Europa: fannulloni, per usare un termine caro al ministro Brunetta, e per giunta molto ben retribuiti. Porte aperte alle veline dunque?
Al di là dei singoli, e talvolta clamorosi, episodi di assenteismo, è utile chiedersi se sia davvero necessario modificare la squadra che ci rappresenta tra Strasburgo e Bruxelles. (1) E soprattutto se sia opportuno cambiare i criteri utilizzati dai partiti per selezionare i candidati al Parlamento europeo.IL TIPICO EURODEPUTATO ITALIANOUn recente studio di tre ricercatori statunitensi ci offre un utile spaccato dell’Europarlamento e ci consente di confrontare le caratteristiche dei nostri rappresentanti con quelli degli altri paesi. (2) I tre studiosi hanno analizzato il curriculum vitae di tutti i membri del Parlamento europeo dal 1979, anno in cui gli eurodeputati sono stati direttamente eletti dai cittadini degli stati membri.
Chi è il tipico eurodeputato italiano? Rigorosamente uomo, spesso sessantenne e quasi mai trentenne, con una lunga esperienza di partito, condita da cariche esecutive, a volte con qualche passaggio in Parlamento. E gli altri eurodeputati? Rispetto ai colleghi (e colleghe) degli altri quattordici paesi analizzati (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia), la pattuglia degli italiani si distingue per avere il minor numero di donne: solo l’11 per cento, contro il 13 per cento della Grecia, il 26 per cento della Spagna e il 52 per cento della Finlandia. Possiamo contare anche sul il maggior numero di sessantenni (20 per cento) dopo Lussemburgo (26 per cento) e Grecia (24 per cento), e il minor numero di giovani – ovvero deputati sotto i quaranta anni – (13 per cento) dopo la Grecia (12 per cento).
Tra gli europarlamentari italiani abbondano quelli che hanno ricoperto cariche esecutive nei partiti, 41 per cento, contro una media europea del 30 per cento, che va dal 9 per cento in Germania al 47 per cento in Portogallo. Gli italiani hanno anche una maggior esperienza legislativa a livello nazionale – il 42 per cento dei nostri eurodeputati si è seduto in Parlamento – rispetto a una media europea, 30 per cento, che rispecchia però realtà molto diverse, dal Regno Unito, dove solo un eurodeputato su dieci è stato in precedenza membro della House of Commons, alla Finlandia dove tre eurodeputati su quattro provengono dal parlamento nazionale.COME SI SELEZIONA L’EUROPARLAMENTAREQuesti dati suggeriscono l’esistenza di criteri di selezione diversi tra paesi. Ad esempio, mentre il Regno Unito e la Germania utilizzano il Parlamento europeo come un banco di prova per politici giovani e con scarsa esperienza di partito e legislativa, i partiti italiani mandano a Strasburgo una pattuglia più matura e “navigata”. Quale sistema di selezione garantisce i risultati migliori? Èsempre difficile misurare la performance dei politici. I dati raccolti da “Vote Watch” (www.votewatch.eu) ci consentono però di valutare quella degli eurodeputati sotto tre aspetti: assenteismo, lealtà verso il partito o il gruppo politico (ovvero quante volte il deputato ha votato nella stessa maniera del suo partito) e lealtà verso il paese (ovvero quante volte il deputato ha votato nella stessa maniera della maggioranza degli europarlamentari del suo paese). E anche in questo caso gli europarlamentari italiani si differenziano dai colleghi europei. In negativo. Con un tasso d’assenteismo del 28,1 per cento, i nostri eurodeputati sono ben meno presenti a Strasburgo di svedesi (17,4 per cento ), greci (14,5 per cento) spagnoli (13,4 per cento), per non parlare di finlandesi (8,2 per cento) e austriaci (6,3 per cento). Ma quando ci sono, sono tra i più pronti a votare secondo le linee di partito: sia a destra (Ppe) che a sinistra (Pse) disobbediscono al partito solo il 3 per cento delle volte, contro il 5 per cento dei finlandesi, il 16,6 per cento degli svedesi (nel Ppe) e il 26 per cento dei Tory inglesi.
Molto meno accentuata è invece la coesione nazionale. Solo il 58 per cento delle volte i nostri europarlamentari votano nello stesso modo degli altri colleghi italiani, risultando più coesi solo degli svedesi (52,7 per cento) e degli inglesi (48,2 per cento) ma meno di tedeschi (61,5 per cento) e spagnoli (67,9 per cento).
Le caratteristiche anagrafiche, le esperienze politiche precedenti alla loro elezione e la performance dei nostri eurodeputati sembrano confermare l’opinione diffusa che il Parlamento europeo rappresenti per i partiti italiani un ricovero – dorato, certo – di elefanti, piuttosto che un luogo dove esercitare un ruolo importante per definire le politiche europee. Questa scelta può nascere dall’idea che l’Europarlamento abbia un ruolo istituzionale subalterno rispetto al Consiglio dei ministri europei nel prendere le decisioni. Si tratterebbe di una visione antiquata, poiché il ruolo istituzionale del Parlamento europeo è cresciuto nel corso del tempo. Ma se anche corrispondesse alla realtà, perché non usare l’Europarlamento come un banco di prova per politici giovani e promettenti anziché come lussuosa casa di riposo per quelli in pensione?
(1) Il Parlamento europeo svolge le sue attività su tre sedi: Bruxelles (Belgio), Lussemburgo e Strasburgo (Francia). Lussemburgo è la sede degli uffici amministrativi e del Segretariato generale. Come si legge sul sito del Parlamento europeo “L’attività dei deputati europei si svolge a Bruxelles, a Strasburgo e nelle circoscrizioni elettorali. A Bruxelles partecipano alle riunioni delle commissioni parlamentari e dei gruppi politici, nonché alle tornate supplementari e a Strasburgo alle sedute plenarie delle dodici tornate regolari. Parallelamente a queste attività principali, i deputati europei devono ovviamente dedicare tempo anche alle proprie circoscrizioni elettorali”.
(2) S. Meserve, D. Pemstein e W. Bernhard (2009) “Who goes to Europe: Strategic Candidate Nomination to the European Parliament”, paper presentato al 2009 Annual Meeting of the Midwest Political Science Association, Chicago, www.mpsa.org.

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