Mentre General Motors risorge dalle sue ceneri, AIG chiede il permesso di pagare altri bonus!

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Sono davvero curioso di sapere quale sarà la risposta della nuova autorità nominata da Barack Obama per sovrintendere ai sistemi di compensation & benefit nelle entità finanziarie e non destinatarie degli aiuti pubblici previsti dal TARP alla richiesta preventiva rivolta dai vertici della tecnicamente strafallita compagnia di assicurazione AIG che vorrebbe erogare la settimana prossima quel che resta del programma di bonus per 480 milioni di dollari relativi al 2008, una richiesta che non sarebbe dovuta, ma che risulta più che opportuna alla luce dello sconcerto creato nell’opinione pubblica e ai piani alti della politica a stelle e strisce per la prima tranche da 180 milioni di dollari pagati nello scorso mese di dicembre.

Già, perché Kenneth Feinberg, questo è il nome di quello che la stampa statunitense chiama il nuovo zar incaricato di decidere sui piani di incentivazione, ma anche sulla parte fissa del ‘salario’, dei primi cento manager delle entità in questione, per la maggior parte banche e compagnie di assicurazione, sarebbe competente, in base alle previsioni di legge, solo per quanto dovrebbe essere erogato con riferimento all’anno in corso e agli esercizi futuri, ovviamente fino a quando le entità in questione non avranno restituito alle autorità federali tutto quanto hanno ricevuto sino, come si suol dire, all’ultimo penny, ma quella vecchia volpe di Edward Liddy, il nuovo numero uno di AIG, è persona troppo accorta per mettere nuovamente sé stesso e la compagnia che attualmente gestisce alla prevedibilissima gogna mediatica.

Il problema è rappresentato dal fatto che, non più tardi di qualche giorno fa, l’altrettanto malandato colosso creditizio Citigroup ha decretato che, una volta restituiti i 180 miliardi di dollari ricevuti, per ora, da AIG, il valore della suddetta compagnia dovrebbe essere pari a zero, se non addirittura negativo, un verdetto che spiega in parte perché, dopo aver accorpato venti vecchie azioni in una per evitare di tornare sotto la quotazione di un dollaro, il titolo non ha fatto che scendere a rotta di collo, portandosi all’equivalente di 45 centesimi, che è quanto si ottiene dividendo i 9 dollari e rotti della azione pesante per venti!

Come ricordavo nei giorni scorsi, una delle motivazioni alla base della fretta con la quale Goldman Sachs, J.P. Morgan-Chase, Morgan Stanley e altre banche hanno ripagato il Tesoro USA, o promesso di farlo entro l’anno, è legata proprio alla insopprimibile desiderio di riprendere allegramente nella distribuzione dei bonus, già previsti in 20 miliardi di dollari nel caso di Goldman e in 14 miliardi per Morgan Stanley, mentre un fitto velo di nebbia circonda l’entità della torta che si spartiranno Jamie Dimon e i suoi colleghi operanti nella banca dei nipotini di John Pierpoint Morgan e di Duke Rockefeller, un ritorno al passato che suscita grande invidia nei loro colleghi di Citi e Bank of America che non sanno proprio quando riusciranno a restituire quei poco meno di 100 miliardi di dollari ricevuti a più riprese dal TARP.

Nel frattempo, pare proprio che anche la new General Motors stia per emergere, come ha già fatto a suo tempo la Chrysler in salsa FIAT, dal purgatorio della legge fallimentare statunitense e poco importa se sarà un’azienda molto più piccola del colosso che era dopo aver vinto la prima crisi dovuta alla concorrenza strenua delle marche straniere, in particolare di quelle giapponesi, così come è da rilevare con piacere che la nuova General Motors promette di considerare la sfida ecologica non più un rischio quanto un’opportunità, giurando, peraltro, che si tratta di una scelta convinte e strategica e non di un escamotage per captare la benevolenza della nuova amministrazione che punta tanto sulla Green Economy!

Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009/07/mentre-general-motors-risorge-dalle-sue.html

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