Il Tesoro cancella Zopa dall’albo “Sospese tutte le attività”

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Un decreto del ministero dell’Economia dispone l’esclusione
della community di social lending dall’elenco degli intermediari finanziari

L’a.d. Maurizio Sella: “Decisione dovuta a rilievi di Bankitalia”
La protesta sul blog: “Colpa dell’establishment. Andiamo alla Corte di Giustizia Europea”
di ROSARIA AMATO

Il Tesoro cancella Zopa dall'albo "Sospese tutte le attività"

ROMA – Zopa.it, la prima community di social lending in Italia, attiva dal 2008, ha annunciato “la sospensione delle attività in seguito alla cancellazione dall’albo degli intermediari finanziari”. La cancellazione è stata disposta il 10 luglio, fa sapere un portavoce di Zopa, in seguito “a un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze”, emanato “su indicazione della Banca d’Italia”. Zopa ha pertanto sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi prestatori.

A Zopa la Banca d’Italia ha contestato di aver effettuato una raccolta del risparmio (e non la semplice intermediazione di pagamenti) “a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito”. Zopa, Zone of Possible Agreement, (in italiano Zona di Possibile Accordo), è nato in Gran Bretagna nella primavera del 2005, per iniziativa di tre manager della banca online Egg. In pratica il sito fa da intermediario ai prestiti tra privati: le condizioni vengono stabilite di volta in volta, in base a un accordo tra le parti.

A Zopa, in quanto intermediario, viene garantita una percentuale dell’1 per cento da parte dei prestatori, e da parte di chi prende il denaro in prestito in misura variabile a seconda della propria “affidabilità”. Infatti gli aspiranti al prestito vengono suddivisi in varie classi, a seconda delle informazioni reperite da Zopa su di loro: più si è affidabili e meno si paga, e dunque la classe A+ paga lo 0,5 per cento, la A l’1 per cento, la B l’1,5 per cento e la C il 2 per cento.

Un meccanismo che aveva trovato parecchi risparmatori interessati: infatti Zopa, che nel Regno Unito conta 300.000 iscritti, in Italia ne ha oltre 40.000. In un anno e mezzo 5.000 persone si sono prestate online più di 7 milioni di euro. Cifre di tutto rispetto, che hanno permesso a Zopa di attestarsi al terzo posto della classifica europea delle community di social lending, dietro Zopa britannico e i tedeschi di Smava.de.

L’amministratore delegato di Zopa.it, Maurizio Sella, si dichiara molto sorpreso “da questa decisione che ci sembra dovuta unicamente a valutazioni di carattere tecnico-giuridico sul funzionamento della piattaforma, a fronte delle quali peraltro avevamo proposto una soluzione definitiva”.

“Abbiamo sempre collaborato con la Banca d’Italia – prosegue Sella – fin dalla fase di progettazione di un’iniziativa sicuramente non codificata. Nel gennaio del 2008 abbiamo iniziato ad operare dopo avere ricevuto l’ok dell’Ufficio Italiano Cambi e da quel momento Zopa è stata un grande successo, soprattutto in un momento storico in cui il credit crunch escludeva intere fasce sociali dall’accesso al credito. Ci siamo attivati per tutelare la nostra posizione e la community in tutte le sedi e in tutti i modi che ci saranno consentiti, confido in un rapido rientro alla normalità”.

Nel frattempo, i vecchi prestatori e richiedenti possono consultare il sito per sapere come verranno man mano fermate le attività. Infatti, se non verranno avviati nuovi prestiti, quelli già in atto seguiranno in linea di massima le scadenze già previste.

Gli aderenti alla community sul blog di Zopa stanno contestando duramente quella che considerano una sorta di vendetta della “lobby bancaria”: “Ti pareva che l’associazione a delinquere bancaria non si sarebbe mossa a mettere i bastoni tra le ruote ad un sistema onesto e trasparente come questo. Siamo in Italia, benvenuti!”, scrive per esempio Andrea. In molti però vogliono vederci chiaro e, in nome della trasparenza, chiedono la pubblicazione del decreto ministeriale. Augurandosi che magari si tratti “di un malinteso”. Qualcuno avanza addirittura la proposta che si possa proseguire senza l’autorizzazione della banca centrale. E qualcun altro propone addirittura il lancio di uova marce contro le istituzioni. Mentre i più razionali si schierano per un ricorso alla Corte di Giustizia Europea, considerato che i “cugini” inglesi non sono mai incorsi in alcuna contestazione da parte delle autorità britanniche.
(14 luglio 2009)

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/zopa-sospesa/zopa-sospesa/zopa-sospesa.html

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